Ora legale 2026, quando cambia: 80 milioni risparmiati e progetto abolizione

Scatta l’ora legale 2026. Orologi avanti di un’ora, più luce la sera e risparmi energetici di milioni di euro. E la si vuole rendere permanente

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

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Nella notte tra sabato 28 e domenica 29 marzo 2026 torna l’ora legale. Alle 2 di mattina gli orologi avanzano di un’ora, portandosi alle 3: si dorme un’ora in meno, ma si guadagna un’ora di luce in più la sera. Il prossimo appuntamento con il ritorno all’ora solare è fissato per domenica 25 ottobre.

Lo spostamento delle lancette

Chi possiede ancora orologi a lancette o radiosveglie dovrà ricordarsi di regolarli manualmente, mentre smartphone, tablet e dispositivi digitali si aggiorneranno automaticamente, avendo già memorizzato il calendario con le date del cambio.

Domenica sera, per fare un esempio concreto, il sole tramonterà “astronomicamente” attorno alle 18.30. Grazie all’ora legale, però, gli orologi segneranno le 19.30: un’ora di luce in più che cambia sensibilmente la percezione della giornata. Il classico “effetto jet lag”, con qualche giorno di adattamento al nuovo ritmo, resta una conseguenza nota e passeggera.

Nel 2026 l’ora legale resterà in vigore fino alla notte tra il 24 e il 25 ottobre, quando tornerà l’ora solare. In quel caso le lancette verranno spostate indietro di un’ora, dalle 3 alle 2 di notte.

Il risparmio in numeri

La prima conseguenza tangibile dell’ora legale riguarda il fronte energetico. Secondo le stime di Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale, nei sette mesi di applicazione del 2026 il sistema elettrico italiano registrerà un minor consumo di circa 302 milioni di kilowattora. Questo equivale a un beneficio economico stimato in circa 80 milioni di euro.

Il dato diventa ancora più comprensibile se tradotto in termini domestici: quell’energia corrisponde al fabbisogno medio annuo di circa 115.000 famiglie. Il calcolo è effettuato sulla base del prezzo medio dell’energia per il cliente domestico in tutela. Questo valore, fissato da Arera per il primo trimestre 2026, è pari a 26,63 centesimi di euro per kilowattora, al lordo delle imposte. Non va trascurato neanche l’impatto ambientale: si stimano circa 142.000 tonnellate di CO₂ in meno immesse nell’atmosfera.

Il vantaggio non è un fenomeno isolato, ma si accumula anno dopo anno. Guardando al quadro storico, Terna calcola che tra il 2004 e il 2025 l’Italia abbia risparmiato oltre 12 miliardi di kWh, con un beneficio economico complessivo per i cittadini pari a circa 2,3 miliardi di euro. Solo nella stagione 2025, tra marzo e ottobre, la riduzione dei consumi è stata di 310 milioni di kWh, corrispondenti al fabbisogno annuo di circa 120.000 famiglie.

Il dibattito: ora legale permanente?

È su questo sfondo che si inserisce un passaggio politico rilevante. Lo scorso 11 marzo 2026, la X Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati ha approvato l’avvio di un’indagine conoscitiva per valutare gli effetti dell’introduzione permanente dell’ora legale, con scadenza fissata al 30 giugno 2026. Non si tratta ancora di una decisione definitiva, ma rappresenta il primo percorso istituzionale strutturato verso un possibile cambiamento stabile.

Il tema ha radici precedenti. Nel novembre 2025 era già arrivata in Parlamento una proposta sostenuta da 352.000 firme, promossa dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), da Consumerismo No Profit e dal deputato Andrea Barabotti (Lega). L’obiettivo dichiarato è eliminare il doppio cambio stagionale dell’ora, adottando stabilmente l’orario estivo per tutto l’anno.