Ex Ilva, chiesta proroga della cassa integrazione per 4.450 lavoratori

Acciaierie d’Italia presenta al Ministero la proroga della Cigs per 12 mesi: sindacati in allarme e richiesta di tavolo a Palazzo Chigi

Foto di Giorgio Pirani

Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

Pubblicato:

Acciaierie d’Italia ha chiesto al Ministero del Lavoro la proroga della Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (Cigs) per 4.450 dipendenti, a fronte di una forza lavoro complessiva di oltre 9.700 addetti. L’istanza prevede una durata di 12 mesi, a partire dal 1° marzo 2026, e si inserisce nel contesto della gestione commissariale attualmente in corso.

Perché la cassa integrazione

La società motiva la richiesta affermando:

i concorrenti fattori avversi al regolare e proficuo svolgersi dell’attività produttiva e commerciale hanno provocato e via via aggravato lo squilibrio dei fattori produttivi.

La situazione è resa ancora più complessa dal temporaneo stop fermata degli altiforni 1 e 2 e dallo stop parziale delle batterie di cokefazione, per interventi di manutenzione straordinaria. Attualmente è operativo soltanto l’altoforno 4 dello stabilimento di Taranto.

L’azienda stima che il progressivo riavvio degli impianti non comporterà, almeno nell’immediato, un incremento significativo della produzione. Ad oggi è attestata tra 1,5 e 1,8 milioni di tonnellate annue, un livello insufficiente a sostenere i costi fissi. Per questo motivo, Acciaierie d’Italia ritiene essenziale l’adozione di un piano di risanamento finanziario e di riassetto industriale, indispensabile per garantire la sopravvivenza stessa dell’azienda.

I numeri dei lavoratori

Dei 9.700 lavoratori complessivi, 3.803 operano nel sito di Taranto:

  • 2.559 operai;
  • 801 impiegati e quadri;
  • 403 intermedi.

Gli altri stabilimenti contano:

  • 280 addetti a Genova;
  • 170 a Novi Ligure;
  • 78 a Racconigi;
  • 42 a Marghera;
  • 42 a Milano;
  • 20 a Paderno;
  • 15 a Legnaro.

La sospensione dei contratti interesserà sia il personale diretto sia quello indiretto. La gestione avverrà tramite rotazioni su tutti i siti produttivi, in funzione dei volumi di produzione e delle disponibilità finanziarie.

Anche i siti produttivi a valle del polo di Taranto risentiranno delle attuali difficoltà, con impatti sulla saturazione degli impianti e, di conseguenza, sull’impiego continuativo del personale. La selezione dei lavoratori da avviare alla Cigs sarà effettuata tenendo conto in via prioritaria delle esigenze tecnico-produttive.

Sindacati in allarme

Fim, Fiom e Uilm hanno diffuso una nota in cui denunciano la grave condizione di insicurezza negli stabilimenti e chiedono la riconvocazione del tavolo di confronto a Palazzo Chigi. Le sigle sindacali chiedono che la Cigs sia:

funzionale ad un percorso di rilancio, con gli addetti alle manutenzioni a lavoro e gli stabilimenti in funzione, esattamente come è stato definito nella condivisione del piano di Ripartenza, unico piano a noi noto e condiviso da tutti i soggetti coinvolti nella vertenza.

I sindacati evidenziano inoltre la mancanza di trasparenza sul futuro industriale della società. Dallo scorso 18 novembre, l’unica novità comunicata è stata l’apertura di una trattativa tra i commissari di Ilva As e Adi As e il fondo di investimento Flacks Group. Il tutto però senza il coinvolgimento delle rappresentanze dei lavoratori e senza informazioni dettagliate sul piano industriale, ambientale e occupazionale.

Verso un tavolo di confronto condiviso

Fim, Fiom e Uilm chiedono quindi un tavolo nazionale, unica sede in cui una vertenza così complessa può trovare una soluzione socialmente sostenibile. L’obiettivo dichiarato è quello di definire un “percorso chiaro che consenta di tutelare l’occupazione”.

La situazione di Acciaierie d’Italia resta quindi critica. Il prossimo passo sarà l’avvio del confronto sindacale obbligatorio, mentre i riflettori restano puntati su Palazzo Chigi. Bisognerà capire quali saranno le mosse del Governo e quale ruolo avrà la partecipazione pubblica nel futuro dell’azienda.