Una famiglia su 4 rinuncia a visite mediche e farmaci, le spese mediche sono troppo alte

Il costo della salute pesa sempre di più sul reddito e costringe molte famiglie a rimandare o rinunciare alle cure essenziali

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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Il finanziamento pubblico per la sanità italiana ha raggiunto quota 139,4 miliardi di euro, ma questo non si traduce in una minore pressione sui cittadini. Altroconsumo ha chiesto a una popolazione tra i 18 e i 74 anni di rispondere ad alcune domande per capire qual è il peso della salute sulla spesa familiare e quanti rinunciano a visite, esami, farmaci, cure o sostegno psicologico. Dall’indagine emerge che la spesa per la salute pesa sempre di più sul reddito, fino a far prendere decisioni difficili come non curarsi.

Sarebbe almeno una famiglia su quattro a rinunciare a esami, farmaci e terapie per via dell’impatto che queste spese hanno sul reddito familiare e sulle possibilità di rispondere ad altre necessità della vita quotidiana. Vuol dire che una spesa sanitaria deve essere pesata e messa a confronto con altre esigenze. Non si tratta di scegliere tra salute e un bene di lusso, ma tra un esame e il bollo auto, tra una visita specialistica e le bollette.

1 famiglia su 4 rinuncia alla salute

Come sta l’Italia? Si spera che vada tutto bene. Si evitano le visite e si attendono i sintomi, anche gravi, prima di affrontare l’iter nella sanità. Dalle visite alle cure, spesso il costo della salute non è sostenibile. E non lo è per una famiglia su quattro, secondo l’indagine condotta da Altroconsumo.

La situazione difficile si presenta anche nel caso in cui in un nucleo familiare ci sia almeno una persona con una patologia cronica, che ha quindi bisogno di più cure e più controlli. In questo caso le spese ricorrenti diventano una pressione economica più gravosa e sono questi i nuclei familiari che lamentano di non riuscire a sostenere i costi sanitari. Figurarsi, oltre alla persona bisognosa di cure, se il resto della famiglia riesce ad accedere a esami e visite.

Le regioni più in affanno

Da una parte il disavanzo delle regioni che nel 2024 ha raggiunto cifre record, dall’altra le famiglie che non si possono permettere le cure. Al Sud, dove si registrano in generale dati sulla sanità peggiori, anche le famiglie sono più in difficoltà. Al Sud i redditi sono generalmente più bassi e le spese per la salute gravano di più sul bilancio familiare, diventando tra le prime voci a essere tagliate.

In Campania c’è il più alto numero di famiglie in affanno, con almeno quattro famiglie su dieci che dichiarano di essere state in difficoltà economiche per motivi legati alla salute. In Sicilia e in Puglia la percentuale si attesta intorno al 36%.

La situazione non è meno critica nelle altre regioni, dove comunque il numero di famiglie che faticano a sostenere spese sanitarie va dal 17% al 20% (ovvero quasi una famiglia su cinque), come accade rispettivamente nel Lazio e in Lombardia.

Quanti rinunciano alla salute?

Altroconsumo risponde anche a un’altra domanda che dovrebbe far scattare l’allarme: quante persone rimandano o rinunciano del tutto alle spese sanitarie necessarie per mancanza di risorse economiche. Un quarto degli intervistati ha ammesso che almeno una persona in casa ha sacrificato in parte o del tutto la spesa sanitaria per sé.

Le visite, gli esami e le cure più rimandate sono:

  • cure dentistiche per il 21%;
  • occhiali e lenti da vista per il 16%;
  • farmaci senza obbligo di ricetta per il 13%;
  • visite ed esami specialistici per il 12%;
  • riabilitazione fisica per il 12%.

Rinvio della cura: le conseguenze gravi

Arriva poi la parte più cruda del sondaggio, quella che trasforma i dati in esperienze di vita. Gli intervistati hanno risposto alla domanda su quali siano state le conseguenze, sulla salute, del rinvio delle cure. In quasi la metà dei casi (45%), chi è stato costretto a rinviare una cura per motivi economici ha avuto problemi importanti, mentre il 10% ha riportato conseguenze considerate “gravi”. Sappiamo già che la povertà costa 9 anni di vita in meno.

Questo vuol dire che rinviare una spesa sanitaria non è mai scegliere tra una visita di troppo e un’altra spesa necessaria, ma prendere una decisione che può avere conseguenze anche molto serie. Il 45% degli intervistati ha detto che le conseguenze sono state lievi, un altro 45% che sono state invece significative e il 10% ha dichiarato che la mancanza di visite, cure o farmaci ha avuto conseguenze molto gravi.

Quanto costa curarsi?

Il problema è il costo. Non è la mancanza di voglia, né la scelta di spendere quella cifra in altro. Le spese sanitarie medie pesano sul bilancio familiare 1.723 euro l’anno per cure, servizi e prodotti legati alla salute. Nel caso dell’indagine condotta da Altroconsumo, il dato che emerge è che per il 26% delle famiglie queste spese assorbono fino a un quinto del reddito annuo.

A volte le famiglie arrivano a indebitarsi o a vendere altri beni per poter pagare una spesa sanitaria.

Assicurazione privata: per i redditi bassi costa troppo

Questo dato si affianca a un altro: il 57% delle famiglie italiane non dispone di una copertura privata e ogni spesa ricade quindi sulle risorse economiche immediate. Le famiglie che possiedono un’assicurazione sanitaria privata spesso hanno coperture parziali o non uniformi. Il 30% ha una polizza legata al contratto di lavoro di almeno un membro del nucleo familiare, che però può coprire solo una parte delle spese.

Solo il 15% dichiara di avere un’assicurazione sottoscritta autonomamente e pagata di tasca propria, ma in molti casi non tutti i membri del nucleo familiare risultano tutelati. Per l’assicurazione sanitaria privata il costo medio per le famiglie è di 919 euro l’anno. I redditi più bassi, nella maggior parte dei casi, non riescono a sostenere le spese di una copertura assicurativa. Se invece si sale a un reddito mensile medio di 2.000 euro, la percentuale di famiglie con una copertura sanitaria privata arriva al 72%.