Dieta e salute, attenzione ai social: come l’informazione sbagliata può portare a sbagliare

Oltre il 60% dei cittadini dichiari di ricevere informazioni nutrizionali principalmente dai social media, dove la qualità delle fonti è estremamente variabile. A rischio i giovanissimi

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Federico Mereta

Giornalista scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la sua passione, perché crede che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

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Pasti disorganizzati, con poco (o addirittura nullo, cosa gravissima) spazio per la colazione, con cene particolarmente abbondanti. Eccesso di alimenti ricchi di zuccheri e grassi, monotonia nelle scelte a fronte della varietà di alimenti e colori proposti dall’alimentazione mediterranea. Nutrimento come risposta allo stress o alla noia, con eccessiva rapidità nell’ingurgitare i cibi senza nemmeno masticarli come si dovrebbe. Scarsa attenzione all’idratazione, con limitata assunzione di acqua. Riduzione drastica (e soprattutto autoprescritta, magari sula scorta di consigli social) delle calorie, con impatto sul metabolismo.

Sono davvero tanti i potenziali errori che, giorno dopo giorno, impattano sul nostro modello alimentare. Ma come comportarsi?
Nei giorni scorsi si è tenuto presso il Complesso Didattico di Scampia dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” il Convegno SINU Giovani, promosso dalla Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) e dedicato al tema “Nutrienti, alimenti e diete tra scienza e comunicazione”. Dall’iniziativa scientifica sono emerse diverse indicazioni pratiche.

Attenzione alle fonti informative

Parlare di nutrizione oggi significa muoversi in un ambito in continua e rapida evoluzione, in cui ricerca scientifica, pratica clinica e comunicazione verso il grande pubblico si intrecciano strettamente. Comprendere e comunicare correttamente nutrienti, alimenti e modelli dietetici rappresenta una sfida cruciale, soprattutto in un contesto dominato da semplificazioni, mode alimentari e informazioni spesso parziali o fuorvianti.

Non è un caso che, secondo recenti indagini europee, oltre il 60% dei cittadini dichiari di ricevere informazioni nutrizionali principalmente dai social media, dove la qualità delle fonti è estremamente variabile. Quindi è su questo che occorre puntare l’attenzione, considerando come la comunicazione sui nutrienti, dai carboidrati ai grassi, fino alle proteine, influenzi profondamente i comportamenti alimentari, spesso più delle evidenze scientifiche stesse. Basti pensare in questo senso alla crescente diffusione di diete restrittive e messaggi polarizzati che ha sicuramente contribuito alla costruzione di numerosi falsi miti alimentari.

Un ruolo sempre più centrale è quindi giocato dalla comunicazione della nutrizione. Nell’era dei social media, dove contenuti sensazionalistici possono raggiungere milioni di persone in poche ore, dagli esperti che hanno guidato i lavori (comitato scientifico – Donato Angelino, Università degli Studi di Teramo, Margherita Dall’Asta, Università Cattolica del Sacro Cuore, Monica Dinu, Università degli Studi di Firenze, Annalisa Giosuè, Università di Napoli “Federico II”, Monica Guglielmetti, Università degli Studi di Pavia, Alice Rosi, Università degli Studi di Parma e Daniela Martini, Università degli Studi di Milano) giunge l’urgenza di una comunicazione scientifica più responsabile, capace di semplificare senza banalizzare e di costruire un rapporto di fiducia con il pubblico. Una comunicazione imprecisa o allarmistica può infatti generare confusione, aspettative irrealistiche e comportamenti alimentari estremi o poco sostenibili, con potenziali ripercussioni sulla salute.

Le fasce di popolazione più a rischio sono sicuramente i giovanissimi, esposti ad una mole di informazioni contrastanti, che non sono in grado di interpretare in maniera critica, funzionale e prudente. Qui entra in gioco la necessità di riuscire ad arrivare alle famiglie, per far crescere bambini, ragazzi e adolescenti in un ambiente che promuova stili di vita adeguati e, allo stesso tempo, un approccio al cibo e un linguaggio nei confronti del corpo che siano sicuri.

Errori da non fare

Provando a mettere in fila atteggiamenti non propriamente corretti, gli esperti segnalano in primo luogo la demonizzazione dei carboidrati, nonostante questi rappresentino il principale substrato energetico (45-60% dell’apporto calorico totale) raccomandato dalle linee guida nazionali ed internazionali sulla base delle migliori evidenze scientifiche disponibili.

Ma non basta: si punta molto sul consumo proteico, che in alcuni gruppi di popolazione già supera le quantità consigliate, e rimane al centro di una narrazione che mescola reali bisogni dell’organismo e mode alimentari.
Questi ed altri sono esempi emblematici di un approccio riduzionistico, focalizzato su singoli nutrienti e non sulla qualità degli alimenti e sul modello alimentare complessivo. Gli esperti hanno ribadito come la capacità della dieta di contribuire alla salute umana dipenda dall’equilibrio, dalla varietà e dalla sostenibilità delle scelte nel lungo periodo, in linea con modelli alimentari consolidati come la Dieta Mediterranea.

Come comportarsi con un’alimentazione su misura

Tradurre le raccomandazioni nutrizionali in comportamenti concreti, tuttavia, non è semplice. I dati mostrano che in Italia solo circa il 10% della popolazione adulta aderisce pienamente alle indicazioni nutrizionali nazionali, mentre sovrappeso e obesità interessano oltre il 45% degli adulti e quasi un bambino su tre. Il passaggio dalla teoria alla pratica risulta complesso anche a causa di fattori sociali, culturali ed economici, oltre che di un ambiente comunicativo spesso poco favorevole.

In questo senso, dal convegno è emersa con forza la necessità di strategie nutrizionali personalizzate, capaci di adattarsi alle diverse fasi della vita e ai differenti livelli di attività fisica, superando approcci standardizzati e soluzioni “uguali per tutti”. Attenzione è stata dedicata anche all’alimentazione dello sportivo, evidenziando come le esigenze nutrizionali varino in funzione del tipo di disciplina, dell’intensità dell’allenamento e degli obiettivi individuali, ribadendo l’importanza di un apporto energetico e nutrizionale adeguato, in grado di sostenere la performance e la salute nel lungo periodo. In questo contesto risulta fondamentale accompagnare la popolazione sportiva verso scelte alimentari efficaci e sostenibili nel tempo.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.