Moody’s rivede il Pil dell’Italia e lancia l’allarme per la guerra in Iran

L’agenzia di rating Moody's rivede al ribasso le stime di crescita dell'Italia e segnala i rischi legati al conflitto in Iran

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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Secondo l’agenzia di rating Moody’s, il Pil dell’Italia rallenterà leggermente nel 2026 mentre l’inflazione tornerà a salire.

L’inciampo per l’economia italiana arriva dalla guerra in Medio Oriente, con la crisi in Iran e nello Stretto di Hormuz.

Pil Italia 2026, crescita limata

Moody’s ha rivisto al ribasso le previsioni sul Pil italiano per il 2026, portandole da +0,8% a +0,7%. Si tratta di una correzione contenuta ma significativa dal momento che il quadro era già quello di una crescita moderata.

Secondo l’agenzia Moody’s, lo scenario di base resta relativamente stabile e si ipotizza un conflitto limitato nel tempo.

Tuttavia, il margine di rischio resta elevato: un prolungamento delle tensioni potrebbe avere effetti più profondi sulla crescita economica. All’indomani dello scoppio della guerra si era già vista la corsa del prezzo del petrolio e il calo dei mercati. Tutto questo mentre i cittadini lottano contro il caro-benzina e l’aumento a macchia di leopardo del costo di beni e servizi.

Per il 2027, la previsione resta leggermente più favorevole, con un Pil atteso a +0,8%, segnale di una possibile stabilizzazione nel medio termine.

Inflazione in aumento

Moody’s ha inoltre rivisto al rialzo le stime sull’inflazione portandole dall’1,8% al 2,1%.

Il motivo principale è l’impatto delle tensioni geopolitiche sui prezzi energetici. L’Italia rimane particolarmente esposta alle importazioni di energia dall’area del Golfo, rendendo il sistema economico vulnerabile agli shock.

La guerra in Medio Oriente

La guerra in Iran rappresenta il principale fattore di rischio individuato da Moody’s. Anche nello scenario base, che prevede una durata limitata, gli effetti si fanno già sentire sulle previsioni economiche.

Il rischio più rilevante è quello di uno scenario avverso caratterizzato da una guerra più lunga e destabilizzante. In questo caso, le conseguenze potrebbero essere più pesanti:

  • aumento dei costi energetici;
  • rallentamento della crescita;
  • maggiore pressione sui conti pubblici.

L’Italia, per via della sua dipendenza energetica, risulta tra i Paesi europei più esposti a tali dinamiche.

Conti pubblici italiani promossi

Moody’s ha tuttavia confermato un giudizio complessivamente positivo sulla gestione dei conti pubblici italiani.

Il percorso di consolidamento fiscale viene definito “credibile e realizzabile”, grazie a:

  • miglioramento del saldo primario;
  • crescita delle entrate fiscali;
  • progressiva riduzione del deficit.

Tuttavia, resta il grande limite strutturale del debito pubblico, che continua a rappresentare un fattore di vulnerabilità. Secondo Moody’s, la riduzione del debito dipenderà da due variabili fondamentali:

  • una crescita economica più robusta;
  • un consolidamento fiscale costante.

Un eventuale rallentamento del Pil o un indebolimento delle riforme potrebbe compromettere questo equilibrio, aumentando i rischi per la sostenibilità dei conti pubblici.

Lavoro e consumi

Tra gli elementi favorevoli, l’agenzia segnala il miglioramento del mercato del lavoro, con un calo della disoccupazione e una buona tenuta dei consumi interni.

Questi fattori hanno contribuito a sostenere l’economia negli ultimi anni, compensando in parte la debolezza della domanda estera e le condizioni finanziarie più restrittive. Ma da soli non bastano a garantire una crescita sostenuta nel medio periodo.

Pro e contro

Moody’s mantiene un outlook stabile sull’Italia, bilanciando punti di forza e criticità.

Punti di forza:

  • economia ampia e diversificata;
  • forte base di investitori domestici;
  • appartenenza all’Unione europea e all’euro.

Debolezze:

  • alto debito pubblico;
  • crescita bassa;
  • produttività stagnante.