Pos, costi su del 22% per gli esercenti ma l’Italia è tra i Paesi con più terminali

Confesercenti ha rilevato un forte aumento della diffusione dei Pos per i pagamenti elettronici negli ultimi anni in Italia, che ora è tra i migliori Paesi in Europa per infrastrutture dei pagamenti elettronici

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Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

Redattore esperto di tecnologia e esteri, scrive di attualità, cronaca ed economia

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L’Italia è diventata negli ultimi anni uno dei Paesi in cui i Pos, i terminali per i pagamenti elettronici, sono maggiormente diffusi. Confesercenti ha infatti pubblicato alcune stime che parlano di 3,87 milioni di Pos negli esercizi commerciali italiani nel 2025, in forte aumento rispetto al 2024.

La diffusione è stata aiutata sicuramente dalle leggi, sempre più stringenti, riguardo l’obbligatorietà dei terminali in buona parte degli esercizi commerciali. Dall’altra parte, però, è cambiata anche l’attitudine dei consumatori, che sempre più spesso sono abituati a fare acquisti con pochi o nessun contante in tasca.

I dati sui Pos in Italia nel 2025

Il 2025 è stato un altro anno di consolidamento per l’infrastruttura dei pagamenti elettronici in Italia. Secondo i dati di Confesercenti, l’anno scorso i Pos sono arrivati a quota 3,87 milioni di unità, in crescita netta rispetto ai 3,75 milioni del 2024. 660mila terminali in più rispetto al 2018, un aumento del 21%.

Grazie a questi dati, l’Italia si colloca tra i Paesi europei con la maggior diffusione dei Pos nei negozi, dopo che negli scorsi decenni si era dimostrata invece molto reticente ad abbandonare il contante in favore dei pagamenti elettronici. La Francia è staccata a 3,2 milioni di Pos, mentre la Germania, dove il contante è ancora molto diffuso, è lontanissima, a 1,5 milioni.

Il commento di Confesercenti

I pagamenti elettronici sono ormai nella realtà quotidiana di buona parte degli italiani. Nel 2025, sempre secondo i dati di Confesercenti, in totale le transazioni effettuate attraverso i Pos, in tutti i settori, dal commercio ai servizi fino alla pubblica amministrazione, dovrebbero raggiungere i 376 miliardi di euro. Il presidente di Confesercenti, Nico Gronchi, ha commentato questi dati sottolineando il mutato ruolo delle piccole realtà in questo cambiamento:

 L’immagine delle imprese italiane come ‘anti-cashless’ è da archiviare, così come la demonizzazione del contante: l’evidenza dei dati mostra che le imprese non contrappongono gli strumenti di pagamento, ma li integrano per dare libertà di scelta ai clienti. Quello che non è da archiviare, invece, è il tema dei costi per gli esercenti, soprattutto nelle microtransazioni

Non solo Pos, sempre di più gli strumenti accettati

Non sono però soltanto i Pos a crescere. Sempre più diffusi anche i metodi di pagamento digitale avanzati, mentre anche in Italia si sta facendo spazio la micro-rateizzazione dei pagamenti, il cosiddetto Buy Now, Pay Later. Nel nostro Paese circa 50mila esercizi commerciali la mettono a disposizione dei clienti, anche se si tratta ancora soprattutto di negozi online e non di rivendite fisiche.

Un tema critico per Confesercenti sono i costi delle transazioni, che in alcuni circuiti hanno raggiunto picchi di aumento del 22%. Un problema che potrebbe essere presto risolto grazie a due novità importanti in questo ambito. Da una parte c’è il tentativo dei circuiti di pagamento locali europei, tra cui Bancomat, di federarsi e sfidare Mastercard e Visa, creando maggiore concorrenza. Dall’altra, nel 2029, arriverà l’euro digitale, che annullerà i costi di transazione nei pagamenti elettronici.