Settimana difficile per i mercati azionari dopo l’attacco di Israele e Stati Uniti all’Iran e i timori per i prezzi dell’energia. Il conflitto in Medio Oriente è degenerato in una guerra totale in meno di una settimana. Il Presidente Donald Trump, rivendicando la strategia del soffocamento della minaccia iraniana, ha dichiarato di puntare alla “resa incondizionata” di Teheran, avvertendo che le operazioni militari potrebbero durare molto più a lungo delle 4-5 settimane inizialmente previste. L’instabilità bellica, culminata con la chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dei Pasdaran e il blocco degli hub di Dubai e Doha, ha paralizzato il transito di un quinto del greggio mondiale. Il ministro dell’Energia del Qatar ha lanciato un monito drammatico: se le ostilità non cesseranno immediatamente, tutti gli esportatori del Golfo saranno costretti a interrompere la produzione, uno scenario che farebbe crollare l’economia globale e spingerebbe il petrolio fino a 150 dollari al barile.
Prezzi dell’energia in fiammata
La ritorsione iraniana e il blocco delle rotte marittime hanno innescato un’ondata di acquisti frenetici sui mercati energetici. Nella sola giornata di venerdì, il Brent è balzato del 6,6% superando i 91 dollari, mentre il WTI ha guadagnato il 9,5% attestandosi a 88,72 dollari. Dall’inizio del conflitto, le quotazioni sono cresciute di oltre il 20%. Non solo il petrolio: i futures sul gas naturale europeo sono schizzati del 50% dopo che QatarEnergy ha dichiarato la “causa di forza maggiore”, sospendendo la produzione di GNL a seguito degli attacchi ai propri impianti. Mentre i settori della difesa e dell’energia registrano rialzi verticali, il comparto dei viaggi e dell’aviazione vive il test più duro dalla pandemia, con perdite record per colossi come Lufthansa e American Airlines a causa della chiusura degli spazi aerei regionali.
Frenata inattesa del mercato del lavoro Usa
In questo clima di estrema tensione, i dati macroeconomici statunitensi hanno aggiunto ulteriore incertezza. Il report sul lavoro di febbraio ha mostrato un’inattesa perdita di 92.000 posti di lavoro, invertendo bruscamente il trend robusto del mese precedente e portando il tasso di disoccupazione al 4,4%. Sebbene le richieste settimanali di sussidio siano rimaste costanti a 213.000 unità, il dato complessivo sulle buste paga non agricole ha sorpreso negativamente gli analisti. I deboli segnali del mercato del lavoro potrebbero allentare la pressione sui rendimenti dei titoli di Stato e spingere la Federal Reserve verso una direzione più accomodante, nonostante le spinte inflattive derivanti dal caro energia che continuano a minacciare la stabilità globale.
La seduta odierna a Milano
Ha chiuso anche oggi in rosso Piazza Affari, in linea con le principali Borse europee: spicca la prestazione negativa di Francoforte, che scende dello 0,94%, Londra scende dell’1,24%, e contrazione moderata per Parigi, che soffre un calo dello 0,65%. Giornata “no” per la Borsa italiana, in flessione dell’1,02% sul FTSE MIB; sulla stessa linea, perde terreno il FTSE Italia All-Share, che si ferma a 46.667 punti, ritracciando dello 0,98%. In lieve ribasso il FTSE Italia Mid Cap (-0,36%); consolida i livelli della vigilia il FTSE Italia Star (+0,19%).
Tra i best performers di Milano, in evidenza Leonardo (+3,39%), Fincantieri (+2,59%), ENI (+1,51%) e Lottomatica (+1,14%). I più forti ribassi, invece, si sono verificati su STMicroelectronics, che ha archiviato la seduta a -5,06%. Pesante BPER Banca, che segna una discesa di ben -3,8 punti percentuali. Calo deciso per Buzzi, che segna un -3,28%. Sotto pressione Banca Popolare di Sondrio, con un forte ribasso del 3,26%. Al Top tra le azioni italiane a media capitalizzazione, Avio (+7,99%) e Reply (+5,18%).