Nei prossimi decenni le Olimpiadi invernali non si potranno svolgere in alcune città. O meglio, si potranno organizzare, ma la neve non ci sarà e dovrà essere creata quasi tutta artificialmente. Oltre alla sostenibilità ambientale, si presenta un altro problema, ovvero la sostenibilità dei costi di una simile operazione. Non è un problema nuovo e già due anni fa la Cnn aveva realizzato un’analisi basandosi sui dati di Carbonplan, dai quali emergeva l’impossibilità di organizzare giochi olimpici, non solo invernali ma anche estivi, in città dove le temperature aumenteranno tanto da rendere pericoloso lo svolgimento delle gare.
Il troppo caldo diventa un problema per tutti i giochi olimpici ma, vista la vicinanza con le prossime Olimpiadi invernali, che si terranno a Milano-Cortina dal 6 al 22 febbraio, scopriamo dove non si potranno più tenere, o non a costi sostenibili, i futuri giochi invernali.
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Sport invernali a rischio
Il cambiamento climatico rende difficile immaginare di poter organizzare i futuri giochi olimpici invernali nelle stesse località che li hanno ospitati nelle scorse edizioni. Si assottiglia così la lista dei luoghi che possono ospitarli in futuro. In uno studio condotto dall’Università del Surrey, in Inghilterra, e pubblicato nel 2021, viene spiegato perché, se non si rispetteranno i limiti delle emissioni di gas climalteranti (come previsto dall’Accordo di Parigi sul clima), delle 21 località che hanno ospitato i giochi invernali dal 1924 solo una potrebbe organizzarli ancora: Sapporo, in Giappone.
Già nel 2021 Cortina d’Ampezzo, dove si terranno le Olimpiadi Milano-Cortina 2026, veniva considerata fuori dalla lista delle location. A dirlo non è solo la ricerca inglese, ma gli atleti stessi. Secondo questi, la temperatura ideale per svolgere le attività agonistiche non deve scendere al di sotto dei -20 °C e non deve superare i 10 °C, perché è considerato troppo caldo. Anche se le temperature a Cortina nella settimana delle Olimpiadi sono attese proprio nel range considerato ottimale per gli atleti, il problema è che non c’è la neve.
Mancano due settimane all’inizio delle Olimpiadi invernali e, oltre alle impalcature, un’altra cosa che salta subito agli occhi è l’assenza di neve. La maggior parte di quella visibile è artificiale e per produrla saranno impiegati 1,2 milioni di metri cubi di acqua (secondo Legambiente 1 m³ d’acqua genera in media circa 2 m³ di neve).
Non c’è abbastanza neve per le Olimpiadi invernali
Il Comitato olimpico internazionale (Cio) sta valutando diverse soluzioni per non dover dire addio ai giochi invernali e ai guadagni che genera per i territori. Una soluzione sembra essere la creazione di una lista di sedi idonee tra le quali far ruotare i giochi negli anni. Un’altra è anticipare la stagione, soprattutto per i giochi paralimpici che si svolgono a marzo, ormai troppo tardi rispetto alle condizioni climatiche.
Quest’ultima strategia potrebbe permettere di allungare la lista dei luoghi nei quali è ancora possibile svolgere delle Olimpiadi invernali senza spendere cifre folli per la neve artificiale. Una ricerca condotta dall’Università di Waterloo e dall’Università di Innsbruck ha fotografato la situazione: delle 93 località montane dotate delle infrastrutture necessarie per lo svolgimento degli sport invernali di alto livello, solo 52 hanno la profondità di neve e la temperatura adeguata per ospitare le Olimpiadi invernali nel 2050.
Sempre secondo lo studio, nel 2080 il numero di queste località montane potrebbe scendere a 30. Se si guarda ai giochi paralimpici invernali la situazione diventa ancora più difficile, visto che questi iniziano due settimane dopo la conclusione delle Olimpiadi invernali. Per questo iniziare i giochi paralimpici e olimpici almeno 2-3 settimane prima può raddoppiare il numero di località che soddisfano i criteri.
Quali città non potranno più ospitare i giochi invernali?
La lista delle località e la soluzione delle tempistiche tengono comunque già in considerazione un avanzato innevamento artificiale. Lo studio ci dice così che non esistono più località in grado di ospitare in modo affidabile gli sport senza fare affidamento sull’innevamento artificiale.
Entro il 2050 non potranno ospitare i giochi invernali, perché climaticamente inaffidabili o rischiose, le località di:
- Chamonix, in Francia;
- Garmisch-Partenkirchen, in Germania;
- Sochi, in Russia;
- Vancouver, in Canada;
- Palisades Tahoe, in California;
- Sarajevo, in Bosnia-Erzegovina;
- Oslo, in Norvegia.
La neve artificiale non è una soluzione sostenibile
L’innevamento artificiale è ormai una condizione necessaria per aprire e permettere alle attività di non perdere la stagione. Tutto quello che non vede il turista, l’atleta o chi ha comprato il biglietto per le Olimpiadi invernali 2026 è il lavoro che c’è dietro: dagli invasi e le vasche di accumulo, alle pompe, alle tubazioni e alle centraline, fino ai compressori e ai battipista.
Tutto questo ha un costo e già nel 2019, per garantire l’apertura di un impianto, sono stati spesi 3 milioni di euro per l’innevamento (160.000 m³ di neve usando 70.000 m³ d’acqua stoccati in due laghi artificiali). Il costo della sola neve si aggira quindi intorno ai 3-7 euro al metro cubo.
La prima volta che è stata utilizzata neve artificiale ai giochi olimpici è stato nel 1980 a Lake Placid, nello Stato di New York; nel 2022, invece, si è fatto quasi esclusivamente affidamento sull’innevamento artificiale a Pechino. Per Cortina, il Comitato ha previsto di produrre 2,4 milioni di metri cubi di neve. Nel 1956 la stessa località non utilizzò neve artificiale e ci si limitò a spostare con dei camion la neve dalle Dolomiti.
L’Europa è il continente che si sta riscaldando più velocemente e, per produrre la neve, è necessaria un’enorme quantità di acqua ed energia. Questa produzione può peggiorare il cambiamento climatico, per esempio se viene realizzata a partire da combustibili fossili. Per Milano-Cortina è stato scelto un partner, Enel, che garantisce energia elettrica proveniente interamente da fonti rinnovabili.
Certo, Milano-Cortina 2026 causerà comunque emissioni di gas serra. Secondo Scientists for Global Responsibility, organizzazione indipendente composta da scienziati e dal think tank New Weather Institute, saranno pari a circa 930.000 tCO2e (tonnellate di anidride carbonica equivalente). Sulla base delle ricerche sul clima, questo dato causerà nei prossimi anni una perdita di:
- circa 2,3 chilometri quadrati di manto nevoso;
- oltre 14 milioni di tonnellate di ghiaccio glaciale.
Cosa farà il Comitato olimpico
Al Cio viene chiesto di ragionare su soluzioni per rendere i giochi invernali più sostenibili. È del Comitato olimpico, dopotutto, il principale interesse nel salvaguardare i giochi invernali nel breve e nel lungo periodo.
In futuro andranno scelte località capaci di ridurre al minimo il consumo di acqua ed elettricità ed evitare lavori su strutture non necessarie. A Milano-Cortina si è scelto di utilizzare sedi già esistenti e ridurre così l’impatto ambientale dei giochi.
In futuro, però, queste soluzioni saranno obbligatorie. Le prossime Olimpiadi si terranno nelle Alpi francesi nel 2030 e a Salt Lake City, nello Utah, nel 2034. Per il 2038 si guarda alla Svizzera, che ha già infrastrutture di qualità.