Si apre una nuova era per la carta. E parte dall’idrolizzato di cellulosa, ottenuto attraverso processi di idrolisi enzimatica, e che si è rivelato un ingrediente di valore dei cosmetici per le sue proprietà filmogene, idratanti e protettive. La ricerca su questo componente chiave nella produzione della carta è nata anche da una necessità sociale e territoriale: da quando a Fabriano è stata chiusa l’azienda Giano, all’interno della cartiera più famosa d’Italia, medici, studiosi e imprenditori non si sono dati per vinti, e hanno iniziato un percorso per far “rinascer”’ la carta sotto altre forme. Tutto questo è avvenuto partendo da una componente essenziale della carta, l’idrolizzato di cellulosa, la cosiddetta “acqua di carta”. Questo estratto bioattivo derivato dalla cellulosa, ha dimostrato un forte potenziale idratante e riequilibrante del microbiota cutaneo, ovvero dei microrganismi che vivono sull’epidermide. Siamo all’inizio, ma il tema è davvero affascinante: i composti di questo tipo, oltre ad essere in grado di creare una barriera protettiva sulla pelle, favorendone l’idratazione e migliorandone la resistenza, possono davvero migliorarne il benessere.
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Potenziale cura per rosacea e dermatiti
L’idrolizzato di cellulosa, ottenuto attraverso processi di idrolisi enzimatica, si è rivelato un ingrediente di valore cosmetico per le sue proprietà filmogene, idratanti e protettive.
Spiega Roberta Censi, docente e ricercatrice della Scuola del Farmaco e dei Prodotti della Salute, Università di Camerino.
“Dati di letteratura riportano come l’idrolizzato di cellulosa possa creare una barriera protettiva sulla pelle, favorendo l’idratazione e migliorando la resistenza cutanea. Questo ingrediente, oltre ad avere un’azione emolliente, è certamente utile nel trattamento di pelli secche e irritate, grazie alla sua capacità di trattenere l’umidità e ripristinare il film idrolipidico cutaneo. Ulteriori studi, che stanno per partire, potranno approfondire lo studio della molecola e confermare la sua efficacia in ambito cosmetico, estetico e dermatologico, anche per il trattamento di condizioni come la dermatite atopica. L’uso continuativo dell’idrolizzato di cellulosa può migliorare significativamente anche la texture della pelle, rendendola più liscia e uniforme, e proteggendola dagli agenti esterni come smog e cambi di temperatura”.
Piero Guidarelli, medico chirurgo e Presidente dell’Accademia Chirurgica Durante Scacchi, ha aggiunto:
“Le prime applicazioni hanno confermato che la cellulosa di cotone idratata può avere effetti benefici sulla pelle, con una sensazione di levigatezza e benessere percepita immediatamente. Dopo trattamenti con maschere o impacchi a base di idrolizzato di cellulosa, la pelle appare più elastica e tonica. In prospettiva, potremo integrare questo principio attivo in protocolli di medicina estetica e dermatologica per potenziarne gli effetti rigeneranti e anti-infiammatori. Siamo solo agli inizi della ricerca, ma i risultati preliminari mostrano un miglioramento dell’idratazione cutanea fino al 30% e una riduzione della sensibilità della pelle agli agenti irritanti. Il nostro obiettivo è sviluppare trattamenti mirati per pelli particolarmente sensibili e per condizioni dermatologiche specifiche come rosacea e dermatiti”
Come nasce e come si sviluppa la rosacea
Nella fase iniziale la rosacea può essere confusa con la couperose. Quindi il classico arrossamento che compare ai primi stadi della malattia viene ignorato e minimizzato. Ma quando la condizione si manifesta in maniera conclamata con la comparsa di papule, pustole e ispessimento della pelle, acquisisce tutte le caratteristiche di una vera e propria patologia.
Le cause del quadro sono ancora poco chiare e l’unico segno distintivo alla base di questa patologia è l’infiammazione. Una cosa è certa: esistono diverse armi in grado di migliorare la condizione clinica dei pazienti a patto di arrivare presto con la diagnosi, per trattare la malattia prima possibile. Si tratta infatti di una condizione che può tendere ad aggravarsi e quindi è importante evitare che dal sottotipo più lieve si passi a quello più grave. La malattia coinvolge soprattutto naso, guance e palpebre. Come l’acne, può avere varie manifestazioni: si va dall’arrossamento temporaneo della parte centrale del viso a forme più persistenti. L’eritema centro facciale interessa il naso, la parte alta degli zigomi, talvolta c’è una compartecipazione delle palpebre, con un arrossamento persistente e venuzze che si dilatano a causa del sole, del caldo e anche delle alterazioni degli stati emotivi.
Cibi piccanti e alcol possono influire. E se le terapie non risolvono definitivamente il problema, trattamenti con farmaci e dermocosmetici funzionali possono attenuarne le manifestazioni. Alla base dell’infiammazione, infine, potrebbe esserci anche un piccolo microrganismo: si chiama Demodex follicolorum. Nei soggetti con rosacea esiste in quantità superiori a quelle riscontrate negli individui con pelle sana. In pratica si tratta di una sorta di piccolo acaro che, in qualche modo, va ad influire sul benessere cutaneo.
Come è fatta la pelle
Impermeabile all’acqua. Capace di regolare la temperatura del corpo, evitandoci di sentire troppo freddo e di soffrire eccessivamente per il caldo. In grado di intercettare i batteri nocivi, facendo in modo che non giungano fino agli organi interni dove potrebbero provocare malattie potenzialmente molto gravi. Oppure di assorbire i raggi solari, e in particolari quelli ultravioletti, grazie ai quali l’organismo riesce a trasformare alcuni elementi chimici in vitamina D, ovvero la sostanza di cui il corpo ha bisogno per assimilare il calcio e quindi accumularlo nelle ossa.
La nostra pelle è una vera e propria “patina” di salute, che protegge tutto il corpo. L’elenco dei pregi potrebbe continuare all’infinito. Eppure anche questa struttura, che può pesare da 2,7 a 4,5 chili e, se distesa su un piano, coprire un’area di nove metri per due, presenta qualche difetto. E purtroppo si può anche ammalare.
La pelle, intesa non solo come strumento difensivo del corpo ma anche come sistema di comunicazione – basti pensare solamente al fenomeno della pelle d’oca – è composta da tre strati sovrapposti. Profondamente è posto l’ipoderma, fatto soprattutto da grasso e tessuto elastico. L’importanza di questa struttura anatomica è legata all’azione isolante che il pannicolo adiposo riveste nei confronti degli organi interni, che vengono così protetti, e dalle variazioni ambientali legate al caldo e al freddo. Subito sopra si trova il derma, costituito soprattutto da tessuto connettivo muscoli e vasi sanguigni. Il derma rappresenta una sorta di “serbatoio” di sangue e nutrimento per la soprastante epidermide. In esso si trova anche uno strato di proteine speciali, che forma il tessuto collagene, strutturate in una rete che permette alla pelle di essere elastica ma nello stesso tempo compatta. Quando si creano leggere lesioni in questa rete di supporto non appaiono lesioni esterne, ma possono comparire le antiestetiche smagliature. In media il derma è quattro volte più spesso dell’epidermide, lo strato più superficiale, che è a sua volta formato da cinque strutture sovrapposte. La parte più esterna dell’epidermide, che è del tutto priva di vasi sanguigni tanto che quando ci produciamo un sottile taglio molto superficiale non vediamo uscire sangue, si chiama strato corneo. E’ formato da pelle ormai “inutilizzabile” pronta a sfaldarsi. Lo strato corneo è quindi fatto di pelle praticamente “morta” e lasciano spazio a una sostanza chiamata cheratina che agisce come “impermeabilizzante” cutaneo.
Cosa succede all’interno della pelle
Sotto lo strato corneo si trovano strutture vive, che ricevono il nutrimento da parte del derma attraverso un processo che viene definito “diffusione” degli umori. Da non dimenticare il fatto che nell’epidermide si trovano le cellule che ci consentono di “abbronzarci”. Il loro nome è melanociti, e si trovano nello strato più profondo dell’epidermide. I melanociti producono la melanina, sostanza che ha il compito fondamentale di proteggere le cellule cutanee assorbendo i raggi ultravioletti. Infatti i granuli di melanina, che sono prodotti quando la pelle viene sottoposta a stimoli radianti come può accadere con i raggi solari, si spostano attraverso i piccoli “bracci” dei melanociti fino alle cellule dell’epidermide. Che vengono quindi “protette” anche se non immediatamente, dalle radiazioni.
Infine, non bisogna dimenticare che sull’epidermide si osserva una vera e propria “giungla” che, almeno al microscopio, appare intensamente popolata. Batteri, funghi, ed altri parassiti possono infatti rimanere sull’epidermide anche dopo che ci siamo lavati con cura, e normalmente rappresentano quella che viene definita la flora batterica saprofita. Riescono cioè a permanere sulla cute senza dare alcuna malattia, ma anzi possono contribuire al benessere della pelle. Basti pensare che nella zona sotto le ascelle, in cui per i batteri si creano moltissime “possibilità” di nutrimento, ci sono quasi due milioni e mezzo di microbi per centimetro quadrato, senza che nemmeno ce ne accorgiamo. Infine, la pelle “ospita” in alcune zone anche un’infinità di altre strutture. Sono i cosiddetti annessi cutanei, come le ghiandole sebacee che si trovano alla radice dei peli, i peli stessi, le ghiandole sudoripare, i capelli, le unghie. Anche queste ultime, infatti, sono praticamente una sorta di “trasformazione” della pelle. Sono infatti formate da sostanza cornea, e si sviluppano costantemente perché alla loro radice, ben nascosta sotto una leggera piega dell’epidermide, esiste una “matrice”, in grado di consentirne il costante riprodursi. Di sostanza cornea sono fatti anche i capelli, che mediamente crescono di circa un centimetro al mese.