Allarme siccità, razionamenti dell’acqua in arrivo? Chi rischia

L'allarme riguarda diverse Regioni del Centro-Nord, alla prese con la peggiore crisi idrica degli ultimi 70 anni. E intanto un Comune multa chi annaffia i giardini

Foto di QuiFinanza

QuiFinanza

Redazione

QuiFinanza, il canale verticale di Italiaonline dedicato al mondo dell’economia e della finanza: il sito di riferimento e di approfondimento per risparmiatori, professionisti e PMI.

L’allarme siccità continua ad attanagliare l’Italia, in particolare al Nord che sta vivendo la peggiore crisi idrica degli ultimi 70 anni. Una Regione più di altre registra una situazione al limite del disperato, al punto che viaggia verso la dichiarazione dello stato di emergenza. Ma non è la sola, perché il fiume Po è in secca in quasi ogni suo tratto, coinvolgendo più territori e province. E così torna prepotente l’incubo del razionamento dell’acqua.

Lombardia a secco: divieti, razionamenti e multe

Col Po in secca e il livello dell’Adda sempre più basso, la Lombardia sembra non vedere altra soluzione che dichiarare lo stato di emergenza. Lo ha affermato chiaramente il governatore Attilio Fontana. Intanto sono già scattati divieti contro lo spreco di acqua potabile in Valtellina e sospensioni notturne nei Comuni della provincia di Bergamo per alimentare i serbatoi. A Tradate un’ordinanza del sindaco, Giuseppe Bascialla, ha imposto il divieto di utilizzare acqua dalle 6 a mezzanotte fino al 31 agosto per innaffiare orti e giardini, lavare l’automobile, piazzette e vialetti e per riempire le piscine. Per chi trasgredisce sono previste multe da 25 a 500 euro.

Nei primi cinque mesi del 2022 le piogge sono crollate del 59% rispetto al 2021 in Lombardia. Il tutto nella cornice di previsioni meteo che non danno tregua al termometro di Milano e delle altre città, con le massime che arriveranno a segnare anche 35 gradi.

Il piano per evitare il razionamento dell’acqua

Il razionamento dell’acqua su larga scala in Lombardia ancora non è stato inaugurato, ma potrebbe scattare a breve. Per scongiurare questo scenario drammatico, la Regione ha organizzato un tavolo di confronto con Terna, i regolatori dei laghi di Iseo, Como e Maggiore, i rappresentanti di Enel, A2a ed Edison.

I produttori idroelettrici regionali hanno acconsentito ad aumentare i rilasci d’acqua a supporto dell’agricoltura, per un totale di 4 milioni di metri cubi al giorno per il bacino dell’Adda e quasi un milione per il bacino dell’Oglio.

La situazione in Piemonte: in decine di Comuni acqua solo per uso alimentare

In Piemonte sono 170 i Comuni con ordinanze sull’uso consapevole dell’acqua potabile, che potrà essere adoperata solo per scopi alimentari. La trasgressione delle regole hanno costretto alcuni centri nel Novarese a ricorrere all’interruzione notturna della fornitura. In altri Comuni nelle province di Torino, Cuneo, Biella e Vercelli si è dovuti intervenire con le autobotti per rifornire di notte le cisterne.

Secondo il presidente della Regione, Alberto Cirio, la situazione è però al momento “sotto controllo” per quanto riguarda gli usi civili dell’acqua potabile, ma sussiste “uno stato di emergenza molto grave per l’agricoltura”. Il Piemonte registra una crisi idrica peggiore di quella del 2003, con il secondo maggio più caldo dal 2009 e con il Po che ha visto ridurre del 72% la sua portata naturale d’acqua.

Anche altre Regioni verso lo stato di emergenza idrica

Oltre a Lombardia e Piemonte, anche Veneto ed Emilia-Romagna si vedono costrette a dichiarare lo stato di emergenza. Sempre per quanto riguarda il Po, manca sempre più acqua ai contadini e alla foce il mare entra sempre di più nell’alveo del fiume. Coldiretti ha sottolineato che la siccità sta mettendo a rischio il 30% della produzione agricola nazionale e metà dell’allevamento nella Pianura Padana.