Dazi: accordi regionali e bilaterali ridisegnano il commercio globale

Lo studio di McKinsey mette in luce le sfide e le opportunità per le imprese

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Redazione

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Mentre l’Italia festeggia la prima temporanea riduzione, in misura significativamente più bassa, delle tariffe Usa sulla pasta italiana, anche nel 2026 il tema dazi si preannuncia centrale. La strategia di Donald Trump sta ridisegnando i rapporti commerciali tanto che – secondo una recente analisi di McKinsey & Company – “fino a un terzo del commercio globale, per un valore di 14mila miliardi di dollari, potrebbe spostarsi verso nuove rotte nel corso dei prossimi dieci anni“. Alcuni corridoi commerciali (ad esempio tra Vietnam e Stati Uniti) si stanno rafforzando, mentre altri (come quello tra Cina e Stati Uniti) si stanno indebolendo, man mano che i Paesi e le imprese reagiscono a nuove dinamiche geopolitiche e a diversi incentivi economici.

Si moltiplicano gli accordi commerciali

Il moltiplicarsi di accordi commerciali regionali e bilaterali formali, volti a ridurre le barriere al commercio internazionale, sta attenuando l’impatto dei recenti dazi statunitensi, che sono passati da una tariffa media ponderata di circa il 2% nel 2024 al 15,4% a metà novembre 2025. Tra gennaio 2017 e maggio 2025, il numero di accordi commerciali regionali è aumentato del 30%, con un incremento di cinque volte rispetto al 2000. Gli accordi commerciali bilaterali crescono a un ritmo annuo superiore di tre punti percentuali rispetto al periodo pre-2000, attestandosi al 7% annuo. In tale scenario le imprese globali – si legge nel report – oggi devono districarsi in un numero di accordi commerciali cinque volte superiore rispetto al 2000.

Le sfide per le imprese

Ma ciascun accordo comporta specifiche sfide di interpretazione e attuazione, dovute a differenze di traduzione, a requisiti divergenti in materia di sicurezza, standard tecnici ed etichettatura per le esportazioni, nonché a regimi distinti di risoluzione delle controversie e di enforcement. Una sfida per le imprese che devono anche adattarsi ai cambiamenti nei corridoi commerciali, che l’integrazione regionale del commercio contribuirà ad accelerare. Il Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (Cptpp), ad esempio, rappresenta oggi 15.800 miliardi di dollari di PIL, pari al 14,4% del totale globale, e un numero crescente di Paesi, tra cui la Cina, ha presentato domanda di adesione al blocco.

L’impatto degli accordi commerciali settoriali

Se il Cptpp è stato il primo grande accordo a introdurre regole sui flussi transfrontalieri di dati e sul commercio digitale, il Digital Economy Partnership Agreement – siglato da Cile, Nuova Zelanda e Singapore – ha, invece, stabilito regole comuni e quadri di cooperazione per le imprese di servizi in ambiti come intelligenza artificiale, gestione dei dati e fatturazione elettronica. Sul fronte dell’energia, gli accordi commerciali mirano a bilanciare sicurezza degli approvvigionamenti e sostenibilità. L’accordo tra Stati Uniti e Giappone sui minerali critici, firmato nel 2023, rafforza l’accesso alle materie prime necessarie per le batterie, mentre l’intesa tra India e Brasile punta a espandere la cooperazione su energie rinnovabili e tecnologie pulite, con un obiettivo di scambi bilaterali pari a 20 miliardi di dollari in cinque anni. Questi accordi riflettono una più ampia tendenza verso una maggiore cooperazione transpacifica e Sud-Sud. Gli accordi nel settore finanziario si concentrano sempre più sull’armonizzazione normativa transfrontaliera, a supporto dell’agilità operativa e dell’espansione globale. L’Accordo sul commercio digitale tra Unione europea e Singapore semplifica i processi di licensing per le fintech, riduce le barriere alla condivisione dei dati tra giurisdizioni e definisce standard comuni per i servizi finanziari digitali.

Gli standard sul lavoro

Tra il 2010 e il 2020, circa la metà degli accordi commerciali firmati includeva clausole sul lavoro, rispetto al 22% degli anni Duemila. L’Accordo Stati Uniti-Messico-Canada (Usmca) ha introdotto gli impegni in materia di lavoro più stringenti mai previsti in un accordo commerciale. L’accordo in discussione tra Unione europea e Mercosur, invece, impegna i Paesi membri a rispettare gli standard dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Oil) e richiede agli importatori dell’Ue di conformarsi al Regolamento Ue sul lavoro forzato e alla Direttiva sulla due diligence in materia di sostenibilità delle imprese.

Le opportunità offerte dai nuovi accordi commerciali

Per cogliere le opportunità offerte dai nuovi accordi commerciali le imprese – conclude il report – devono ripensare le catene di fornitura e i modelli operativi, individuando potenziali nuovi mercati; esplorando operazioni di M&A e joint venture; valutando le capacità di compliance rispetto alle nuove regole su digitale, dati e mobilità dei talenti.