Ciclone Harry, stato di emergenza per 12 mesi: 100 milioni subito a Sardegna, Sicilia e Calabria

Stato di emergenza nazionale dopo il ciclone Harry: stanziati 100 milioni di euro per i primi interventi in Sardegna, Sicilia e Calabria

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Claudio Cafarelli

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Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

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Il Consiglio dei ministri ha deliberato la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale per i territori di Sardegna, Sicilia e Calabria colpiti dal ciclone Harry. La decisione è stata assunta nel corso di una riunione lampo durata circa venti minuti, alla quale hanno partecipato anche i presidenti delle Regioni interessate, tra cui la presidente della Sardegna Alessandra Todde. Lo stato di emergenza avrà una durata iniziale di 12 mesi e potrà essere prorogato per ulteriori 12 mesi, come previsto dal Codice di Protezione civile. Contestualmente, il Governo ha stanziato un primo pacchetto di risorse pari a 100 milioni di euro, da ripartire tra le tre Regioni coinvolte.

Le risorse stanziate e la loro destinazione

Secondo quanto chiarito dal ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, i 100 milioni di euro rappresentano un anticipo destinato a coprire i primi interventi urgenti. Le risorse serviranno a finanziare le attività previste dall’articolo 25 del Codice di Protezione civile, in particolare gli interventi di soccorso e assistenza alla popolazione colpita dal maltempo.

I fondi saranno inoltre utilizzati per il ripristino della funzionalità dei servizi pubblici essenziali e delle infrastrutture strategiche, come strade, reti idriche ed energetiche. Una parte delle risorse è destinata anche all’attivazione di misure economiche immediate di sostegno al tessuto produttivo e sociale dei territori interessati.

I presidenti di Regione nominati commissari

Con la dichiarazione dello stato di emergenza, i presidenti di Sardegna, Sicilia e Calabria sono stati nominati commissari delegati per la gestione dell’emergenza. Questo incarico attribuisce loro ampi poteri di deroga alle procedure ordinarie, con l’obiettivo di accelerare gli interventi necessari alla messa in sicurezza e al ripristino delle aree colpite.

Nei prossimi giorni, il Governo adotterà un ulteriore provvedimento interministeriale per avviare la fase di ripristino e ricostruzione delle infrastrutture danneggiate. Sarà possibile dopo la conclusione della ricognizione dettagliata dei danni, che sarà effettuata dalle singole Regioni.

Dallo stato di emergenza allo stato di ricostruzione

Il ministro Musumeci ha spiegato che, qualora emergessero opere di particolare complessità, potrebbe essere attivata la legge 40, che disciplina lo stato di ricostruzione. In questo scenario, lo stato di emergenza cesserebbe e verrebbe nominato un commissario straordinario, distinto dal presidente di Regione, come già avvenuto in precedenti eventi calamitosi nel Centro Italia e in Emilia-Romagna.

Nella fase attuale, l’attenzione è concentrata sugli interventi immediati, come la rimessa in sesto delle infrastrutture meno complesse e il ripristino delle spiagge gravemente danneggiate dalle mareggiate. Alcuni tratti di costa, ha sottolineato Musumeci, risultano completamente scomparsi.

La copertura dei danni e le polizze assicurative

Un altro nodo riguarda le polizze assicurative obbligatorie, che attualmente non coprono i danni causati dalle mareggiate. Su questo punto, Musumeci ha annunciato un prossimo confronto con l’Ania, l’associazione delle compagnie assicurative, per valutare possibili integrazioni delle coperture previste dalla normativa introdotta con la legge di Bilancio 2024.

Secondo le prime stime fornite dai sindaci, i danni ammontano attualmente a circa 200 milioni di euro, una cifra destinata a crescere includendo gli interventi necessari su strade e altre infrastrutture strategiche.