Case green, le Regioni con più immobili ad alto consumo

Oltre la metà degli immobili italiani rientra nelle classi energetiche peggiori, F e G. In alcune Regioni si registra la concentrazione maggiore di edifici energivori

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Alessandro Mariani

Giornalista green

Nato a Spoleto, dopo una laurea in Storia e una parentesi in Germania, si è stabilito a Milano. Ha avuto esperienze in radio e in TV locali e Nazionali. Racconta la società, con un focus sulle tematiche ambientali.

L’approvazione della direttiva europea sulla performance energetica degli edifici potrebbe richiedere la ristrutturazione di milioni di edifici in Italia, soprattutto quelli in classe F e G, le due categorie meno efficienti. Secondo i dati raccolti dall’Enea, oltre la metà del patrimonio edilizio italiano si trova in queste due classi energetiche, e ci sono ancora edifici che non sono stati considerati nell’indagine e che sono ancora meno efficienti. La certificazione energetica della casa è un documento obbligatorio per la costruzione di nuove abitazioni, la vendita o l’affitto dell’immobile o la richiesta di agevolazioni pubbliche per un intervento di ristrutturazione.

La prestazione energetica viene misurata considerando il utilizzo di energia elettrica e analizzando i consumi legati alla climatizzazione invernale ed estiva, alla ventilazione e alla produzione di acqua calda sanitaria. La classe energetica G è la peggiore, e viene ottenuta da edifici piuttosto datati, costruiti oltre 40 anni fa, caratterizzati da una elevata dispersione termica e da costi considerevoli per riscaldare e raffrescare l’immobile in inverno e in estate. La direttiva europea sulla performance energetica degli edifici segna una svolta politica e ambientale, rappresentando un passo importante verso la riduzione delle emissioni di anidride carbonica e il miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici.

Dove si trovano le abitazioni a più alto consumo in Italia

La direttiva europea sulla performance energetica degli edifici richiederà, salvo deroghe, un efficientamento energetico di moltissime abitazioni in Italia. Secondo i dati raccolti dall’Enea, questa direttiva potrebbe interessare soprattutto le Regioni Toscana, Lazio, Liguria, Umbria e Molise, che hanno il maggior numero di costruzioni in classe F e G, le due categorie meno efficienti. Sempre per l’Enea, oltre la metà del patrimonio edilizio italiano si trova in queste due classi energetiche, e ci sono ancora edifici che non sono stati considerati nell’indagine e che sono ancora meno efficienti.

L’Enea ha creato un database chiamato Sistema informativo sugli attestati di prestazione energetica che fa riferimento a quasi 5,5 milioni di edifici. Dai dati si evince che più di un immobile su due si trova in classe energetica F o G. La direttiva europea sulla performance energetica degli edifici è stata introdotta perché gli edifici sono responsabili di quasi il 40% delle emissioni di anidride carbonica collegate ai consumi energetici. Questo significa che la maggior parte dell’inquinamento è causato dagli edifici. In Italia, questa percentuale scende al 17%, ma c’è ancora molto da fare.

Conseguenze europee della direttiva sulla performance energetica degli edifici

Alcune norme per aumentare l’efficienza energetica sono già state introdotte a livello di singoli Paesi. Ad esempio, dal primo gennaio di quest’anno in Francia non è possibile affittare alcune abitazioni particolarmente energivore. La direttiva europea sulla performance energetica degli edifici segna anche una svolta politica, poiché si disegna una nuova maggioranza. Il centrodestra italiano ha votato compatto contro la direttiva, anche se Forza Italia è formalmente parte della maggioranza a sostegno della Commissione europea.

La stessa dinamica di voto si era verificata in occasione dello stop alla vendita di auto con motore a combustione interna dal 2035. Questo significa che il voto dell’Europarlamento non segna solo una svolta ambientale ed economica, ma anche una svolta politica. L’approvazione della direttiva europea sulla performance energetica degli edifici è sicuramente un passo importante verso la riduzione delle emissioni di anidride carbonica e il miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici. Tuttavia, ci sono ancora molti edifici in Italia che necessitano di un efficientamento energetico, e questa direttiva può aiutare a farlo.

Cos’è la certificazione energetica degli edifici

La certificazione energetica della casa è un documento che attesta l’efficienza energetica dell’edificio, indicando quanto un immobile è in grado di utilizzare l’energia in modo ottimale e sostenibile. In base alla valutazione dell’indice di prestazione energetica globale (EP) e di un punteggio di efficienza energetica compreso tra 1 e 10, l’edificio viene classificato in una delle dieci categorie energetiche, dalla A4 (la migliore) alla G (la peggiore).

La redazione della classe energetica è obbligatoria in alcune circostanze, come per la costruzione di nuove abitazioni, la vendita o l’affitto dell’immobile o la richiesta delle agevolazioni pubbliche per un intervento di ristrutturazione. Come abbiamo visto, L’EP viene misurato considerando il consumo energetico minimo e massimo, analizzando i consumi legati alla climatizzazione invernale ed estiva, alla ventilazione e alla produzione di acqua calda sanitaria. La qualità dei materiali utilizzati nell’abitazione, il tipo di infissi, la presenza di fonti di energia rinnovabile ed eventuali interventi di efficientamento possono incidere nel calcolo.

Le classi energetiche degli immobili

La classe energetica G è la peggiore, e viene ottenuta da edifici piuttosto datati, costruiti oltre 40 anni fa, caratterizzati da una elevata dispersione termica e da costi considerevoli per riscaldare e raffrescare l’immobile in inverno e in estate. Gli immobili in classe energetica F sono anch’essi poco performanti e dotati di impianti termici non efficienti, senza alcuna fonte di energia rinnovabile. Anche se leggermente migliori della classe G, non sono ancora abitazioni sostenibili dal punto di vista ambientale ed economico.

Le abitazioni di classe energetica E rappresentano la maggior parte degli immobili presenti oggi nel nostro Paese, realizzati tra gli anni ’70 e ’90, dotati di un impianto di riscaldamento a gas metano e di un livello di isolamento termico superiore rispetto alle case di classe G e F, tuttavia non ancora sufficientemente efficienti. La classe D si riferisce agli stessi edifici della classe E, ma con un migliore isolamento termico dell’immobile, grazie alla coibentazione più efficace che riduce il fabbisogno energetico.

Le case omologate di classe C sono immobili che iniziano ad essere più efficienti, in quanto sono state introdotte alcune migliorie, come la sostituzione del vecchio impianto di riscaldamento con uno più efficiente, l’installazione di finestre a doppio vetro o l’adozione di fonti di energia rinnovabile. Le case di classe B e A sono le più efficienti, in grado di utilizzare l’energia in modo ottimale e sostenibile, con conseguenti risparmi in termini economici e ambientali.