Lo svolgimento di un lavoro part-time potrebbe avere un impatto poco piacevole sul futuro pensionistico, specialmente per chi percepisce stipendi bassi. Secondo l’Inps, più del numero di ore lavorate valgono in tal senso i contributi effettivamente accreditati durante la carriera.
Se il reddito annuo non supera una determinata soglia minima, definita annualmente dall’ente, l’anno di lavoro non viene conteggiato integralmente ai fini contributivi. Ciò significa che chi lavora per anni con retribuzioni ridotte rischia di non raggiungere il requisito minimo di contributi per la pensione di vecchiaia a 67 anni, dovendo così prolungare la carriera lavorativa.
Come funziona il minimale Inps per i contributi
Il meccanismo ruota attorno al minimale contributivo, ossia la retribuzione minima necessaria per ottenere il pieno riconoscimento delle settimane lavorate. Per il 2026, l’Inps ha stabilito una soglia giornaliera di 58,13 euro, mentre la quota settimanale ammonta a circa 244,74 euro. Si tratta del 40% del trattamento minimo mensile, pari a 611,85 euro.
Tradotto: per maturare una settimana intera di contributi bisogna guadagnare almeno questa somma. Se lo stipendio è più basso, l’Istituto di previdenza accredita una contribuzione proporzionata e non completa.
In termini mensili, la soglia si avvicina ai 1.000 euro lordi. Sotto questo livello, il rischio è quello di accumulare contributi “parziali” anche lavorando tutto l’anno. E, dunque, di vedersi allontanare l’età effettivamente pensionabile.
Part-time e pensione, perché non “bastano” 20 anni di lavoro
Per accedere alla pensione di vecchiaia servono almeno vent’anni di contributi effettivi e 67 anni di età. Tuttavia, un errore diffuso è pensare che un ventennio anni di attività equivalga automaticamente a vent’anni in termini contributivi.
Nella modalità part-time non funziona affatto così, perché il calcolo dipende dalla retribuzione. Se non si raggiunge il limite minimo, un anno lavorato può valere meno delle canoniche 52 settimane contributive.
Da ciò consegue che, anche lavorando in maniera continuativa, il traguardo psicologico dei vent’anni potrebbe richiedere molto più tempo. Nei casi peggiori, si rischia di non raggiungere il requisito pensionistico nemmeno a 67 anni. Al netto di iniziative come quella del part-time incentivato.
Esempi e simulazioni di pensione con un lavoro part-time
Per fare un esempio pratico, consideriamo il caso di un lavoratore part-time con uno stipendio di 800 euro al mese, pari a 9.600 euro annui. Le settimane riconosciute a livello contributivo sono 39 invece di 52. In questo modo, sarebbero necessari oltre 26 anni di lavoro per accumulare i 20 anni di contributi richiesti, allontanando la possibilità di andare in pensione a 67 anni.
Se lo stipendio scende invece a 600 euro al mese, le settimane accreditate si riducono a circa 29 all’anno. Il risultato in questo caso è ancora più penalizzante: possono servire oltre 35 anni di lavoro per arrivare ai 20 anni di contributi.
Il rischio della pensione rinviata fino a 71 anni
Per chi non riesce a maturare i famigerati venti anni di contributi entro i 67 anni, resta una possibilità: la pensione di vecchiaia contributiva, accessibile a 71 anni con almeno 5 anni di contributi.
Si tratta però di una soluzione residuale, che comporta un ritardo significativo nell’uscita dal lavoro e spesso assegni più bassi. Il problema riguarda soprattutto chi ha carriere discontinue o ha iniziato a lavorare dopo il 1996, e cioè interamente nel sistema contributivo.
Quanto incide il part-time sull’importo della pensione
Oltre al requisito contributivo, il part-time incide anche sull’importo dell’assegno. Nel sistema italiano, infatti, la pensione dipende direttamente dai contributi versati calcolati in percentuale sul reddito. Con retribuzioni più basse, il montante contributivo cresce meno e l’importo finale risulta più contenuto.
Questo doppio effetto, dato dalla combinazione di minori contributi e importo più basso, rende il part-time una variabile critica nella pianificazione previdenziale. Da qui la segnalazione dell’Inps a pianificare attentamente la propria situazione.