Allarme sulla spesa: il cibo costa di più ed è meno “trasparente”

Aumentano i prezzi al supermercato, e con le nuove deroghe diventa più difficile capire la provenienza e la composizione di ciò che si mangia

Cambiano, al rialzo, le stime sul caro prezzi che ha colpito le famiglie italiane. Nel 2022 pagheremo quasi 9 miliardi di euro in più soltanto per la spesa alimentare, con l’inflazione galoppante che colpisce soprattutto le categorie più deboli. A lanciare l’allarme è Coldiretti, sulla base degli ultimi dati Istat sui consumi degli italiani e sull’andamento del caro vita nei primi 6 mesi dell’anno.

Chi sono i più colpiti dai rincari sui generi alimentari

Il rallentamento dell’economia, la frenata dell’occupazione, l’inflazione e le crisi internazionali stanno colpendo più intensamente le tasche di queste fasce della popolazione. Sempre più Italiani si rivolgono alle mense dei poveri e ai pacchi alimentari.

In Italia ci sono oggi ben 2,64 milioni di persone che hanno bisogno di chiedere aiuto per mangiare. Tra loro ci sono oltre 538 mila bambini sotto i 15 anni, quasi 300 mila anziani, quasi 82 mila senza fissa dimora over 65, oltre 31 mila disabili. Inoltre sono in aumento i numeri che riguardano gli italiani in povertà assoluta: sono oltre 5,6 milioni.

Perché aumentano i costi e diminuisce la trasparenza

A spingere i rincari è anche il fatto che importiamo più cibo e materie prime dall’estero. Quasi un terzo rispetto al passato. Cresce principalmente l’acquisto dall’estero di mais e grano tenero per il pane (del 66%), di olio di girasole (dell’83%) e dell’olio di palma (del 35%). Oltre a far aumentare i prezzi, avverte Coldiretti, l’aumento delle importazioni può esporre l’Italia al rischio di un abbassamento degli standard di qualità e di sicurezza alimentare.

Tra gli effetti imprevisti della guerra in Ucraina c’è dunque la riduzione di alcune assicurazioni sugli alimenti, oltre che della trasparenza dell’informazione ai consumatori. Ad esempio con la possibilità di utilizzare l’olio di palma in sostituzione di quello di girasole senza indicarlo in etichetta, come prevede una circolare del Ministero dello Sviluppo economico.

Non si tratta dunque di mero sovranismo alimentare, né di allarmismi che riguardano la salute. A preoccupare maggiormente è il fatto che possano venire meno le garanzie ottenute dopo anni di battaglie legislative per rendere i consumatori più consapevoli e informati. Con meno prodotti nostrani e deroghe alla normativa vigente, si rischia di acquistare, a caro prezzo, prodotti meno controllati.

Aumentano soprattutto verdura, pane, pasta e carne

Di seguito le categorie di prodotti che peseranno di più sulle famiglie italiane.

  • Verdura (1,97 miliardi di euro in più rispetto allo scorso anno).
  • Pane, pasta e riso (1,65 miliardi di euro in più rispetto allo scorso anno).
  • Carne e salumi (1,54 miliardi di euro in più rispetto allo scorso anno).
  • Frutta (0,92 miliardi di euro in più rispetto allo scorso anno).
  • Latte, formaggi e uova (0,78 miliardi di euro in più rispetto allo scorso anno).
  • Pesce (0,77 miliardi di euro in più rispetto allo scorso anno).
  • Olio, burro e grassi (0,59 miliardi di euro in più rispetto allo scorso anno).

Ad aumentare sono anche acque minerali, bevande analcoliche e succhi, zucchero, confetture, miele, cioccolato e dolci, caffè, tè e cacao, e sale, condimenti e alimenti per bambini. Qua potete trovare tutti gli aumenti sui singoli prodotti.

Oltre al cibo, per gli italiani sono attese ancora nuove stangate. A iniziare dai rincari in bolletta, come spiegato qui, fino agli aumenti sulle rate del mutuo, di cui vi abbiamo parlato qua.