La Francia verso la crisi finanziaria, l’incertezza politica mina la fiducia degli investitori

All'indomani del risultato delle elezioni francesi, Macron si ritrova senza una maggioranza solida in parlamento, e questo potrebbe innescare una crisi economica

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Francesca Secci

Giornalista

Giornalista pubblicista con esperienza in redazioni rilevanti, è specializzata in economia, finanza e geopolitica.

La Francia per anni ha beneficiato della fiducia degli investitori, nonostante le sue precarie finanze pubbliche e grazie alla sua posizione centrale all’interno dell’area euro. Questa calma è ora in pericolo: con un parlamento frammentato e un presidente indebolito, si prevede un periodo di grande instabilità.

Anche la posizione fiscale della Francia non è in salute, con un deficit previsto vicino al 5% del Pil nel 2024 e un debito intorno al 111%. E gli investitori sono ora cauti a causa proprio della probabile paralisi legislativa.

Il prossimo governo dovrà trovare un equilibrio tra le varie fazioni politiche per mantenere la stabilità economica. Le promesse elettorali di aumento della spesa potrebbero complicare ulteriormente la situazione fiscale del Paese e abbassare la fiducia degli stakeholder.

Elezioni anticipate e instabilità politica

La decisione del presidente Emmanuel Macron di convocare le elezioni anticipate ha portato a un aumento del divario tra i rendimenti dei titoli di stato francesi e tedeschi, raggiungendo livelli visti l’ultima volta durante la crisi del debito sovrano. Questa mossa ha messo in discussione la stabilità politica del Paese, minando le politiche pro-business di Macron.

Un parlamento bloccato e le sue conseguenze

L’esito delle elezioni, inoltre, ha portato a un parlamento senza maggioranza, rendendo difficile per qualsiasi nuovo governo francese attuare riforme economiche o trovare un accordo sulla politica fiscale.

Le divisioni sembrano insanabili, soprattutto in materia di tasse e spesa pubblica. La precedente campagna elettorale di Macron puntava alle differenza con la sinistra radicale. Il divario ora sembra incolmabile.

Un parlamento bloccato potrebbe impedire al governo di approvare riforme chiave, inclusi i provvedimenti per ridurre l’enorme debito pubblico francese, pari al 110,6% del Pil alla fine dell’anno scorso. Il deficit di bilancio ha raggiunto il 5,5% del Pil nel 2022.

Il Nuovo Fronte Popolare ha proposto un aumento sostanziale del salario minimo e il congelamento dei prezzi per molti beni essenziali. Queste politiche, però, potrebbero non essere sostenibili sul lungo termine.

I rendimenti dei titoli francesi in calo

Il rendimento dei titoli di stato decennali francesi è sceso al 3,18% nel pomeriggio di lunedì 8 luglio 2024, invertendo un leggero aumento registrato in precedenza.

Il premio richiesto dagli investitori per detenere titoli francesi rispetto ai più sicuri titoli tedeschi è diminuito, ma rimane elevato rispetto ai livelli precedenti alle elezioni anticipate.

Prima della dissoluzione del parlamento da parte di Macron, questo premio oscillava tra i 40 e i 50 punti base, mentre ora è sopra i 60 punti base.

Anche il sollievo dei mercati per l’assenza di una maggioranza di sinistra o di destra estrema non ha impedito questo aumento.

Preoccupazioni degli investitori

Il ministro delle Finanze, Bruno Le Maire, con un post su X risalente a qualche settimana fa, aveva scritto che i rischi più immediati derivanti dai risultati elettorali sono una crisi finanziaria e un declino economico nazionale.

Le Maire ha criticato i piani dell’alleanza di sinistra, il Nuovo Fronte Popolare, definendoli “esorbitanti, inefficaci e obsoleti”, e sostenendo che la loro attuazione distruggerebbe i successi del governo centrista di Macron.

Gli esperti, tra cui Société générale, prevedono, come riporta Bloomberg, che lo spread rimarrà elevato, soprattutto a causa della vittoria dell’alleanza di sinistra.

Molti grandi gestori di investimenti, come Nuveen e Mfs Investment Management, mantengono un atteggiamento cauto, preferendo evitare investimenti in titoli francesi. UBS Global Wealth Management mostra una preferenza per Paesi con una traiettoria del debito più stabile.

L’impatto globale: debito alto e nazionalismi, storia già vista

Il debito sovrano è in aumento in tutto il mondo, gonfiato dalle misure adottate per proteggere le economie dalla pandemia e dall’inflazione.

Ma, con l’aumento dei tassi di interesse, il rifinanziamento e il servizio di tale debito stanno diventando preoccupazioni sempre maggiori.

L’aumento del costo della vita e le preoccupazioni economiche stanno spingendo gli elettori verso partiti populisti e nazionalisti, che spesso promuovono ulteriori spese pubbliche come soluzione. Questo trend è visibile in Italia, ma anche negli Stati Uniti e nel Regno Unito, dove le politiche fiscali sono sotto scrutinio.