Produrre idrogeno dai rifiuti: nasce la prima Hydrogen Valley italiana

L'impianto ha ricevuto l'ok dell'UE e a pieno regime sarà in grado di produrre 20 mila tonnellate di idrogeno all'anno e di abbattere le emissioni di CO2

Foto di Matteo Paolini

Matteo Paolini

Giornalista pubblicista

Nel 2012 ottiene l’iscrizione all’Albo dei giornalisti pubblicisti. Dal 2015 lavora come giornalista freelance occupandosi di tematiche ambientali.

Il futuro di Roma è l’idrogeno. Entro il 2027, infatti, alle porte della Capitale nascerà la prima Hydrogen Valley italiana che sarà in grado di produrre oltre 20mila tonnellate di idrogeno utilizzando i rifiuti urbani. Si tratta di un progetto ambizioso che punta a trasformare la città in una vera e propria “città dell’idrogeno”, in grado di offrire una valida alternativa all’utilizzo del petrolio e del gas.

Cosa prevede il progetto

L’impianto di idrogeno e etanolo di Roma dovrà essere operativo entro la prima metà del 2027. La produzione di idrogeno crescerà in funzione dell’evoluzione della domanda, fino a 20.000 tonnellate annue, riducendo proporzionalmente i volumi di etanolo. L’impianto contribuirà alla chiusura del ciclo dei rifiuti romani, convertendo 200.000 tonnellate/anno di rifiuti solidi non riciclabili in idrogeno e etanolo, riducendo così le emissioni totali di CO2.

Il progetto “IPCEI Hy2Use”

Il progetto europeo “IPCEI Hy2Use” prevede la costruzione di un impianto di waste-to-hydrogen, che sarà finanziato con un contributo di 194 milioni di euro a fondo perduto. La società Nextchem, controllata da Maire Tecnimont, si è aggiudicata la prima tranche di fondi per lo sviluppo dell’impianto. Le prossime fasi riguardano l’avvio dell’attività progettuale e di tutta la permessistica necessaria, in modo da garantire l’entrata in funzione dell’opera nella prima metà del 2027.

Una tecnologia innovativa

La tecnologia del riciclo chimico rappresenta un importante passo avanti nella gestione dei rifiuti solidi. Permette infatti di recuperare materie prime preziose a partire da rifiuti che altrimenti dovrebbero essere smaltiti in discarica o, peggio, esportati.Il processo di riciclo chimico consente di ottenere un gas di sintesi (syngas) a partire dagli elementi idrogeno, carbonio e ossigeno contenuti nei rifiuti. Da questo gas è possibile ricavare diversi prodotti, tra cui etanolo, metanolo e idrogeno.Si tratta di una tecnologia innovativa che può contribuire in modo significativo alla riduzione dell’impatto ambientale dei rifiuti solidi.

L’impatto ambientale

Il processo di produzione di etanolo da rifiuti organici è sicuramente una soluzione migliore dal punto di vista ambientale rispetto alla termovalorizzazione. Infatti, le emissioni di CO2 sono molto inferiori rispetto a quelle che si avrebbero con un impianto di termovalorizzazione. Inoltre, anche le emissioni di altri inquinanti sono ridotte, poiché il syngas prodotto deve essere altamente purificato prima di poter essere utilizzato in altre applicazioni.

I campi di utilizzo dell’idrogeno e dell’etanolo

L’idrogeno è un gas inodore, incolore e infiammabile che può essere utilizzato in molti modi diversi. Può essere compressato e trasportato facilmente, rendendolo ideale per alimentare celle a combustibile o vettori energetici per automobili. Inoltre, è uno degli elementi chimici più utilizzati dalle industrie, sia come solvente che come additivo ai carburanti.

L’etanolo è un solvente di larghissimo utilizzo, può essere utilizzato in addizione ai normali carburanti per dare una quota verde, ma è un solvente, quindi un chemicals di largo impiego.

Le realtà coinvolte nella Hydrogen Valley di Roma

Il progetto europeo sulla valorizzazione dei rifiuti e la produzione di idrogeno prevede un contributo di circa 4 milioni di euro destinati alla ricerca e allo sviluppo di questa tecnologia. I partner scientifici coinvolti, tra cui Enea, Fondazione Bruno Kessler e Università La Sapienza di Roma, lavoreranno insieme per ulteriori miglioramenti. Questo importante progetto di interesse comune europeo sosterrà le attività del Gruppo Maire Tecnimont, che diventerà un leader mondiale nella valorizzazione dei rifiuti e nella produzione di idrogeno e altri prodotti chimici, riducendo significativamente le emissioni di CO2.

Un modello da seguire

Il progetto di Maire Tecnimont e NextChem, unico al mondo, rappresenta un passo avanti importante nello sviluppo di tecnologie che combinano economia circolare e chimica verde. I due Paesi sono pionieri nella decarbonizzazione dell’industria hard-to-abate, con un modello che potrà essere replicato in altri Paesi. L’ad di Maire Tecnimont e NextChem, Alessandro Bernini, ha dichiarato che questo progetto rappresenta una pietra miliare nello sviluppo delle tecnologie sostenibili.

I prossimi passi

La Commissione europea ha dato il via libera al piano di NextChem per la costruzione di un impianto di produzione di idrogeno verde, impianto che dovrebbe entrare in funzione entro la metà del 2027.

Sullo sfondo resta incerto il destino del termovalorizzatore proposto dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri. L’impianto, che dovrebbe avere una capacità di 600mila tonnellate all’anno, suscita perplessità tra chi è favorevole alla sua realizzazione. Si tratta di un impianto particolarmente grande, che potrebbe comportare diversi problemi.