Manovra, pensioni sotto la lente: da Quota 102 a Ape Social

I pareri di  Corte dei Conti, Banca d’Italia e Ufficio parlamentare di Bilancio sulla rifofrma pensioni in Manovra.

Tra i temi di maggior attualità senza dubbio la riforma delle Pensioni che sarà oggetto di un tavolo di confronto tra Governo e parti sociali, come annunciato dal Presidente del Consiglio Mario Draghi.  Nel frattempo, sul “dossier” che abbraccia anche le formule di flessibilità in uscita inserite in Legge di Bilancio sono arrivati i pareri di  Corte dei Conti, Banca d’Italia e Ufficio parlamentare di Bilancio. 

 

Quota 102, semaforo arancione

Stretto dal pressing di alcune forze della maggioranza, il governo ha optato, alla fine, per una soluzione di compromesso per superare Quota 100,  Quota 102  (64 anni di età e 38 di contributi maturati entro il 31 dicembre 2022) che comporterà 17mila uscite nel 2022 e 24mila nel 2023, con gli effetti che si esaurirebbero nel 2026. La spesa, al lordo degli effetti fiscali, è pari a 191,2 milioni nel 2022 e 687 milioni nel 2023. Ribadita la posizione della magistratura contabile su Quota 100 che ha costituito “una risposta non efficiente, per gli equilibri della finanza pubblica, ad una pur presente esigenza del sistema italiano: quella di una maggiore flessibilità in uscita del sistema previdenziale.

 

Semaforo verde invece per l’APE Socialestrumento mirato a platee particolarmente fragili sul piano delle condizioni lavorative e dunque in linea di principio meritevoli di deroghe ai requisiti generali posti dalla legge 214/2011″. Auspicando la proroga  con un allargamento della platea, per  la magistratura contabile è necessario affrontare “su base strutturale il tema di come garantire una maggiore flessibilità preservando le caratteristiche proprie del sistema contributivo”.

 

Opzione Donna nel mirino

Come si legge su PMI.it, nel mirino della Corte dei Conti, Opzione Donna, che viene prorogata di un anno (accesso alle lavoratrici che entro il 31 dicembre 2021 hanno maturato un’anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni e un’età anagrafica pari o superiore a 58 anni per le lavoratrici dipendenti e a 59 anni per le autonome).

 

Sulla misura, la magistratura contabile “è solo in parte positiva”. Si tratta di un istituto che “offrendo una prestazione strettamente commisurata ai contributi versati e alla speranza di vita presenta un suo intrinseco equilibrio”. Ma il “sistema pensionistico generale ha optato per un modello che non discrimina in base al genere dell’assicurato, dall’altro la possibilità di uscire a 58 o 59 anni viene accordata solo alle donne, “ma non agli altri assicurati nel regime pienamente contributivo i quali, come è noto, possono oggi lasciare il lavoro solo a 64 anni compiuti». Conclusione: «si tratta di valutare se su tale fronte non sia più opportuno garantire un’uniformità di trattamento ed eventualmente dare maggiore spazio alle considerazioni di genere degli assicurati (uomini o donne) nell’ambito degli altri istituti di deroga esistenti».

La Banca d’Italia si concentra invece sulla riforma previdenziale ancora da scrivere segnalando che il sistema previdenziale “è già oggi capace di assicurare la sostenibilità finanziaria e l’equità tra generazioni meglio di altri. La sua sostenibilità sociale potrà essere accresciuta se saranno attuate politiche che facilitino l’occupazione sia delle persone più mature (promuovendo la formazione lungo tutto l’arco della carriera) sia dei gruppi che incontrano maggiori difficoltà nel mercato del lavoro, in particolare i giovani e le donne”.

 

Dall‘Ufficio Parlamentare di Bilancio arrivano ulteriori stime sulla platea di riferimento delle diverse misure pensionistiche inserite in Manovra, insieme all’auspicio he nel 2022 ci siano effettivamente “condizioni più favorevoli per interventi di natura strutturale”..

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