Fidel Castro e “Che” Guevara: la storia della Rivoluzione Cubana

Idoli della sinistra comunista in tutto il mondo, Fidel Castro ed Ernesto Che Guevara hanno fatto la storia non solo di Cuba. Ecco perché sono diventati così importanti

Foto di Maurizio Perriello

Maurizio Perriello

Giornalista

Maurizio Perriello è un giornalista. Nato a Melfi nel 1988, si laurea a Pisa in Storia e consegue un Master a Milano. Esperto di tematiche green, in particolare di climate change.

Eroi e idoli per la sinistra socialista e comunista in tutto il mondo, dittatori e comandanti sanguinari per i nemici: Fidel Castro ed Ernesto “Che” Guevara sono due figure giganti del Novecento e dell’intera storia umana, che ancora oggi fanno sentire il loro peso nell’identità di movimenti, pensatori ed esponenti non soltanto politici.

La “fratellanza” tra i due si tradusse nella Rivoluzione Cubana, con la quale negli Anni Cinquanta fu rovesciato il dittatore Fulgencio Batista e fu istituito uno Stato socialista guidato proprio da Fidel Castro.

La storia della Rivoluzione Cubana

Come tutti i grandi eventi della storia, anche la Rivoluzione di Cuba è piena di antefatti e concause. La prima miccia è senza dubbio il colpo di Stato compiuto dall’esercito nazionale di Cuba guidato da Batista, che nel marzo 1952 rovescia il governo di Carlos Prio Socarras. Fidel Castro, un giovane avvocato e attivista politico candidato al Parlamento nelle imminenti elezioni (poi annullate), presentò una denuncia in tribunale per violazione della Costituzione. Non ricevete alcuna risposta e decise dunque di imboccare la strada della ribellione.

Il “contro-golpe” dei rivoluzionari ebbe inizio con l‘assalto alla Caserma Moncada di Santiago di Cuba, il 26 luglio 1953. L’obiettivo era impossessarsi dell’arsenale e dare così vita ala lotta armata. Che Fidel Castro non fosse un grande stratega lo si capì subito: l’attacco fu infatti pianificato male e portato avanti in modo maldestro. Alcune fonti sostengono che il futuro Líder Maximo avesse tenuto all’oscuro dei suoi piani la grande maggioranza dei partecipanti, simulando un’esercitazione paramilitare e mettendoli dinnanzi al fatto compiuto soltanto poco prima dell’azione.

L’assalto fallì e un gran numero di ribelli furono catturati, torturati e uccisi. Fidel e Raul Castro riuscirono però a sopravvivere, salvo poi essere arrestati una settimana dopo. Il processo che seguì passò alla storia per l’appassionata autodifesa dell’avvocato Fidel e per la sua celeberrima arringa: “La storia mi assolverà”. Il leader dei ribelli fu condannato a 15 anni, da scontare nella prigione sita sull’Isola dei Pini.

Il Movimento 26 Luglio e l’incontro con Che Guevara

Come Napoleone, Fidel Castro riuscì però a tornare libero e più agguerrito che mai. Dopo poco meno di due anni di reclusione, nel maggio 1955, venne rilasciato per effetto di un’amnistia. Nacque il celebre Movimento 26 Luglio (M26). Fidel era ricercato in lungo e in largo e decise per un esilio volontario che lo avrebbe portato in Messico e negli Usa. Proprio a Città del Messico conobbe un giovane medico argentino, Ernesto Guevara de la Serna, idealista rivoluzionario che si appassionò moltissimo alla vicenda cubana tanto da aderire immediatamente all’M26. In breve tempo, in seno ai vertici messicani del Movimento, si iniziò a progettare lo sbarco armato a Cuba, allo scopo di intraprendere la guerriglia e la sobillazione del popolo cubano contro il regime di Batista.

Seguì la prolungata guerriglia sulla Sierra Maestra, quartier generale dei ribelli, e partirono attacchi al regime di Batista con conseguente clima di violenza e instabilità. L’avversione dei castristi era rivolta anche contro gli Stati Uniti, che aiutavano materialmente Batista e che avevano trasformato L’Avana, secondo i ribelli, in una “Las Vegas dei Tropici”. L’epilogo si ebbe il 1º gennaio 1959, con la fuga di Batista da Cuba. Santa Clara e Santiago furono prese dall’esercito rivoluzionario guidato da Fidel Castro e dal fratello Raul, da Che Guevara, Juan Almeida e Camilo Cienfuegos.

Il ruolo di Che Guevara

Abbiamo detto che Fidel Castro incontra Ernesto Guevara in Messico. Qui, nel 1954, il Che strinse un sodalizio con vari esiliati politici cubani e aderì al movimento rivoluzionario che voleva destituire il dittatore Batista. Inizialmente doveva soltanto prestare servizio in qualità di medico, ma dopo l’addestramento militare si distinse per bravura e capacità. Nel luglio 1957 Fidel lo nominò comandante della seconda colonna dell’esercito guerrigliero. Le sue truppe accolsero un gran numero di rivoluzionari, infuocate dalle parole e dal carisma del trentenne medico argentino.

Il 2 gennaio 1959 la colonna del Che entrò nella capitale di Cuba, L’Avana, e occupò la fortezza militare “La Cabaña”, costruita al tempo della colonizzazione spagnola. La maggior parte dei “suoi” uomini era analfabeta, e così Guevara fondò una scuola per tutti gli ex combattenti. In questo periodo incontrò anche il futuro presidente del Cile Salvador Allende, al quale dedicò il suo libro La guerra di guerriglia: “A Salvador Allende che con altri mezzi cerca di ottenere la stessa cosa. Con affetto, Che”.