I vincitori del Premio Nobel per l’Economia 2022: cosa hanno scoperto e quanto vincono

La Royal Academy svedese ha deciso di assegnare il Premio Nobel per l'Economia a tre economisti di calibro internazionale

Assegnato anche il Nobel per l’Economia. La Royal Academy svedese ha deciso di assegnare lo Sveriges Riksbank Prize in Economic Sciences, cioè il Premio Nobel per l’Economia, a tre economisti di calibro internazionale. Si tratta di Ben S. Bernanke, ex capo della Fed, proveniente dalla Brookings Institution, Washington; Douglas W. Diamond, dell’Università di Chicago; e Philip H. Dybvig, della Washington University di St. Louis, per la loro ricerca su banche e crisi finanziarie.

Premio Nobel Economia 2022: chi sono i vincitori e quanto vincono

Ben S. Bernanke, nato nel 1953 ad Augusta, USA, ha un dottorato di ricerca 1979 presso il Massachusetts Institute of Technology e viene ricordato per aver ricoperto la carica di capo della Federal Reserve, la Banca centrale Usa; Douglas W. Diamond, classe ’53, ha un dottorato conseguito nel 1980 presso l’Università di Yale; Philip H. Dybvig, nato nel 1955, ha un dottorato preso nel 1979 presso l’Università di Yale.

Secondo quanto chiarito dall’Academy, le loro scoperte hanno migliorato il modo in cui siamo in grado di affrontare le crisi finanziarie. I tre esperti che si sono aggiudicati il prestigioso riconoscimento “hanno notevolmente migliorato la nostra comprensione del ruolo delle banche nell’economia, in particolare durante le crisi finanziarie”.

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I tre esperti si aggiudicano così il Premio Nobel per l’Economia 2022, portandosi a casa 10 milioni di corone svedesi, pari a circa 911mila euro, da dividersi in parti uguali.

Cosa hanno scoperto

Una scoperta importante nella loro ricerca è il motivo per cui è fondamentale evitare i crolli delle banche. Affermazione solo in apparenza banale. La moderna ricerca bancaria chiarisce perché abbiamo le banche, come renderle meno vulnerabili nelle crisi e come i crolli delle banche finiscano con l’esacerbare le crisi finanziarie.

Le basi della ricerca dei tre economisti erano state gettate nei primi anni ’80. Perché l’economia funzioni, i risparmi devono essere convogliati verso gli investimenti. Tuttavia, qui c’è un conflitto: i risparmiatori, ma anche le imprese e gli investitori, vogliono l’accesso immediato ai loro soldi in caso di esborsi imprevisti.

Nella loro teoria, Diamond e Dybvig mostrano come le banche offrano una soluzione ottimale a questo problema. Agendo come intermediari che accettano depositi da numerosi risparmiatori, le banche possono consentire ai clienti di accedere ai loro soldi quando lo desiderano, offrendo anche prestiti a lungo termine.

Tuttavia, la loro analisi ha anche mostrato come la combinazione di queste due attività renda le banche vulnerabili alle voci sul loro imminente collasso. Se un gran numero di risparmiatori, paradossalmente, corresse contemporaneamente in banca per ritirare i propri risparmi, potremmo trovarci di fronte a quella che in gergo strategico e diplomatico si chiama profezia autoavverante: la corsa agli sportelli provocherebbe il crollo della banca.

Queste dinamiche pericolose possono essere però prevenute attraverso il governo, che può fornire un’assicurazione sui depositi e agire come prestatore di ultima istanza per le banche.

Diamond ha dimostrato come le banche svolgano un’altra funzione importante per la società. In quanto intermediari tra molti risparmiatori e mutuatari, le banche sono più adatte a valutare l’affidabilità creditizia dei mutuatari e a garantire che i prestiti siano utilizzati per buoni investimenti.

Bernanke ha analizzato in particolare la Grande Depressione degli anni ’30, la peggiore crisi economica della storia moderna. Tra le altre cose, ha mostrato come le corse agli sportelli siano state un fattore determinante per una crisi così profonda e lunga. Quando le banche sono crollate, informazioni preziose sui mutuatari sono andate perse e non è stato possibile ricrearle rapidamente. La capacità della società di incanalare i risparmi verso investimenti produttivi è stata così gravemente ridotta.

La Grande Depressione degli anni ’30 ha paralizzato le economie mondiali per molti anni e ha avuto vaste conseguenze sulla società. Tuttavia, abbiamo gestito meglio le successive crisi finanziarie proprio grazie alle intuizioni di Bernanke e degli altri, che hanno saputo dimostrare l’importanza di prevenire crolli bancari diffusi.

Perché non possiamo vivere senza le banche

Il punto è che se i crolli bancari possono causare così tanti danni, potremmo vivere senza banche? Le banche devono essere così instabili e, se sì, perché? Come può la società migliorare la stabilità del sistema bancario? Perché le conseguenze di una crisi bancaria durano così a lungo? E, se le banche falliscono, perché non è possibile crearne di nuove immediatamente in modo che l’economia si riprenda rapidamente?

All’inizio degli anni ’80, Diamond e Dybvig hanno sviluppato modelli teorici che spiegano perché le banche esistono, come il loro ruolo nella società le renda vulnerabili alle voci sul loro imminente collasso e come la società possa ridurre questa vulnerabilità. Queste intuizioni costituiscono la base della moderna regolamentazione bancaria.

Attraverso l’analisi statistica e la ricerca di fonti storiche, Bernanke ha poi dimostrato come le banche in dissesto abbiano giocato un ruolo decisivo nella depressione globale degli anni ’30. La ricerca di Bernanke mostra che le crisi bancarie possono avere conseguenze catastrofiche. Questa intuizione illustra l’importanza di una regolamentazione bancaria ben funzionante ed è stata anche la motivazione alla base di elementi cruciali della politica economica durante la crisi finanziaria del 2008-2009.

Bernanke era a capo della Banca Centrale Usa, la Federal Reserve, ed è stato in grado di trasformare le conoscenze della ricerca in politiche operative e concrete. Successivamente, quando la pandemia ha colpito nel 2020, sono state adottate misure significative per evitare una crisi finanziaria globale.

Prima che Bernanke pubblicasse il suo articolo, l’opinione comune tra gli esperti era che la depressione avrebbe potuto essere evitata se la banca centrale statunitense avesse stampato più denaro. Bernanke ha condiviso l’opinione che una carenza di denaro abbia probabilmente contribuito alla recessione, ma credeva che questo meccanismo non potesse spiegare perché la crisi fosse così profonda e prolungata.

Infatti, è riuscito a dimostrare che la sua causa principale era il declino della capacità del sistema bancario di incanalare i risparmi.