Quando i titoli di Stato vanno in prescrizione e si perdono davvero i soldi investiti

Chi trova titoli di Stato molto vecchi spesso pensa di poterli incassare comunque ma la Legge stabilisce tempi precisi dopo i quali non è più possibile ottenere né capitale né interessi

Foto di Alessandra Di Bartolomeo

Alessandra Di Bartolomeo

Giornalista di economia

Giornalista esperta di risparmio, ha maturato una vasta esperienza nella divulgazione di questioni economiche.

Pubblicato:

Chiedi all'AI

Cosa succede se si trovano dei vecchi titoli di Stato dimenticati nel fondo di un cassetto durante un trasloco oppure se si scopre di averli conservati in casa per anni senza averli mai incassati?

Si tratta di una situazione molto più comune di quanto si pensi e proprio per questo Bankitalia riceve annualmente richieste di chiarimento da parte di risparmiatori che vogliono capire se quei titoli hanno ancora valore o se il denaro è oramai perso.

Ecco dunque quando scatta la prescrizione dei titoli di Stato, dopo quanti anni si perde il diritto al rimborso e qual è la differenza con i buoni fruttiferi postali.

Cosa sono i titoli di Stato?

I titoli di Stato sono dei prodotti finanziari emessi dal governo italiano per raccogliere fondi soprattutto per:

  • i servizi pubblici essenziali come le infrastrutture, la sanità e istruzione;
  • rimborsare titoli già emessi nel passato e quindi gestire il debito esistente;
  • coprire il deficit pubblico, se le entrate dello Stato ovvero tasse, imposte e contributi non bastano a sostenere tutte le spese;
  • investire in progetti di sviluppo e in opere pubbliche.

Chi acquista tali titoli presta quindi dei soldi allo Stato che li restituisce alla scadenza insieme agli interessi periodici. Si tratta di investimenti che sono ritenuti tra i più sicuri proprio perché garantiti dallo Stato.

I principali titoli italiani sono:

  • i Btp ovvero i buoni del Tesoro poliennali che sono di medio lungo-periodo (durano infatti fino a 30 anni) e pagano interessi fissi ogni 6 mesi;
  • i Bot, buoni ordinari del Tesoro che durano di solito 3, 6 o 12 mesi, non pagano interessi periodici ma vengono venduti sotto la pari e rimborsati al prezzo nominale;
  • i Ctz, certificati del Tesoro a zero coupon di breve/medio periodo senza cedole che vengono rimborsati alla pari alla scadenza;
  • i Cct, certificati di credito del Tesoro di medio-lungo termine che offrono interessi variabili indicizzati ai tassi di mercato.

Dopo quanti anni i titoli di Stato vanno in prescrizione e non si possono più incassare?

I titoli di Stato cadono in prescrizione dopo 5 anni dalla data di scadenza e non dal giorno del loro ritrovamento.

Anche se si trova un titolo dopo molti anni, quindi, il tempo per chiedere il rimborso potrebbe essere scaduto.

L’articolo 21 del Dpr numero 398 prevede infatti che il diritto al rimborso del capitale investito e degli interessi si estingue dopo cinque anni dalla scadenza.

Ecco un esempio pratico:

Qualora si trovi un Btp scaduto nel 2015, il tempo per richiederne il rimborso era fino al 2020. Dopo tale data, infatti, non è più possibile chiedere né gli interessi e nemmeno la cifra depositata anche se il titolo viene ritrovato tra vecchi documenti o successivamente.

Per i titoli di Stato emessi prima dell’euro le regole sono le stesse?

Nel corso degli anni le regole sulla prescrizione dei titoli di Stato cartacei sono cambiate molto.

La più antica risale al 1910 con Regio decreto numero 536 del 17 luglio che prevedeva scadenze diverse per il capitale e gli interessi: esattamente 30 anni per il primo e 5 anni per i secondi.

In seguito, con la Legge numero 752 del 1957 e il Dpr numero 1343 del 14 febbraio 1963 il termine fu ridotto a 10 anni per il capitale investito e 5 anni per gli interessi maturati.

A partire dagli anni novanta, invece, con le nuove regole per i titoli al portatore (1993) e per quelli nominativi (1998-1999), il termine fu uniformato a 5 anni sia per il capitale che per gli interessi dando così origine alla normativa vigente.

Al giorno d’oggi, la prescrizione dei titoli di Stato cartacei è disciplinata dall’articolo 21 del Testo Unico del debito pubblico (DPR 30 dicembre 2003, n. 398)che fissa un termine di 5 anni dalla data di scadenza o rimborsabilità sia per il capitale sia per gli interessi.

Si possono detenere titoli di Stato cartacei?

La maggior parte dei titoli di Stato oggi non esiste più in formato cartaceo a seguito del processo di dematerializzazione, introdotto per:

  • semplificare la gestione e la custodia dei titoli;
  • ridurre i rischi legati alla perdita o al furto;
  • agevolare i pagamenti degli interessi e dei rimborsi del capitale in quanto essi avvengono in automatico mediante accredito bancario, senza la necessità di presentare cedole o certificati cartacei.

Grazie alla dematerializzazione, poi, la sicurezza e la tracciabilità sono aumentate rendendo più semplice il controllo del proprio portafoglio di investimento.

I titoli di Stato, in ogni caso, sono diventati del tutto elettronici con il decreto numero 213 del 24 giugno 1998. Questo significa che ora tutti i titoli sono registrati mediante iscrizioni contabili che sono gestite dagli istituti di credito e dagli intermediari autorizzati.

Cosa succede agli interessi dopo la scadenza dei titoli

Bankitalia spiega che gli interessi dei titoli di Stato non continuano a maturare dopo la scadenza.

Nel caso in cui, infatti, il risparmiatore chieda il rimborso prima della prescrizione, riceverà comunque solo gli interessi maturati fino alla data di scadenza del titolo, e non quelli successivi.

Per capire meglio il funzionamento è importante sapere cos’è il valore nominale. Quest’ultimo è l’importo scritto sul titolo ovvero la somma che lo Stato promette di restituire alla scadenza. Per esempio, se un Btp ha valore nominale di 1.000 euro, significa che alla scadenza il risparmiatore riceverà proprio 1.000 euro. Anche gli interessi (le cedole) vengono sempre calcolati su questa cifra e non su un importo diverso. Significa quindi che fino alla data di scadenza il titolo produrrà interessi ma dal giorno successivo smetterà di farlo.

Come consultare i dati storici dei titoli di Stato

Nel caso in cui si vogliano consultare i dati storici sui titoli di Stato, lo si potrà fare collegandosi all’area “dati statistici” presente sul sito di Bankitalia. Qui si potranno trovare quelli a partire dal 1989, inclusi i dettagli:

  • sulla composizione dei titoli di Stato;
  • sulla vita media ponderata ;
  • sulle aste dei principali titoli ovvero Ctz, Bot, Btp, Cct, Ccteu.

Tali informazioni permettono di capire l’evoluzione dei titoli di Stato nel tempo e di confrontare i diversi strumenti in base a caratteristiche storiche e finanziarie.

Che differenza c’è tra prescrizione di titoli di Stato e buoni postali

Molti risparmiatori credono che i buoni fruttiferi postali e i titoli di Stato seguano le medesime regole ma non è così.

I buoni postali di tipo cartaceo, infatti, hanno un termine più lungo che è di 10 anni dalla scadenza del titolo. Trascorso tale periodo, si perde il diritto sia di chiedere il rimborso del capitale investito che gli interessi nel frattempo maturati.

La differenza tra i due nasce dalla normativa che disciplina ciascun strumento.

I titoli di Stato sono regolati dal testo Unico sul debito pubblico che ha fissato un termine di prescrizione molto breve che, come abbiamo spiegato, è di 5 anni.

I buoni postali, invece, essendo degli strumenti di risparmio investimento emessi da Poste Italiane ma garantiti dallo Stato Italiano seguono invece regole diverse, stabilite dall’articolo 6‑ter del Decreto Ministeriale 6 ottobre 2004.