Emergenza abitativa, Roma investe oltre 250 milioni di euro in case popolari

Roma acquista oltre mille case popolari dagli enti previdenziali. Quanto costa l’operazione e come saranno assegnati gli alloggi

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Claudio Cafarelli

Giornalista e content manager

Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

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La giunta comunale di Roma ha avviato una delle operazioni più rilevanti degli ultimi decenni sul fronte dell’edilizia residenziale pubblica. Con due delibere approvate e ratificate dal Consiglio comunale, il Comune ha deciso di acquistare 1040 alloggi di edilizia popolare dalla Fondazione Enasarco, l’ente che gestisce la previdenza degli agenti e rappresentanti di commercio.

L’operazione con Enasarco

A fine dicembre il Comune ha perfezionato l’acquisto di 336 appartamenti per un importo di circa 53 milioni di euro. Nei prossimi mesi questi alloggi verranno assegnati, mentre l’acquisto dei restanti immobili sarà definito e completato nel corso del 2026. Nel complesso, l’investimento previsto supera i 250 milioni di euro e sarà finanziato direttamente dal bilancio di Roma Capitale.

Negli ultimi anni, infatti, i Comuni italiani hanno spesso ridotto il patrimonio abitativo pubblico, cedendo immobili per fare cassa o affidandoli a fondi immobiliari. A Roma, invece, si è scelta una strada opposta: aumentare in modo significativo il numero di case popolari disponibili per rispondere a una domanda abitativa in costante crescita.

Un’emergenza abitativa ancora diffusa

Secondo i dati del Comune, a Roma ci sono oltre 16mila famiglie in graduatoria in attesa di un alloggio popolare. Di queste, circa 5mila si trovano in una condizione di grave emergenza abitativa. Negli ultimi quattro anni sono state assegnate circa 1200 abitazioni, con una media annua superiore rispetto alle precedenti amministrazioni, ma il divario tra domanda e offerta resta ampio.

Il problema non riguarda solo la capitale. In tutta Italia si contano circa 900mila alloggi di edilizia residenziale pubblica, che ospitano complessivamente due milioni di persone. Secondo Federcasa, ne servirebbero almeno altri 300mila per rispondere ai bisogni attuali. Il patrimonio pubblico, però, è in diminuzione dagli anni Novanta, anche a causa delle politiche di dismissione adottate in passato.

Come saranno assegnate le abitazioni

La maggior parte degli appartamenti acquistati da Enasarco è attualmente libera e potrà essere assegnata nei prossimi mesi. Una parte degli immobili, invece, è già occupata da inquilini che versano un canone: in questi casi il rapporto di locazione proseguirà, ma il canone sarà corrisposto al Comune.

L’amministrazione ha spiegato che una quota delle risorse sarà destinata anche alla manutenzione degli edifici e ad attività di mediazione sociale, con l’obiettivo di favorire la convivenza tra i nuovi assegnatari e gli inquilini già presenti. La gestione degli immobili rientrerà nelle politiche abitative ordinarie di Roma Capitale.

Il Piano strategico per il diritto all’abitare

L’acquisto delle case Enasarco si inserisce nel Piano strategico per il diritto all’abitare 2023-2026, il documento programmatico con cui il Comune di Roma ha definito le linee di intervento sul tema della casa. Il piano non prevede solo l’acquisto di nuovi alloggi, ma anche l’istituzione di un’Agenzia sociale per l’abitare, la creazione di un Osservatorio sulla condizione abitativa e misure di sostegno al recupero e all’autorecupero degli immobili.

Sono inoltre previsti bandi speciali dedicati a categorie particolarmente fragili, come le donne vittime di violenza e le giovani coppie in difficoltà economica, alle quali sarà riservato il 20 per cento delle abitazioni disponibili.

L’operazione con Enasarco non è un caso isolato. Nell’agosto 2025 il Comune aveva già approvato l’acquisto di circa 600 abitazioni, di cui 400 provenienti dall’INPS, destinate a persone sottoposte a sfratto per morosità ma prive dei requisiti per accedere alle graduatorie ordinarie delle case popolari.

A queste si aggiungono gli alloggi ricavati dal recupero di edifici dismessi, come l’ex caserma di via del Porto Fluviale, nel quartiere Ostiense, e un ex edificio scolastico a Primavalle, sgomberato nel 2019. Sommando tutte queste operazioni, il Comune ha incrementato il patrimonio di edilizia pubblica di oltre 1.500 unità.

Il confronto con le altre città

Il caso di Roma si distingue nel panorama nazionale. In altre grandi città italiane gli interventi si concentrano soprattutto sulla ristrutturazione degli immobili esistenti. A Milano, ad esempio, il Comune ha stanziato 10 milioni di euro per recuperare e assegnare poco più di 250 alloggi nel 2025. In Emilia-Romagna è stato approvato un piano regionale da 300 milioni di euro per la riqualificazione di 3.500 abitazioni pubbliche.