Dalla scorsa estate si è iniziato a parlare dell’abusivismo nel settore di parrucchieri ed estetiste. Si proponeva una legge che limitasse gli abusi, il lavoro in nero e garantisse così maggiore riconoscimento alle figure professionali certificate e attente al risultato e alla salute del cliente. Nella discussione degli emendamenti alla Manovra, dopo un lungo silenzio, il tema torna grazie a un ordine del giorno alla Manovra firmato dalla deputata di Forza Italia Deborah Bergamini.
La proposta è impegnare il Governo a rafforzare il contrasto al lavoro irregolare nei servizi alla persona. Si tratta di un comparto che da anni denuncia irregolarità e criticità. Certo, la proposta dell’ordine del giorno non introduce nulla, né nuove regole né sanzioni, ma richiama proprio il disegno di legge discusso in estate e rimasto fermo.
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Il ddl parrucchieri: cosa prevede
La proposta di legge presentata nei mesi scorsi, indicata anche come nuova legge parrucchieri, non è entrata in vigore. Il testo, comunque, prevedeva diverse forme di contrasto all’abusivismo, ma lo faceva impegnando anche chi già lavora da anni nel settore, invece di colpire il lavoro in nero.
Tra le diverse proposte:
- un esame di abilitazione obbligatorio anche per chi lavora da anni;
- il riconoscimento di nuove figure professionali;
- una stretta sull’abusivismo con multe fino a 10.000 euro e la sospensione immediata dell’attività.
Ad oggi non c’è ancora nulla e il ddl potrebbe arenarsi del tutto.
Le critiche del settore estetico
Molti parrucchieri ed estetiste in regola sono critici verso la proposta. Per chi lavora rispettando norme, tasse e requisiti igienico-sanitari, il problema non è l’assenza di leggi, ma la loro applicazione. Gli abusivi, denunciano le associazioni e i giornali di settore, continuano a lavorare indisturbati, spesso a domicilio o tramite annunci sui social.
Lo spauracchio della sanzione, senza controlli efficaci, potrebbe non sortire alcun effetto. Secondo gli operatori del settore, quindi, le proposte di nuove norme su esami e titoli rischiano di restare solo sulla carta se non accompagnate da verifiche concrete sul territorio. Inoltre potrebbero arrivare ad appesantire ancora di più la loro burocrazia, senza toccare l’abusivismo.
I numeri dell’abusivismo
A spingere il tema in Manovra sono soprattutto i dati sull’irregolarità. In Italia il settore dei servizi alla persona, che comprende acconciatura ed estetica, registra un tasso di abusivismo pari al 27,6%, il più alto tra tutti i comparti economici. Una percentuale che supera di molto la media nazionale del lavoro nero, ferma al 14,4%.
Il fenomeno è cresciuto ulteriormente dopo la pandemia, quando le chiusure forzate dei saloni hanno favorito la diffusione di prestazioni a domicilio svolte fuori da ogni controllo. A questo si è aggiunto il proliferare di piattaforme online che promuovono servizi irregolari, spesso in forma ambulante, senza rispettare le normative di settore o i regolamenti comunali.
Proprio per contrastare questa deriva, Confartigianato e Cna, con il patrocinio del ministero delle Imprese e del Made in Italy, hanno avviato nei mesi scorsi una campagna di sensibilizzazione contro l’abusivismo, puntando sulla tutela della salute dei cittadini e sulla sicurezza dei servizi offerti.