Il 28 febbraio 2026 sono stati bloccati gli spazi aerei nel Golfo Persico, come conseguenza diretta dell’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran.
Un attacco congiunto di Usa e Israele contro l’Iran ha provocato la chiusura immediata dello spazio aereo persiano e di numerosi Paesi limitrofi al traffico civile, come Emirati Arabi Uniti, Iraq, Kuwait, Qatar e Bahrain, per motivi di sicurezza e per prevenire incidenti con velivoli civili.
Indice
Quanto è grande lo spazio aereo chiuso e quali sono i voli coinvolti
Lo spazio aereo interessato comprende uno dei corridoi più cruciali per i collegamenti tra Europa, Asia e Africa, con centinaia di voli diretti verso hub strategici come Dubai (DXB), Doha (DOH) e Abu Dhabi (AUH).
I Paesi con chiusure totali o parziali includono:
- Iran e Israele con chiusure complete;
- Iraq, Qatar, Kuwait, Bahrain, Siria e parte degli Emirati Arabi Uniti con blocchi totali o restrizioni;
- altre giurisdizioni limitrofe stanno applicando restrizioni temporanee o condizioni speciali di sorvolo.
Circa 1.800 voli verso, da e attraverso il Medio Oriente sono già stati cancellati, coinvolgendo oltre 90.000 passeggeri al giorno nei soli hub principali.
Qual è lo stato attuale dei voli e rotte deviate
Compagnie come Emirates, Qatar Airways e Etihad hanno annullato centinaia di voli, mentre vettori europei e asiatici evitano la regione. I voli che normalmente sorvolavano il Golfo o l’Iran ora:
- deviano verso corridoi settentrionali o meridionali passando sopra Arabia Saudita, Mar Rosso, Nord Africa o Asia centrale;
- ritornano ai loro aeroporti di partenza o atterrano in scali alternativi come Roma o Istanbul;
- affrontano tempi di volo più lunghi, fino a 1–3 ore extra.
Come i voli stanno aggirando lo spazio aereo chiuso
Per superare la zona di conflitto, le compagnie stanno:
- riprogrammando i piani di volo per evitare completamente l’Iran e le aree adiacenti;
- usando rotte alternative che comprendono il passaggio sopra l’Arabia Saudita, il Mar Rosso e il Nord Africa, anche se più lunghe;
- aumentando scali tecnici o transiti intermedi in aeroporti sicuri, come Istanbul, Roma o Mumbai, per effettuare i necessari rifornimenti e dare il cambio all’equipaggio;
- adottando voli di “riposizionamento” per ripristinare connettività tra hub europei e asiatici senza passare sopra il Golfo.
Queste misure consentono di mantenere operative le tratte intercontinentali, seppur con maggiori costi e ritardi.
Quanti sono i passeggerei bloccati dal tornare a casa
Le prime stime disponibili indicano che tra 150.000 e 200.000 passeggeri sono rimasti bloccati o deviati a causa della chiusura dello spazio aereo nel Golfo Persico e nei Paesi limitrofi, comprendendo voli cancellati e ritardi negli hub principali come Dubai, Doha e Abu Dhabi
Si tratta tuttavia di dati parziali: i numeri ufficiali e aggiornati delle compagnie aeree e di Cirium, il maggiore analista di dati per quanto riguarda l’aviazione, saranno determinanti per avere una stima più precisa del totale dei passeggeri effettivamente bloccati nei terminal.
Quali sono le perdite economiche per le compagnie aeree
Secondo le stime indipendenti di SimpleFlying, le rotte deviate di questi giorni possono generare costi extra tra i 6.000 e i 7.500 dollari per ogni ora di volo aggiuntiva, tra carburante, spese di equipaggio e inefficienze logistiche. Come evidenziato dal The Guardian, le deviazioni comportano penalità di cancellazione, compensazioni ai passeggeri e aumento dei premi assicurativi, con possibili incrementi dei prezzi dei biglietti se il blocco persiste.
Per ora è impossibile stabilire neanche una cifra approssimativa del totale delle perdite, dal momento che è dipendente dall’andamento dell’instabilità nei Paesi del Golfo Persico.