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La Borsa del 15 gennaio, Milano chiude in verde con il tech: stop per il petrolio
Dopo le minacce dei giorni scorsi, Donald Trump ha una posizione più moderata sull’Iran. Giù il petrolio mentre si rafforza il dollaro
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Tmsc dà la scossa al tech
Tensioni geopolitiche sullo sfondo e tech in primo piano e gli indici europei chiudono prevalentemente in territorio positivo una seduta contrastata, con il petrolio che scende insieme a oro e argento e il dollaro che sale sui massimi da un mese e mezzo. Milano archivia la giornata con un rialzo dello 0,44% nel Ftse Mib a 45.849 punti, la migliore è Amsterdam (+1,43%) galvanizzata dai titoli dei chip, resta indietro Parigi (-0,2%), mentre Francoforte sale dello 0,35%. I numeri e i piani di investimento del colosso taiwanese Tsmc hanno dato il tono alla giornata, riportando l'attenzione sul tema dell'Ai.
Sono le banche le protagoniste a Piazza Affari, con Banco Bpm in testa (+2,15%). Bene anche UniCredit (+1,34%), che ha smentito di essere interessata a entrare nel capitale di Mps (-1,55%). Maglia rosa del Ftse Mib a Prysmian (+4,86%).
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Tsmc porta in avanti i titoli tech
Mattinata contrastata per le Borse europee, con il comparto tecnologico in forte ripresa grazie ai nuovi piani di investimento del colosso taiwanese Tsmc, che interrompono la recente rotazione in uscita dal settore. In calo invece i titoli petroliferi, penalizzati dalla prima correzione in sei sedute del prezzo del greggio, dopo che il presidente americano Donald Trump avrebbe sospeso i piani di attacco all’Iran.
A metà giornata, il Ftse Mib di Piazza Affari guadagna lo 0,3%, sostenuto dai titoli industriali e tecnologici. Sul listino milanese brilla Prysmian (+3,09%) dopo una conference call tra il management e gli analisti in vista dei conti 2025. Bene anche Tim (+3,46%) e StMicroelectronics (+1,66%). Tra i bancari si distingue Banco Bpm (+1,79%), al centro dell’attenzione in vista della nuova stagione di trimestrali Usa.
In fondo al Ftse Mib, Eni (-1,77%) risente del calo del petrolio, mentre nel resto del listino scivola Bff (-11%), colpita dal downgrade e dal taglio del target price da parte di Kepler Cheuvreux.
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Spread a 63 punti
Avvio in lieve calo per lo spread tra BTp e Bund. Nelle prime battute il differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmark e il pari scadenza tedesco si attesta a 63 punti base, uno in meno rispetto ai livelli di ieri e sempre vicino ai minimi dal 2009. Stabile il rendimento del BTp decennale benchmark, che ha segnato una prima posizione al 3,46%, invariato rispetto alla chiusura della vigilia.
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Giù i titoli del petrolio
Sul fronte opposto prevalgono invece le prese di beneficio. Eni cede l’1,89% a 16,40 euro, seguita da Saipem (-1,22% a 2,68 euro) e Ferrari (-0,81% a 305,30 euro). In lieve flessione anche Banca Monte dei Paschi di Siena (-0,52% a 9,30 euro) e Terna (-0,41% a 9,12 euro).
Nome Valore Var % Eni 16,404 -1,89% Saipem 2,679 -1,22% Ferrari 305,30 -0,81% Banca Monte Paschi Siena 9,299 -0,52% Terna 9,124 -0,41% Tenaris 18,05 -0,41% Stellantis 8,74 -0,33% Snam 5,788 -0,31% Enel 9,295 -0,28% Hera 4,136 -0,24% -
Crescono Prysmian e Telecom
Tra i titoli più dinamici di giornata spicca Prysmian, che avanza del 3,59% a 92,46 euro, seguita da Telecom Italia, in rialzo del 2,09% a 0,5658 euro, e da STMicroelectronics, che guadagna l’1,82% portandosi a 24,58 euro. In progresso anche Brunello Cucinelli (+1,49% a 95,20 euro) e Banco BPM (+1,28% a 12,695 euro).
Nome Valore Var % Prysmian 92,46 +3,59% Telecom Italia 0,5658 +2,09% STMicroelectronics 24,58 +1,82% Brunello Cucinelli 95,20 +1,49% Banco BPM 12,695 +1,28% Unicredit 72,18 +1,09% Fincantieri 19,57 +1,08% Banca Popolare di Sondrio 17,525 +1,07% Amplifon 13,985 +1,05% Campari 5,67 +0,75% -
Come aprono le Borse
Avvio contrastato per le principali borse europee. Francoforte mostra un andamento laterale, in lieve calo dello 0,04%, mentre Londra apre pressoché invariata (-0,01%). Parigi segna un progresso più deciso, con un rialzo dello 0,42%, e Milano si muove senza particolare slancio ma in territorio positivo, guadagnando lo 0,23%.
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Crolla il petrolio
L’atteggiamento più morbido di Trump nei confronti dell’Iran, uno dei principali produttori Opec, ha provocato un brusco calo del prezzo del petrolio, sceso di quasi il 3% e interrompendo una serie positiva di cinque sedute.
Si sono così attenuati i timori di un’interruzione dell’offerta nel breve periodo: i futures sul Brent cedono il 2,92% a 64,66 dollari al barile, mentre quelli sul WTI arretrano del 2,90% a 60,22 dollari. Nelle cinque sessioni precedenti i prezzi erano saliti di oltre il 10%, raggiungendo i massimi da diversi mesi, spinti dalle preoccupazioni che le tensioni interne all’Iran potessero sfociare in un intervento militare statunitense e compromettere la produzione e l’export di greggio.
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Trump rinvia l'operazione in Iran
Le borse europee sono attese in rialzo (+0,40% il future sull’Eurostoxx 50), in linea con l’andamento positivo dei futures statunitensi (+0,11% sull’S&P 500), dopo le dichiarazioni più concilianti del presidente americano Donald Trump nei confronti dell’Iran.
Inizialmente il leader della Casa Bianca aveva minacciato dure ritorsioni e promesso "azioni molto forti" nel caso in cui Teheran avesse portato avanti le condanne a morte dei manifestanti; tuttavia, nella serata del 14 gennaio, ha comunicato di essere stato informato che "le uccisioni in Iran si sono fermate e non sono previsti piani di esecuzioni". Parole che lasciano intendere un possibile rinvio di qualsiasi decisione militare.