Aumento dello stipendio dei professori in arrivo, busta paga più ricca con il nuovo Ccnl

Rinnovo contratto Scuola e Ricerca 2025-2027: aumenti medi di 143 euro e arretrati in arrivo. Le nuove tabelle retributive per i professori dei licei

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo e Consulente del Lavoro abilitato.

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Il rinnovo del contratto del comparto Istruzione e Ricerca entra nel vivo e, dopo anni di attese e trattative spesso complesse, il nuovo tavolo all’Aran con i sindacati potrebbe portare già a una prima intesa sugli aumenti di stipendio. In gioco c’è un pacchetto di risorse significativo destinato a circa 1,3 milioni di lavoratori della pubblica amministrazione, tra cui una fetta rilevante è rappresentata proprio da docenti, personale Ata, ricercatori e personale Afam.

Quanto cresceranno gli stipendi dei professori

Il rinnovo contrattuale del comparto relativo al triennio 2025-2027 sta procedendo con rapidità, per arrivare alla firma definitiva sulla parte economica entro il 1° aprile 2026.  Questa intesa, che coinvolge circa 1,3 milioni di dipendenti pubblici, prevede un aumento medio lordo di 143 euro mensili.

Tuttavia l’entità reale dell’aumento in busta paga non sarà uniforme, poiché le cifre definitive sono modellate sulla base della specifica qualifica professionale e degli anni di esperienza maturati.

Nel settore scolastico, e in particolare nei licei, si osserva una progressione che premia sensibilmente l’anzianità di servizio. Per i docenti laureati:

  • all’inizio del percorso lavorativo l’adeguamento tabellare si attesta a 119,24 euro;
  • con 21-27 anni di esperienza sarà pari a 165,70 euro;
  • con 28-34 anni di servizio si fermerà a 176,67 euro;
  • con più esperienza la cifra sale a 185,38 euro lordi al mese.

Come cambia la busta paga

Gli incrementi di stipendio oggetto delle trattative si andranno a sommare a quelli già in vigore con l’ultimo rinnovo contrattuale, che hanno riconosciuto ai docenti un aumento della retribuzione lorda mensile compreso tra i 120 e i 200 euro.

Anche in questo caso, gli aumenti in busta paga sono stati differenziati in relazione all’anzianità di servizio. Infatti, mentre i neoassunti hanno percepito un incremento di circa 110 euro lordi, i profili con maggiore esperienza hanno raggiunto punte di 185-201 euro. Per le retribuzioni medie, quindi, l’impatto reale oscilla mediamente tra i 70 e i 130 euro mensili netti.

Nonostante l’importanza di un nuovo passo avanti, resta aperto il confronto sulla capacità di tali cifre di compensare l’inflazione registrata nell’ultimo periodo. La categoria dei docenti continua a registrare un importante scarto retributivo rispetto alla media europea, una disparità che appare particolarmente marcata nelle fasi iniziali della carriera e che le attuali trattative sindacali mirano, almeno in parte, a mitigare.

Novità anche per l’organizzazione del lavoro

La trattativa seguirà un percorso in due tappe ben distinte. La prima fase, attualmente in corso, è quella economica e mira infatti a definire cioè gli aumenti stipendiali e le risorse da distribuire. È su questo punto che si punta a chiudere rapidamente.

Una volta raggiunta l’intesa economica, il confronto si sposterà sulla parte normativa del contratto. Qui si entrerà nel merito di temi altrettanto delicati, come organizzazione del lavoro, orari, progressioni di carriera e diritti e tutele del personale. Si tratta di una fase potenzialmente più lunga e complessa, che potrebbe richiedere mesi di confronto tra Aran e sindacati.

Quando arriveranno gli aumenti in busta paga

L’effettivo recepimento degli aumenti in busta paga è strettamente legato alla tempistica della firma definitiva. Qualora l’accordo economico venisse siglato entro il 1° aprile 2026, l’aggiornamento dei cedolini NoiPa potrebbe avvenire in tempi relativamente brevi. Tuttavia, come spesso accade nelle dinamiche del pubblico impiego, è verosimile che l’erogazione materiale avvenga con alcuni mesi di differita rispetto alla sottoscrizione formale.

Questo meccanismo temporale comporterebbe il contestuale versamento degli arretrati maturati a partire dall’inizio del triennio contrattuale, ovvero dal 2025. Di conseguenza, i lavoratori riceverebbero in un’unica soluzione una somma aggiuntiva a titolo di recupero, rendendo l’impatto economico iniziale più consistente rispetto al solo incremento mensile a regime.