Torna lo spettro dei dazi di Donald Trump e questa volta nel mirino ci sono i farmaci. L’amministrazione Usa è pronta ad annunciare dazi fino al 100% sui farmaci importati, misura che rischia di mettere sotto pressione l’industria mondiale del settore e, quindi, anche le aziende italiane.
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Ipotesi dazi al 100% sui farmaci
Secondo anticipazioni di Bloomberg e del Financial Times, l’annuncio potrebbe arrivare nel giro di pochissime ore, segnando l’ennesima via crucis nei rapporti con la politica economica americana.
Il meccanismo è semplice: le aziende farmaceutiche che non accettano le condizioni della Casa Bianca saranno colpite da tariffe fino al 100%. Le condizioni includono prezzi più bassi negli Stati Uniti e investimenti sul territorio americano.
La misura potrebbe essere adottata attraverso la Section 232 del Trade Expansion Act, che consente restrizioni commerciali per motivi di sicurezza nazionale. In passato, il presidente Donald Trump aveva cercato di giustificare dazi simili ricorrendo all’International Emergency Powers Act, ma la Corte Suprema ha stabilito a febbraio che tale legge non autorizza il presidente a imporre dazi, confermando che la competenza principale in materia resta del Congresso. Rimane quindi aperta la possibilità di utilizzare strumenti legali alternativi, come la Section 232, per introdurre nuove tariffe, con potenziali effetti significativi sul mercato farmaceutico globale.
L’obiettivo è quello di riportare negli Stati Uniti le fasi più strategiche della filiera, dalla produzione alla ricerca, riducendo la dipendenza dall’estero e abbassando i prezzi interni.
Big Pharma tra accordi e pressioni
Una parte significativa dell’industria del farmaco ha già ceduto alla pressione americana. Colossi come Pfizer e AstraZeneca hanno ottenuto esenzioni tariffarie grazie ad accordi pluriennali, impegnandosi su prezzi e investimenti negli Usa.
Anche gruppi come Eli Lilly, Johnson & Johnson, Merck e Novo Nordisk hanno promesso miliardi di dollari per espandere la produzione sul suolo americano.
Secondo i dati della Casa Bianca, sarebbero già 26 le grandi aziende che hanno aderito, con investimenti complessivi vicini ai 400 miliardi di dollari.
La misura colpisce soprattutto i farmaci di marca, spesso prodotti in Europa. In particolare, l’Irlanda rappresenta un hub strategico grazie alla sua fiscalità favorevole e alla concentrazione di produzione ad alto valore aggiunto.
Italia a rischio: nessun accordo sui farmaci
Il dato più critico riguarda l’Italia: al momento, nessuna azienda italiana risulta tra quelle che hanno siglato accordi con la Casa Bianca. Questo significa che l’intero comparto farmaceutico nazionale è potenzialmente esposto ai nuovi dazi.
Lo scenario è di massima incertezza, anche se va specificato che i programmi di Donald Trump potrebbero subire modifiche. È possibile, ad esempio, che vengano previste esenzioni per determinate tipologie di farmaci o specifiche aree terapeutiche.
Export verso gli Usa
L’Istat, nel suo rapporto di febbraio sull’export extra-Ue, ha confermato che gli Usa sono uno sbocco naturale per le merci italiane. Il saldo commerciale con gli Usa è arrivato a quota 3,247 miliardi di euro. L’Istat precisa che a febbraio 2027
La dinamica tendenziale dell’export verso gli Stati Uniti rimane elevata, ma la crescita è concentrata nella farmaceutica e negli altri mezzi di trasporto.