Riscaldamenti, quando si spengono in tutt’Italia: il calendario e cosa cambia

Le date limite per lo spegnimento dei termosifoni variano a seconda delle zone climatiche in cui è diviso il nostro Paese. Si va dal 15 marzo al 15 aprile, con alcune eccezioni

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Maurizio Perriello

Giornalista politico-economico

Giornalista e divulgatore esperto di geopolitica, guerra e tematiche ambientali. Collabora con testate nazionali e realtà accademiche.

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Oltre alla proverbiale rondine, l’arrivo della primavera porta con sé anche una domanda ricorrente: fino a quando si possono tenere accesi i riscaldamenti in Italia? Nel 2026 non esiste una data unica per tutti, ma un calendario che varia da metà marzo a metà aprile in base alla zona climatica.

Le prime città hanno iniziato a disattivare i termosifoni già dal 15 marzo, mentre in molte aree del Centro-Nord si potrà attendere fino al 15 aprile.

Le regole del 2026 per il riscaldamento domestico

Le prime aree italiane a dire stop ai termosifoni saranno naturalmente quelle classificate come le più calde a livello metereologico. Nelle zone classificate con la A, come Lampedusa, lo spegnimento è fissato al 15 marzo.

Subito dopo tocca alle zone B e C, che comprendono molte città del Mezzogiorno come Palermo, Napoli e Bari. In questo caso i riscaldamenti domestici devono essere spenti entro il 31 marzo.

In pratica, gran parte dell’Italia meridionale e delle Isole conclude la stagione termica proprio a marzo, mentre il resto del Paese potrà considerarsi in “inverno prolungato” ancora per alcune settimane, almeno per quanto riguarda il termostato di casa.

Il calendario per zone climatiche

Il calendario dello spegnimento dei riscaldamenti è stabilito dal DPR 412/1993 e divide l’Italia in sei zone climatiche, dalla A (più calda) alla F (più fredda). Le date di spegnimento stabilite per il 2026 dunque sono:

  • Zona A: 15 marzo
  • Zona B: 31 marzo
  • Zona C: 31 marzo
  • Zona D: 15 aprile
  • Zona E: 15 aprile
  • Zona F: nessun limite

Città come Milano, Torino e Bologna rientrano ad esempio nella zona E e dovranno quindi spegnere i termosifoni entro il 15 aprile. Stesso discorso e stessa scadenza anche per Roma (zona D), salvo eventuali ordinanze locali.

Perché non si stabilisce una data unica per tutta Italia

La differenza tra Nord e Sud dipende da un criterio tecnico legato ai cosiddetti “gradi giorno”, che misurano il fabbisogno energetico per riscaldare gli edifici. Più alto è questo valore, più a lungo è consentito tenere accesi i termosifoni.

Le considerazioni sono sostanzialmente empiriche e intuibili. Per ovvi motivi di temperature medie, nelle zone alpine (zona F) non esiste alcun limite fisso. Nella Pianura Padana la stagione invernale risulta climaticamente più lunga, mentre nel Sud Italia risulta mediamente non necessario l’utilizzo prolungato dei termosifoni.

In altre parole, il calendario del riscaldamento domestico è dettato da una regolazione nazionale basata sul clima reale, non sulla semplice posizione geografica.

Cosa succede nei condomini e per gli impianti autonomi

Per gli impianti centralizzati, tipici dei condomini, lo spegnimento segue il calendario previsto dalla legge. Tuttavia la decisione operativa spetta al singolo amministratore o all’assemblea condominiale.

In presenza di condizioni meteo particolari i sindaci possono autorizzare deroghe temporanee, consentendo di tenere accesi i riscaldamenti anche oltre la data ufficiale. A patto però che i termosifoni lavorini per un numero ridotto di ore giornaliere.

Per gli impianti autonomi, invece, la gestione è più flessibile: è possibile accendere o spegnere il riscaldamento in base alle esigenze, purché nel rispetto delle temperature massime previste dalla normativa.

Il consiglio principe resta quello di verificare sempre eventuali ordinanze locali e monitorare le condizioni meteo, soprattutto nelle settimane di transizione tra inverno e primavera.