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La Borsa del 10 marzo, Milano chiude in positivo con le banche: bene Unicredit e Mps
Il discorso di Trump sulla fine della guerra in Iran e il calo del prezzo del petrolio calma i mercati. Mps resta al centro a Piazza Affari
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Milano chiude in positivo
Giornata molto positiva per la Borsa di Milano, in linea con il clima favorevole che si respira anche sugli altri mercati europei.
Chiusura decisamente positiva per Piazza Affari: il Ftse Mib avanza del 2,67%, interrompendo la serie di tre sedute negative iniziata giovedì scorso. Tra le blue chip milanesi spiccano soprattutto i titoli bancari e tecnologici. In forte evidenza Unicredit, che balza del 5,72%. Ottima performance anche per STMicroelectronics, in rialzo del 5,62%. Bene Mediobanca, che guadagna il 5,04%, mentre Banca Mps mette a segno un progresso del 4,95%.
Sul fronte opposto, tra i titoli peggiori della giornata figura Inwit, che chiude in calo dell’1,79%. Segue Lottomatica, in flessione dell’1,14%, mentre Eni registra un ribasso più contenuto dello 0,60%.
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Si riprende Piazza Affari
A metà seduta, Milano segna un +2,3%, Parigi un +1,6%, Francoforte un +2,2%, Amsterdam un +1,5%, Madrid un +2,4% e Londra un +1,4%.
A Piazza Affari, il rally dei bancari è al centro dell’attenzione. Oggi, il focus è su Mediobanca (+4,3%) e Mps (+4,2%), con i rispettivi consigli di amministrazione impegnati a gestire le questioni legate ai cambi e in attesa di aggiornamenti a mercati chiusi. Nel settore del risparmio gestito, tra le altre, spiccano Mediolanum (+3,7%), Fineco (+2,5%) e Azimut (+3,5%), sostenuta anche dagli ultimi dati sulla raccolta di febbraio. I titoli tecnologici beneficiano dei rialzi dell’intero settore: su St (+3,3%), più analisti confermano il “buy”, con target price che variano dai 30 ai 35 euro.
Anche Prysmian (+4,6%) registra rialzi, grazie al suo business di cavi per tecnologia e telecomunicazioni. In calo, invece, Eni (-1,2%), più sensibile alla correzione del prezzo del petrolio.
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Spread a 69 punti
Apertura in deciso calo per lo spread tra BTp e Bund. In avvio di seduta il differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmark e il Bund tedesco di pari durata si è attestato a 69 punti, in diminuzione rispetto ai 76 punti della chiusura di ieri.
In flessione anche il rendimento del BTp decennale benchmark che ha segnato una prima posizione al 3,50%, in calo rispetto al 3,62% della chiusura della vigilia.
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Milano sopra il 2%
Rimbalzo a Piazza Affari, che insieme a Madrid guida la ripresa dei principali listini europei dopo la pesante correzione della vigilia. Andamento positivo anche per le altre Borse del Vecchio Continente: a Francoforte spicca Volkswagen, in aumento dopo aver stimato per il 2026 un margine operativo compreso tra il 4,0% e il 5,5%, in recupero rispetto al 2,8% registrato nel 2025.
A Milano, il Ftse Mib guadagna il 2,43% a 45.094 punti, interrompendo la serie di tre ribassi consecutivi iniziata la scorsa settimana. Tra le migliori performance spiccano Unicredit (+4,81%), Mediobanca (+4,71%), Banca Mps (+4,64%) e Prysmian (+4,41%). In fondo al listino si muove invece Eni, che cede l’1,79%.
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Brent crolla da 120 a 90 dollari
I prezzi del petrolio crollano e poi recuperano terreno dai minimi di giornata. Il contratto future sul Brent, dopo aver toccato un picco di oltre 119 dollari alla vigilia, è scivolato in area 84 dollari per poi risalire a 93,6 dollari al barile, con un calo del 5,3%. Andamento speculare per il Wti, che rimbalza a 89,78 dollari (-5,3%), mentre i contratti spot si attestano sugli stessi livelli. A innescare le vendite sono state le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, che nella notte ha affermato che la guerra dovrebbe concludersi «molto presto», non oltre questa settimana.
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Borse pronte ad aprire in positivo
Martedì, i mercati azionari europei sono pronti a un’apertura in rialzo, con l’EuroStoxx 50 in aumento dell’1%. Questo ottimismo è alimentato dalle speranze di una rapida risoluzione del conflitto con l’Iran. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che l’operazione militare potrebbe concludersi presto, procedendo con notevole anticipo rispetto alla durata inizialmente prevista di quattro-cinque settimane.
Nel frattempo, i prezzi del petrolio sono crollati, scendendo ben sotto i 100 dollari al barile. Questo calo è avvenuto dopo che Trump ha annunciato diverse misure per contenere il costo dell’energia. Inoltre, i ministri delle Finanze del G7 hanno espresso la loro disponibilità a rilasciare petrolio dalle riserve strategiche, se necessario.