Anche se il 2025 è stato un anno migliore rispetto ai precedenti, “la qualità dell’aria nelle aree urbane continua a rappresentare una criticità strutturale”. A dichiararlo sono Isde Italia, Kyoto Club e Clean Cities Campaign, che commentano con apprensione i dati del progetto “Cambiamo Aria. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane”. La qualità dell’aria in alcune zone, come nel Nord della penisola, è peggiorata e può avere effetti negativi sulla salute e, scrivono, sulla competitività dei territori. Il quadro, sottovalutato come in questo caso dal governo che potrebbe richiedere una proroga all’entrata in vigore della Direttiva europea sulla qualità dell’aria, non può essere ignorato.
Secondo Paolo Bortolotti, coordinatore del gruppo Isde, l’aria rispetto a dieci anni fa è migliorata, ma restiamo gli ultimi del continente. Lo siamo soprattutto per via dei nuovi limiti europei, che sono la metà rispetto agli attuali presi in esame dallo studio 2025. Guardando al 2026, invece, per Legambiente è un inizio pessimo.
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In quasi tutte le città superati i limiti di inquinanti pericolosi
Lo studio ha preso in esame la qualità dell’aria in 27 città italiane e ha confrontato i dati con i nuovi limiti introdotti dalla Direttiva europea 2024/2881 e con le linee guida dell’Oms. Emerge così che, anche alla luce di segnali di miglioramento, l’esposizione a inquinanti pericolosi c’è e resta elevata in gran parte delle città italiane.
A dettare i valori elevati sono veicoli, riscaldamento degli edifici e trasporto marittimo. Pesano sulla salute pubblica inquinanti come:
- PM2,5;
- NO2;
- PM10.
PM2,5, per esempio, è considerato l’inquinante più pericoloso per la salute e a Milano, Torino e Padova ha superato medie annue superiori alle soglie di sicurezza, quasi il doppio rispetto al limite Ue e quattro volte di più rispetto alle indicazioni Oms.
Non solo la media, ma anche il superamento giornaliero dei limiti:
- a Milano 206 giorni oltre i limiti Ue e Oms;
- a Torino 106 giorni oltre i limiti Ue e 173 giorni oltre i limiti Oms;
- a Padova 103 giorni oltre i limiti Ue e 165 giorni oltre i limiti Oms.
Invece l’NO2 viene superato in tutte le città italiane per almeno metà dei giorni dell’anno, con punte di 356 giorni a Palermo, 351 a Catania e 336 a Genova (perché città portuale). Male anche a Roma (317 giorni), Torino (293 giorni) e Milano (290 giorni). Anche per il PM10 il limite viene superato in tutte le città prese in esame.
Qualità dell’aria nel 2026
Il 2025 aveva fatto ben sperare, con la possibilità di veder migliorare anno dopo anno i dati sulla qualità dell’aria. Purtroppo, comunica Legambiente Lombardia in una nota:
l’inizio del 2026 ci fa ripiombare nei periodi peggiori per l’inquinamento atmosferico in Lombardia.
Nei primi venti giorni dell’anno, in tutta la Regione sono stati registrati livelli di smog sopra la soglia critica per polveri sottili.
La concentrazione media del PM10, si legge, è rimasta costantemente sopra il valore dell’attuale normativa. Uniche eccezioni: Varese e Lecco. I valori peggiori sono stati misurati a:
- Monza;
- Mantova;
- Lodi;
- Milano;
- Cremona.
I livelli si aggirano intorno ai 53-55 µg/mc rispetto ai 20 µg/mc che la nuova direttiva europea impone di raggiungere entro il 2030.
Verso politiche e progetti green
Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia, spiega che i miglioramenti ci sono, ma continuano a essere troppo lenti, soprattutto rispetto ai danni sanitari che l’inquinamento produce. Bisogna, aggiunge, agire in modo definitivo sulle fonti degli inquinanti e per farlo servono politiche più incisive su riduzione del traffico motorizzato e un sostegno alla transizione elettrica su automotive e climatizzazione degli edifici.
I dati Arpa ci dicono che nell’ultimo decennio, grazie al miglioramento delle motorizzazioni, c’è stato un taglio del 30% delle emissioni di NOx (biossido di azoto). Il miglioramento c’è ed è necessario proseguire, ma anche iniziare a toccare i settori intoccabili, come gli allevamenti intensivi (concentrati non a caso vicino a Cremona, Mantova e Lodi) che producono inquinamento da ammoniaca.