Giorgia Meloni è volata in Africa, disertando la conferenza di Monaco con i leader europei.
La premier ha scelto di partecipare al secondo vertice Italia-Africa, ospitato ad Addis Abeba in Etiopia, sede dell’Unione africana. A circa due anni dall’avvio operativo del Piano Mattei, l’incontro rappresenta il primo momento di verifica su risultati.
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Giorgia Meloni in Africa
Ma non solo: la presenza in Etiopia e non a Monaco certifica una scelta, quella di Meloni di accreditarsi come ponte fra l’Europa e l’Africa.
La premier offre una visione che è un cambio di paradigma per l’Occidente: niente “approccio paternalistico” ma collaborazione “da pari a pari” e risultati da raggiungere tramite integrazione tra risorse pubbliche, capitale privato e istituzioni.
Gli obiettivi: aumentare la stabilità geopolitica e garantire vantaggi economici ad ambo le parti puntando sulla gestione di filiere energetiche e migratorie.
All’orizzonte, però, c’è più di un’incognita: anche Russia, Cina e Turchia coltivano ambizioni e interessi in Africa. E qualcuno, fra i partner europei, potrebbe mal digerire l’attenzione dell’Italia per il continente africano. Ogni riferimento alla Francia è puramente voluto: al primo vertice Italia-Africa di Roma del 2024, l’assenza di Macron, che inviò suoi delegati, venne letta da alcuni analisti come un segnale di distacco o di volontà di non dare troppa enfasi a una leadership italiana sul continente.
Cosa è diventato il Piano Mattei
Il Piano Mattei viene presentato come piattaforma operativa multilivello: 14 Paesi partner, progetti bilaterali e iniziative regionali, focus su energia pulita, sicurezza alimentare, acqua, infrastrutture fisiche e digitali, sanità, formazione e occupazione giovanile.
L’architettura finanziaria si fonda su un mix di risorse pubbliche italiane, capitali privati e cooperazione con grandi istituzioni multilaterali come la Banca Mondiale e la Banca Africana di Sviluppo. La logica è quella di chiudere i rubinetti delle sovvenzioni a pioggia di concentrare investimenti in progetti specifici che portino risultati tangibili entro tempi certi. In sintesi: no alla beneficenza, sì ai partenariati industriali.
Il dossier energetico è il cuore geopolitico del Piano Mattei: tra i progetti di punta figurano l’impianto fotovoltaico Abydos II in Egitto (1 GW con accumulo), il collegamento elettrico sottomarino Elmed tra Italia e Tunisia e il finanziamento al Kenya per le strategie climatiche. Obiettivo collaterale, ma non secondario, è rafforzare il ruolo dell’Italia come hub mediterraneo dell’energia tramite i corridoi del gas.
Ad esempio, il Corridoio di Lobito che connette Angola, Zambia e Repubblica Democratica del Congo non è visto solo come infrastruttura di trasporto, ma leva per spingere lo sviluppo africano sul commercio e sulla trasformazione delle materie prime legate alla transizione verde come rame, cobalto e altri minerali.
Il nodo delle migrazioni
Nel discorso pronunciato da Giorgia Meloni ad Addis Abeba c’è anche un riferimento alle migrazioni: la premier ha parlato della “libertà di non migrare”, così da non alimentare gli appetiti dell’Occidente che cerca “manodopera a basso costo”:
un obiettivo che tutti consideriamo fondamentale, cioè garantire a donne e uomini di questo continente una libertà che è stata spesso negata loro, la libertà di scegliere di rimanere nel loro Paese per contribuire alla sua crescita senza essere costretti a lasciarlo, spesso pagando trafficanti nel tentativo di attraversare il Mediterraneo… Chi crede che la migrazione sia necessaria e indispensabile agisce in modo egoista. Se i giovani lasciano la loro terra e il loro popolo inseguendo la promessa di una vita migliore, cosa ne sarà della storia e cultura del Paese che hanno abbandonato? Queste parole non sono le mie, non quelle di un leader politico, ma di un figlio orgoglioso dell’Africa, il cardinale guineano Robert Sarah.