Transizione energetica frenata da sindrome NIMBY: di che si tratta?

La crisi energetica impone di accelerare sulle rinnovabili: ecco a che punto siamo e cosa dobbiamo fare

La transizione ecologica in Italia non potrà che passare da processi di efficientamento energetico e dallo sviluppo delle energie rinnovabili, il cui progresso nel nostro Paese però è ancora ostacolato da burocrazia e sindrome NIMBY (Not In My Back Yard, “Non nel mio cortile”, ndr). Quel che è certo che è serve una decisa accelerazione anche e soprattutto in scia al conflitto tra Russia e Ucraina e conseguente crisi energetica.

Transizione energetica, a che punto siamo?

E’ questo il principale messaggio emerso nei giorni scorsi nel corso del talk “A che punto è la politica energetica in Italia”, durante gli Electric Days, l’evento phygital promosso da Motor1.com e InsideEVs.it a Roma.

In concomitanza con la Giornata mondiale della Terra, la manifestazione ha ospitato, per la prima volta dall’inizio della guerra in Ucraina, il confronto tra i rappresentanti esperti di energia dei principali partiti. Il talk, organizzato in collaborazione con Quotidiano Energia, ha visto gli interventi di Paolo Arrigoni, Senatore della Lega, Gianluca Benamati, Deputato del PD, Davide Crippa, Capogruppo alla Camera M5S, Massimiliano De Toma, Deputato di Fratelli D’Italia, Luca Squeri, Deputato di Forza Italia.

Serve accelerazione

Il confronto è stato introdotto dall’intervento di Maurizio Delfanti – Amministratore Delegato di RSE (Ricerca Sistema Energetico), l’organismo di ricerca del gruppo GSE che ha presentato i numeri della transizione energetica e ha illustrato i trend in atto: “Il Covid ha determinato cambiamenti nei comportamenti dei consumatori, con lo smart working che ha ridefinito i consumi energetici, da una parte, facendo crescere quelli domestici e, dall’altra, impattando positivamente sulla riduzione degli spostamenti casa-lavoro e del traffico cittadino. Il PNRR ha introdotto importanti obiettivi in campo energetico, che ci dovranno guidare, anche attraverso l’elettrificazione, verso gli obiettivi fissati nel FIT for 55. Secondo le nostre stime al 2030, il parco circolante nazionale scenderà da 38 a 35 mln”.

Luca Squeri, Deputato Forza Italia è intervenuto evidenziando come “Il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030 (PNIEC) va rivisto anche alla luce della crisi energetica di queste settimane. Va compreso che l’obiettivo non è l’elettrificazione dei consumi, ma la decarbonizzazione, rispettando il principio della neutralità tecnologica”.

Sui futuri scenari energetici si è espresso Paolo Arrigoni, Senatore della Lega: “Non si può pensare di perseguire la transizione energetica, senza tenere d’occhio la sostenibilità economica. Vanno oggi ripensate alcune scelte assunte in passato, mantenendo fermi due pilastri come l’efficientamento energetico e lo sviluppo delle fonti rinnovabili, puntando sulle semplificazioni degli iter autorizzativi degli impianti e contrastando la sindrome NIMBY che ne ostacola la costruzione. La mobilità elettrica va sostenuta, ma la proposta del FIT for 55 di mettere al bando le vetture endotermiche è sbagliata e contrasta con il principio della neutralità tecnologica”.

Sindrome NIMBY e burocrazia la frenano

La parola è poi passata a Davide Crippa, Capogruppo alla Camera del M5S, che ha sottolineato come: “Stiamo vivendo un percorso che mette a nudo un problema di sempre, cioè che le rinnovabili vengono apprezzate per la stabilizzazione del prezzo e perché garantiscono nel tempo una certezza di costo. Questo però solo laddove ci sono contratti a lungo termine. L’elettrificazione dei processi costituisce oggi la soluzione più efficiente per ridurre le emissioni. Continuare a incentivare vetture a combustione è stato un errore strategico, in quanto si è sostenuto l’acquisto di auto, la cui circolazione potrebbe essere vietata tra qualche anno in diverse città italiane”.

“Grazie agli accordi che si stanno mettendo in piedi con altri Paesi”, ha osservato Gianluca Benamati, Deputato del PD, “l’Italia è una delle nazioni che meglio sta reagendo alla crisi energetica. La sostenibilità sociale e quella del nostro sistema produttivo devono essere al centro della transizione ecologica. Le rinnovabili possono costituire nel prossimo futuro l’arma italiana per garantire energia al sistema produttivo a costi concorrenziali. Per farlo è necessario fare ancora molto per sveltire i processi di rafforzamento delle infrastrutture per la loro produzione”

Sul boom dei costi energetici si è soffermato Massimiliano De Toma, Deputato di Fratelli D’Italia: “Il Paese deve dotarsi di fonti dirette di approvvigionamento energetico. Siamo in colpevole ritardo e va definita una strategia che tenga conto anche delle future esigenze. La lunghezza degli iter autorizzativi ci porta oggi ad avere un sistema impiantistico carente e tecnologicamente poco avanzato. Partirà a breve un tavolo che vedrà coinvolti MEF e MISE per la ristrutturazione e la razionalizzazione della rete carburanti affinché questa si adatti alle nuove forme di mobilità”