Volkswagen, tagli per 50mila lavoratori e via un manager su quattro: metà esuberi in Germania

Sono quattro gli stabilimenti Volkswagen che restano senza prospettive oltre il 2030. Il Gruppo si prepara a ridurre modelli e allestimenti

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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La crisi di Volkswagen raggiunge i piani alti: dopo il piano che prevede 50mila esuberi entro il 2030, il gruppo tedesco ha annunciato che anche i manager saranno interessati dalla riorganizzazione.

Un quarto delle posizioni manageriali sarà infatti eliminato. A comunicarlo è stato l’amministratore delegato Oliver Blume durante la visita allo stabilimento di Emden.

Volkswagen, tagli anche tra i manager

“Tutti i settori devono dare il proprio contributo”, ha detto Blume ai dipendenti dell’impianto dove lavorano circa 7.700 persone.

I 50mila nuovi esuberi in tutto il mondo entro il 2030 si vanno ad aggiungere alle 50mila uscite già in corso sulla base dell’accordo raggiunto nel 2024.

Secondo quanto spiegato da Blume, circa la metà delle nuove misure di adeguamento riguarderà la Germania, mentre l’altra metà interesserà il resto del mondo.

I tagli comunicati non rappresentano un obiettivo fisso, ha precisato l’amministratore delegato: si tratta di un parametro teorico utilizzato per avvicinare i costi di Volkswagen a quelli dei concorrenti. Il gruppo al momento punta, per quanto possibile, a strumenti “soft” come uscite volontarie e riduzioni dell’orario di lavoro.

La crisi Volkswagen e i costi del lavoro

Uno dei nodi più difficili da sciogliere riguarda il costo del lavoro negli stabilimenti tedeschi: secondo Blume, negli impianti Volkswagen è più che doppio rispetto a quello di stabilimenti europei comparabili. Il gruppo vuole quindi intervenire sui costi mentre deve contemporaneamente sostenere gli investimenti necessari per nuovi modelli, batterie, software ed elettrificazione.

Volkswagen punta anche a ridurre di altri 500mila veicoli la capacità produttiva annuale in Europa, oltre a diminuire sensibilmente il numero di modelli e degli allestimenti.

Così ha affermato Blume:

Il nostro piano per il futuro rappresenta il più grande programma di trasformazione nella storia dell’azienda. Per realizzarlo, è necessario che tutti facciano la loro parte fin da ora.

Quattro stabilimenti tedeschi in bilico

Rimane in bilico il futuro dei capannoni di Emden, Zwickau, Hannover e Neckarsulm. Blume ha definito la chiusura come l’ultima e più costosa delle soluzioni. Tra le alternative prese in considerazione ci sono una possibile partnership con il settore della difesa e il trasferimento in Europa della produzione di alcuni modelli destinati al mercato cinese.

Per Osnabrück, invece, Volkswagen sta già cercando un acquirente: la produzione è destinata a cessare dal prossimo anno sulla base del precedente piano di risparmi.

Il sindacato teme però uno scenario ancora più pesante: gli esuberi nel Paese potrebbero arrivare fino a 115mila posti di lavoro secondo i rappresentanti dei lavoratori.

I conti di Volkswagen

Volkswagen deve affrontare una pesante ristrutturazione a fronte di un calo dei ricavi: nel primo semestre Volkswagen ha registrato circa 158 miliardi di euro di ricavi, mentre l’utile netto è sceso di quasi il 12%, a 5,9 miliardi di euro. Nel secondo trimestre, invece, l’utile netto è diminuito del 32,9%, fermandosi a 1,54 miliardi.

Il sindacato: “Fiducia compromessa”

Durissimo il sindacato: la segretaria del comitato aziendale, Daniela Cavallo (di IG Metall), ha affermato che

la fiducia nel consiglio di amministrazione, e in particolare in Oliver Blume, è compromessa. Non si può lavorare con un amministratore delegato che non dice ai propri collaboratori come stanno le cose.