Superbonus, controlli del Fisco: sequestrati 9,3 miliardi e benefici a rischio

Mentre finiscono gli effetti del Superbonus 110%, partono verifiche su cantieri, irregolarità e frodi: ecco cosa rischiano oggi i condomìni

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

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L’era del Superbonus 110% è ormai giunta al termine. Dopo anni di incentivi e cantieri aperti in tutta Italia, ora l’attenzione si sposta su chi ha beneficiato dello sconto fiscale più discusso degli ultimi anni. L’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza hanno già fatto partire i controlli, che vedono sotto i riflettori i condomini.

Questo per i loro tempi di realizzazione più lunghi, che li rendono oggi il target principale delle verifiche fiscali. Ma le ripercussioni non riguardano solo chi ha concluso i lavori in prossimità della scadenza.

I condomini nel mirino dell’Agenzia delle Entrate

Oltre alla lunghezza dei lavori, i condomini sono gli unici edifici che, rispettando specifiche condizioni, hanno beneficiato di una proroga per concludere i cantieri fino a dicembre 2025.

Stando ai dati Enea aggiornati a fine ottobre, su quasi 140.000 condomini che hanno intrapreso interventi con il Superbonus, circa il 5% non ha ancora completato i lavori. È proprio su questi casi che si concentrano le verifiche.

Non solo cantieri incompiuti: su cosa vengono fatti i controlli

Tuttavia, l’obiettivo dei controlli non si limita ai cantieri incompiuti.

L’Agenzia delle Entrate, che ha già inviato migliaia di lettere di compliance, guarderà anche il mancato raggiungimento del salto di due classi energetiche e discrepanze nelle asseverazioni, difformità nei materiali utilizzati o dichiarazioni false sullo Stato Avanzamento Lavori.

Anche un errore tecnico può comportare la perdita del diritto all’agevolazione.

L’ombra delle frodi: 9,3 miliardi di crediti fantasma sequestrati

Accanto ai controlli per inadempienze tecniche, prosegue senza sosta l’attività di contrasto alle frodi sistemiche.

La Guardia di Finanza, in sinergia con l’Agenzia delle Entrate, ha aggiornato il contatore dei crediti d’imposta fantasma sequestrati a ben 9,3 miliardi di euro.

Si tratta di montature fraudolente costruite attorno a “società cartiere”, create per emettere fatture per operazioni inesistenti e generare crediti per ignari terzi, per poi svanire nel nulla.

Questi illeciti rischiano di travolgere anche i condòmini in buona fede; se i lavori risultano inesistenti o irregolari, si trovano loro a dover rispondere del mancato diritto al bonus.

Perdita del Superbonus, restituzione, sanzioni e interessi

Le conseguenze per i condomini in difetto sono pesanti. Il rischio più immediato riguarda gli edifici i cui lavori non verranno completati entro i termini:

  • si perde il diritto al Superbonus;
  • chi ha già utilizzato il credito in dichiarazione dei redditi dovrà restituire integralmente le somme, maggiorate di sanzioni (25%) e interessi.

C’è un dettaglio cruciale, spesso fonte di grande difficoltà per le famiglie: la sanzione non può essere rateizzata va versata in un’unica soluzione.

Molti si troverebbero così a dover restituire somme che non hanno mai materialmente incassato. Il credito è stato infatti ceduto alle imprese attraverso lo sconto in fattura o la cessione del credito.

La responsabilità, dal punto di vista fiscale, ricade in via primaria sui condòmini, in quanto committenti legali dei lavori (approvati in assemblea).

Anche affidandosi a professionisti e imprese terze, sono loro gli unici soggetti a cui l’Agenzia delle Entrate può rivolgersi per la restituzione. Le aziende o i tecnici inadempienti risponderanno per le loro responsabilità (civili e penali), ma questo non esonera i proprietari dall’obbligo verso il Fisco.

Il costo del Superbonus per lo Stato

Nato come misura straordinaria durante la pandemia, il Superbonus non sarà rinnovato per il 2026, salvo una proroga per le zone terremotate.

Il governo Meloni ne ha sempre criticato l’impatto sui conti pubblici, per via del costo elevato e della crescita del debito implicito.

Gli effetti di questa spesa, come sottolineato dal ministro Giorgetti, continueranno a pesare sulla finanza pubblica anche nei prossimi anni, per via dei crediti maturati negli anni passati.