Bonus elettrodomestici 2026, come richiederlo con una ristrutturazione e i requisiti

Confermato per il 2026 il bonus elettrodomestici, che permette di ottenere una detrazione Irpef del 50% dopo una ristrutturazione

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Pierpaolo Molinengo

Giornalista

Giornalista specializzato in fisco, tasse ed economia. Muove i primi passi nel mondo immobiliare, nel occupandosi di norme e tributi, per poi appassionarsi di fisco, diritto, economia e finanza.

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Il bonus elettrodomestici permette di ottenere una detrazione Irpef del 50% sull’acquisto di grandi elettrodomestici (come forni, lavastoviglie e lavatrice) destinati a un immoble che sia stato oggetto di interventi di ristrutturazione edilizia. Il limite massimo di spesa agevolabile è pari a 5.000 euro.

Come funziona il bonus elettrodomestici

Parte del più ampio bonus mobili ed elettrodomestici, al bonus elettrodomestici possono accedere i contribuenti che abbiano effettuato dei lavori di ristrutturazione in casa, grazie ai quali abbiano ottenuto delle detrazioni al 50% (per la prima casa) o al 36% (per gli altri immobili).

Possono accedere all’agevolazione i proprietari, gli inquilini e gli altri soggetti che hanno beneficiato della detrazione per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio. Non sono previsti dei limiti di reddito o di Isee per accedere a questa agevolazione.

È possibile fruire del bonus elettrodomestici per più immobili, purché ognuno di essi sia stato oggetto di una manutenzione straordinaria o di lavori di ristrutturazione. Il tetto massimo su cui calcolare la detrazione Irpef del 50% è di 5.000 euro per ogni singola unità immobiliare.

I requisiti per ottenere la detrazione Irpef

Requisito cardine per accedere al bonus elettrodomestici è che l’acquisto risulti essere collegato a interventi di recupero del patrimonio edilizio.

Fattori determinanti per accedere all’agevolazione sono:

  • la data di inizio dei lavori, che deve essere necessariamente antecedente a quella di acquisto dei mobili e degli elettrodomestici;
  • la pertinenza degli acquisti, che devono riguardare esclusivamente gli arredi dell’immobile oggetto dei lavori di ristrutturazione.

Quali elettrodomestici sono ammessi

Oggetto dell’agevolazione sono i cosiddetti beni bianchi e gli apparecchi per la cottura o il riscaldamento, tra i quali rientrano quelli utilizzati per:

  • la cottura e la conservazione, come frigoriferi, congelatori, forni elettrici, forni a microonde, piani cottura elettrici o a induzione, piastre riscaldanti e cappe estraibili;
  • il lavaggio, come lavatrici, asciugatrici e lavastoviglie;
  • la climatizzazione e il riscaldamento, come ventilatori elettrici, apparecchi per il condizionamento, radiatori elettrici, stufe elettriche.

I dispositivi che abbiamo appena elencato, per poter essere ammessi alle detrazioni, devono rispettare alcune classi energetiche e rientrare nelle categorie che sono state definite direttamente dall’Agenzia delle Entrate.

I requisiti minimi di efficienza energetica richiesti per il 2026 sono i seguenti:

  • i forni devono essere in classe A o superiore;
  • per le lavatrici, lavasciuga e lavastoviglie è necessaria la classe E o superiore;
  • i frigoriferi e i congelatori devono appartenere alla classe F o superiore;
  • le asciugatrici devono essere in classe E;
  • per i piani cottura elettrici e i microonde, invece, non è prevista una classe minima obbligatoria, ma devono essere nuovi.

Quali elettrodomestici sono esclusi

Alcune tipologie di elettrodomestici sono esclusi dalla detrazione al 50%. Non è possibile ottenere l’agevolazione per i piccoli elettrodomestici, con la sola eccezione dei forni.

Sono esclusi inoltre:

  • gli elettrodomestici che appartengono a classi energetiche non a norma, come i forni sotto la classe A o i frigoriferi sotto la F;
  • eventuali acquisti effettuati in contanti o con mezzi che che non permettono il tracciamento;
  • beni usati;
  • eventuali acquisti senza una precedente ristrutturazione.

È necessario poi prendere in considerazione una serie di limitazioni che ha previsto il legislatore:

  • acquisti di elettrodomestici effettuati per uffici o negozi e in genere per beni che sono destinati a immobili non residenziale o per uso professionale (quando viene utilizzata la partita Iva in fattura);
  • le semplici spese di trasporto e montaggio, nel caso in cui non siano accompagnate dall’acquisto del bene;
  • gli importi che superano il tetto massimo di 5.000 euro per unità immobiliare.

Come si ottiene la detrazione

Per accedere al bonus elettrodomestici è necessario seguire una serie di passaggi fondamentali ben precisi.

Pagamento tracciabile

Condizione indispensabile per non perdere il diritto alla detrazione è effettuare il pagamento in modo tracciabile: possono essere utilizzati il bonifico bancario o postale, la carta di debito (bancomat) o la carta di credito.

Anche se non è necessario utilizzare il bonifico parlante che si adopera per le ristrutturazioni, è consigliabile utilizzare una formula che faccia riferimento alla norma (articolo 16, comma 2, del Dl 63/2013) e indichi il codice fiscale del beneficiario e la partita Iva del rivenditore.

Comunicazione Enea

Quando gli elettrodomestici acquistati comportano un risparmio energetico – come possono essere le lavatrici o le lavastoviglie – è necessario inviare i dati tecnici all’Enea:

  • la comunicazione deve essere effettuata entro 90 giorni dalla data di acquisto o di installazione;
  • l’invio deve avvenire in modalità telematica utilizzando il portale ufficiale dell’Enea.

Dichiarazione dei redditi

Lo sconto in fattura o la cessione del credito non si applicano al bonus elettrodomestici. Il rimborso non avviene immediatamente, ma è una detrazione d’imposta (dell’Irpef nello specifico) che arriva dopo aver presentato la dichiarazione dei redditi:

  • le spese sostenute nel corso del 2026 devono essere indicate all’interno del Modello 730 o del Modello Reddi PF che si presenteranno nel 2027;
  • la detrazione del 50% viene suddivisa in 10 quote annuali di pari importo.

La conservazione dei documenti

Nel caso in cui l’Agenzia delle Entrate dovesse effettuare dei controlli è necessario conservare la seguente documentazione:

  • le fatture, nelle quali devono riportare la natura, la qualità e la quantità dei beni acquistati;
  • le ricevute di pagamento, tra le quali rientrano copia del bonifico o dell’avvenuta transazione per i pagamenti con carta.
  • la documentazione di addebito, ossia l’estratto conto che provi l’effettiva transazione sul conto corrente.

La misura è oggetto di una recente guida redatta dall’Agenzia dell’Entrate, all’interno della quale sono riportate tutte le informazioni per potervi accedere.