Tfs e Tfr dipendenti pubblici, l’Inps riduce i tempi di pagamento a 9 mesi

La legge di Bilancio 2026 introduce una riduzione dei tempi di pagamento per Tfs e Tfr nel settore pubblico per la pensione di vecchiaia

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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Arriva una novità attesa da anni per milioni di lavoratori: i tempi di pagamento del Tfs e del Tfr si accorciano per i dipendenti pubblici.

Con la circolare n. 30 del 27 marzo 2026, l’Inps recepisce le modifiche introdotte dalla legge di Bilancio 2026, ridefinendo il quadro delle tempistiche di liquidazione per quanto riguarda il Trattamento di fine servizio e il Trattamento di fine rapporto.

Novità per i pagamenti di Tfs e Tfr dal 2027

La modifica principale riguarda chi andrà in pensione per limiti di età: dal 1° gennaio 2027, il termine di attesa scende da 12 a 9 mesi, segnando un primo passo verso una maggiore rapidità nei pagamenti di fine lavoro.

La riduzione dei tempi non riguarda tutti indistintamente. Il nuovo termine di 9 mesi si applica solo a chi matura i requisiti pensionistici dal 2027 e accede alla pensione di vecchiaia o al collocamento a riposo d’ufficio.

Per chi andrà in pensione entro il 31 dicembre 2026, invece, resta in vigore il sistema attuale:

  • pagamento dopo 12 mesi (più 3 mesi tecnici);
  • nessuna modifica alle regole sulla rateizzazione.

Quando si ricevono Tfs e Tfr

La circolare Inps fa chiarezza su tutte le casistiche relative a Tfs e Tfr:

  • 105 giorni in caso di decesso o inabilità;
  • 12 mesi (fino a tutto il 2026) per la pensione di vecchiaia o per fine incarico;
  • 9 mesi (dal 2027) per la pensione di vecchiaia per chi matura i requisiti da quella data;
  • 24 mesi per dimissioni volontarie o licenziamento.

Particolare attenzione va prestata a chi accede alla pensione con requisiti speciali. Per chi utilizza Quota 100, Quota 102 o la Pensione Anticipata Flessibile, i termini di pagamento non decorrono dalla cessazione dal servizio, ma dal momento in cui il lavoratore avrebbe maturato il requisito teorico della pensione di vecchiaia o anticipata ordinaria (cioè la Legge Fornero).

Resta quindi un sistema differenziato che continua a penalizzare chi lascia il lavoro senza pensione immediata.

Rateizzazione confermata

Nessuna novità invece sul fronte dei pagamenti a rate. Il Tfs e il Tfr continuano a essere erogati in base all’importo:

  • pagamento in un’unica soluzione per importi fino a 50.000 euro;
  • due rate annuali per importi tra 50.000 e 100.000 euro;
  • tre rate annuali per importi oltre 100.000 euro.

Le rate successive vengono pagate a distanza di 12 mesi dalla prima.

Perché la riforma di Tfs e Tfr

Il taglio dei tempi da 12 a 9 mesi nell’erogazione di Tfs e Tfr, secondo quanto disposto dalla legge di Bilancio 2026, rappresenta una risposta importante da parte della politica. Negli ultimi anni il sistema di pagamento differito era stato oggetto di critiche e ricorsi, anche davanti alla Corte costituzionale.

La nuova misura non elimina del tutto i ritardi nell’erogazione, ma introduce un primo correttivo per una platea specifica: chi accede alla pensione di vecchiaia.

Chi resta escluso dalla riduzione dei tempi

Tirando le somme, resta fuori dalla novità:

  • chi si dimette volontariamente;
  • chi accede alla pensione anticipata;
  • chi lascia il lavoro senza diritto immediato alla pensione.

Per queste categorie continuano ad applicarsi i termini più lunghi, fino a 24 mesi.

Ribadiamo che la modifica dei termini di pagamento si applica esclusivamente ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche. I dipendenti del settore privato restano esclusi.