Aumento pensioni minime e rivalutazione assegni, quanto si guadagna davvero

Tra perequazione e addizionali l’aumento delle pensioni minime nel 2026 si riduce: a quanto ammonta il recupero del potere d’acquisto

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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Il tema dell’aumento delle pensioni minime resta d’attualità, d’altra parte è stato uno dei banchi di prova della Legge di Bilancio 2026.

L’intervento era atteso da milioni di pensionati ed era stato presentato come una misura di tutela contro inflazione e caro vita, ma alla prova della matematica restituisce un risultato piuttosto al di sotto delle aspettative.

Aumento pensione minima

Nel 2026 la pensione minima sale grazie a due interventi. Da un lato c’è la rivalutazione ordinaria dell’1,4%, che porta l’importo base da 603,40 a 611,80 euro mensili. Dall’altro lato c’è la maggiorazione straordinaria dell’1,3%, confermata anche per il nuovo anno. La somma delle due misure porta l’importo complessivo della pensione minima a 619,80 euro al mese.

Il confronto con il 2025, però, ridimensiona drasticamente la portata dell’aumento. Lo scorso anno, infatti, l’importo complessivo era già pari a 616,67 euro. Il risultato netto è dunque un incremento reale di circa 3 euro al mese, una cifra che ha alimentato le polemiche. L’intervento sulle pensioni minime appare dunque più simbolico che altro, a fronte di un’inflazione che negli ultimi anni si è fatta sentire.

Pensioni fra rivalutazione e Irpef

Anche per le pensioni minime, l’aumento va inteso come lordo. Questo significa che l’effetto finale sul cedolino viene ulteriormente ridotto dall’applicazione dell’Irpef e delle addizionali regionali e comunali.

Fino a quattro volte il trattamento minimo, la rivalutazione è formalmente piena, ma l’effetto fiscale riduce l’incremento netto a valori che oscillano mediamente tra il 12% e il 13% rispetto ai livelli pre-rivalutazione. Una dinamica che colpisce in modo trasversale, ma che pesa proporzionalmente di più proprio sugli assegni più bassi.

Come cambiano le pensioni nel 2026

Accanto al tema delle minime, il 2026 porta una rivalutazione generalizzata dell’1,4%, applicata secondo il meccanismo di perequazione già noto:

  • 100% dell’indice fino a 4 volte il minimo (2.413,60 euro lordi);
  • 90% dell’indice tra 4 e 5 volte il minimo (fino a 3.017 euro lordi);
  • 75% dell’indice oltre le 5 volte il minimo.

Gli effetti variano sensibilmente: per una pensione minima l’aumento è quasi impercettibile, mentre per assegni più elevati si arriva a incrementi lordi compresi tra 30 e 50 euro mensili, che tuttavia vengono ridimensionati dalla tassazione. Se lo si vuole trovare, c’è un paradosso: si aggiungono soldi agli assegni di chi sta già meglio economicamente.

Simulazioni sugli aumenti

Le simulazioni mostrano la forbice tra assegni bassi e alti:

  • pensione lorda da 1.000 euro = +14 euro al mese;
  • pensione da 1.300 euro = +18 euro;
  • pensione da 1.500 euro = +21 euro;
  • pensione da 3.000 euro = +41 euro mensili medi, per oltre 535 euro annui;
  • pensione da 4.000 euro = circa +51,7 euro al mese.

Arretrati Inps e Irpef

Il mese di febbraio 2026 è importante per chi percepisce la pensione: a causa dei ritardi nell’applicazione della Legge di Bilancio, a gennaio molti pensionati hanno ricevuto assegni incompleti. Con l’aggiornamento dei sistemi Inps, a febbraio dovrebbero arrivare gli arretrati relativi a gennaio, insieme agli importi corretti.

Rilevante anche la revisione delle aliquote Irpef, con il taglio dal 35% al 33% per i redditi tra 28.000 e 50.000 euro annui. Il beneficio massimo raggiunge 440 euro l’anno, ma riguarda solo i redditi medio-alti, restando di fatto ininfluente per chi percepisce pensioni minime.

Incremento al milione

Sul fronte del contrasto alla povertà previdenziale, la Manovra interviene poi sul cosiddetto “incremento al milione”, portando la maggiorazione da 135 a 155 euro mensili. Per i titolari di pensioni minime, assegno sociale e invalidità civile totale, l’importo massimo può così arrivare a 770 euro al mese, al ricorrere dei requisiti anagrafici e contributivi. Anche in questo caso, gli arretrati di gennaio verranno riconosciuti a febbraio.