Fascicolo Sanitario Elettronico, novità dal 31 marzo ma pochi lo usano

Il Fse diventa obbligatorio per tutte le strutture sanitarie: referti online entro 5 giorni e accesso digitale per i cittadini in Italia

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

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Da oggi, 31 marzo 2026, il Fascicolo Sanitario Elettronico (Fse) diventa attivo in tutte le regioni italiane. Tutte le strutture sanitarie, pubbliche e private, sono obbligate ad alimentare il fascicolo digitale di ogni cittadino secondo standard tecnici comuni. I referti devono essere caricati entro cinque giorni dall’erogazione della prestazione.

L’obiettivo dichiarato è raggiungere il pieno regime entro giugno 2026, trasformando definitivamente il Fse da strumento sperimentale a infrastruttura centrale del Servizio Sanitario Nazionale.

Cos’è il Fascicolo Sanitario Elettronico

Il Fse è, nelle parole del Ministero della Salute:

il punto di accesso ai dati e documenti digitali di tipo sanitario e socio-sanitario generati da eventi clinici riguardanti l’assistito.

In sostanza, raccoglie l’intera storia clinica di un paziente: referti di laboratorio e radiologia, lettere di dimissione e verbali di pronto soccorso. Include inoltre prescrizioni specialistiche e farmaceutiche, cartelle cliniche, dati sulle vaccinazioni, esenzioni e inviti agli screening, oltre ad altri documenti sanitari.

Il sistema è stato istituito nel 2012 ed è stato attivato progressivamente nelle regioni a partire dal 2015, con una diffusione inizialmente lenta e disomogenea. La riforma Fse 2.0, sostenuta dai fondi europei del Pnrr, punta ora a colmare questo ritardo e a rendere il fascicolo uno strumento realmente integrato e utilizzabile in tutta Italia.

Cosa cambia dal 31 marzo

Il 31 marzo 2026 segna il completamento della terza e ultima fase del cronoprogramma ministeriale. Le principali novità riguardano:

  • l’obbligo esteso anche alle strutture private, che devono adeguarsi agli standard tecnici del Fse 2.0 e dotarsi di firma digitale;
  • dopo ogni visita, esame o somministrazione di farmaci, i dati devono essere caricati sul fascicolo entro cinque giorni;
  • i documenti devono essere prodotti in un formato condiviso, generalmente Pdf firmati digitalmente, e trasmessi ai portali regionali, nel cosiddetto Patient Summary (profilo sanitario sintetico);
  • i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta devono compilare e aggiornare il profilo sanitario sintetico di ciascun assistito,
  • le infrastrutture digitali regionali devono rispettare gli standard di interoperabilità e accessibilità previsti dal FSE 2.0.

Per i cittadini, l’accesso è semplice: è sufficiente utilizzare Spid, Carta d’identità elettronica o Tessera Sanitaria con funzioni di Cns per consultare online i propri documenti clinici. Il consenso alla consultazione da parte dei professionisti sanitari può essere modificato o revocato in qualsiasi momento, senza alcuna conseguenza sulle prestazioni sanitarie a cui si ha diritto.

Ma restano i divari tra le Regioni

Entro oggi, tutti i sistemi dovranno adeguarsi agli standard del Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0, in termini di requisiti tecnici, interoperabilità e accessibilità per strutture, professionisti sanitari e cittadini. Nonostante i progressi, i dati più recenti del Ministero della Salute (tra luglio e settembre 2025) evidenziano ancora significative differenze territoriali. Tra medici di famiglia e pediatri di libera scelta, il 95,2% ha effettuato almeno un’operazione sul sistema nell’ultimo trimestre, ma con variazioni che vanno dall’86,9% del Friuli Venezia Giulia al 99,9% dell’Emilia-Romagna.

Critica, infine, la partecipazione dei cittadini. A luglio, solo il 27% aveva utilizzato il fascicolo nei tre mesi precedenti, con un picco del 66% in Veneto e valori minimi (3%) in Basilicata, Marche, Puglia e Sicilia.

Regione Percentuale utilizzo Fse
Abruzzo 7%
Basilicata 3%
Calabria 6%
Campania 29%
Emilia-Romagna 64%
Friuli Venezia Giulia 20%
Lazio 7%
Liguria 7%
Lombardia 53%
Marche 3%
Molise 4%
P.A. Bolzano 20%
P.A. Trento 46%
Piemonte 20%
Puglia 3%
Sardegna 10%
Sicilia 3%
Toscana 40%
Umbria 7%
Valle d’Aosta 24%
Veneto 66%

Anche sul fronte dei servizi disponibili, il quadro resta incompleto. Nessuna Regione offre ancora l’intero insieme di oltre 40 servizi e documenti previsti dal FSE, con differenze molto ampie tra territori.