Gas, Gazprom minaccia tagli all’Europa: cosa succede

La società di gas russa ha accusato Kiev di trattenere le forniture dirette in Moldova attraverso l'Ucraina

La Gazprom minaccia di chiudere i rubinetti del gas che arriva in Europa attraverso l’Ucraina a partirà dalla prossima settimana. Il gigante russo ha motivato la decisione in un comunicato accusando Kiev di trattenere parte delle forniture della materia prima destinate alla Moldova e per questo da lunedì potrebbe iniziare a ridurre i rifornimenti diretti nel resto del continente.

Gas, Gazprom minaccia tagli all’Europa: l’accusa

Secondo la Russia, l’Ucraina starebbe bloccando 52,2 milioni di metri cubi di gas, che passano dai condotti sul suo territorio diretti alla Moldova. Kiev ha respinto le accuse assicurando che i volumi di gas diretti ai consumatori del Paese confinante sono stati trasferiti “pienamente”, ma da Mosca avvertono che se la differenza non verrà colmata “dalle 10 del 28 novembre Gazprom inizierà a ridurre la fornitura di gas al gis (stazione di compressione, ndr) di Sudzha per il transito attraverso l’Ucraina per un quantitativo pari a quello giornalmente non consegnato”.

“Il volume di gas russo effettivamente consegnato, per il quale è stato interrotto il pagamento delle forniture correnti di novembre, è di 24,945 milioni di metri cubi di gas”, si legge nella nota diffusa da Gazprom.

Secondo l’operatore di rete ucraino di rete (Gtsou) però non sarebbe “la prima volta che la Russia utilizza il gas come strumento di pressione politica. Manipola i fatti per giustificare la decisione di limitare ulteriormente i volumi di forniture ai Paesi europei”, come ha dichiarato Olga Bielkova, a capo degli affari internazionali dell’azienda.

Già da mesi i flussi di gas proveniente dalla Russia verso l’Europa sono ridotti al minimo, soprattutto per iniziativa del Cremlino. I gasdotti ucraini rimangono l’ultima via del metano verso il continente, attraverso i quali passano ogni giorno circa 42 milioni di metri cubi di gas, ma con l’arrivo dell’inverno questo ulteriore taglio potrebbe mettere in difficoltà alcune nazioni europee colpite da freddo più rigido rispetto all’Italia (qui abbiamo parlato del boom di vendita delle pomper di calore e di quanto fanno risparmiare rispetto al riscaldamento).

Nel nostro Paese le temperature sono state finora abbastanza elevate per consentire un consumo relativo delle riserve di gas, presente comunque in abbondanza nei depositi per poter affrontare i prossimi mesi (a proposito di via di rifornimento alternative qui abbiamo spiegato quanto gas arriva dal Mozambico in Italia).

Il “price cap” sul gas dell’Unione europea

Intanto l’Ue pensa a correre ai ripari in vista del prossimo anno e dalla Commissione europea arriva la proposta dell’introduzione di un tetto al prezzo del gas. 

Lo ha annunciato la commissaria all’Energia, Kadri Simson, fissando il “price cap” a 275 euro al megawattora, al Ttf di Amesterdam, ma a determinate condizioni: il prezzo del gas indicato sui derivati Ttf a più breve scadenza (il mese successivo) superi i 275 euro a megawattora per due settimane; e che la differenza tra il Ttf e il Gnl a livello globale sia oltre i 58 euro per dieci giorni di scambio (qui la proposta del ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin sul price cap nazionale per le rinnovabili).

La proposta sarà discussa tra i ministri energetici nel vertice previsto per giovedì.

Il regolamento allo studio dell’Ue dovrebbe prevedere la pubblicazione immediata in Gazzetta ufficiale dell’Ue di un avviso di correzione del mercato  da parte dell’Agenzia per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell’energia (Acer).

Il giorno successivo entrerebbe in vigore il meccanismo di correzione del prezzo, che si dovrebbe poter attivare il 1° gennaio 2023, cominciando a respingere ordini di derivati Ttf relativi al mese successivo eccedenti il tetto del prezzo di sicurezza.