Il 30 dicembre alle 12.51 è stato dato il via libera definitivo alla Manovra. Il testo della legge di Bilancio è stato approvato alla Camera con 216 sì, 126 contrari e 3 astenuti. Luca Ciriani, ministro per i Rapporti con il Parlameno, ha parlato di “una manovra seria e concreta attenta alle famiglie, alle imprese e che riduce ulteriormente le tasse”. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha commentato così l’approvazione finale: “Upb, Bce e istituzioni dicono che lo sforzo che abbiamo fatto si concentra sui redditi medio bassi, soprattutto per i lavoratori dipendenti con redditi medio bassi”. Subito dopo la votazione, i deputati del Partito democratico hanno alzato cartelli con la scritta “Disastro Meloni”.
La Manovra 2026 era stata già blindata dal voto di fiducia al Governo. Nella serata del 29 dicembre si è svolta la consultazione, con 219 voti a favore e 125 contrari. L’iniziativa della fiducia è stata fortemente criticata, perché ha impedito una discussione sugli emendamenti e più in generale sul testo della Legge di Bilancio. La giornata di lunedì si è conclusa con un’altra fase di voto per esaminare i 239 ordini del giorno presentati da maggioranza e opposizioni.
Indice
La prima votazione sulla fiducia
Intorno alle 18:00 del 29 dicembre sono iniziate le dichiarazioni di voto, con 11 deputati che hanno richiesto di parlare. Poi, alle 20:27 si è avviata la chiama per il voto di fiducia.
Alle 21:26 è arrivato il Sì della Camera alla fiducia sulla Manovra. Questi i numeri:
- 347 presenti (di cui 173 membri della maggioranza);
- 344 votanti;
- 3 astenuti;
- 219 sì;
- 125 no.
Sono stati poi sospesi i lavori, con la ripresa intorno alle 22:00 per la votazione sullo stato di previsione e l’esame degli ordini del giorno. Si è svolta dunque una seduta notturna.
La seconda votazione sugli ordini del giorno
La votazione avvenuta il 29 dicembre, dopo la fiducia, ha riguardato i 239 ordini del giorno presentati alla Camera. Sono di iniziativa sia della maggioranza che delle opposizioni e comprendono moltissimi temi.
Tra questi, lo stop ai finanziamenti agli armamenti e l’invio di armi all’Ucraina, con i fondi da dirottare invece verso sanità e welfare. Su firma di Deborah Bergamini c’è stato anche un ordine del giorno sul fenomeno dei parrucchieri abusivi.
Presentato anche un ordine del giorno a tema fertilità. Si tratta di una proposta bipartisan: ben due ordini del giorno, provenienti dal centrosinistra e dal centrodestra, che vogliono impegnare il Governo a destinare fondi ministeriali per una campagna nazionale di informazione sulla fertilità femminile e sulla crioconservazione dei gameti.
I risultati dei voti agli ordini del giorno sono stati piuttosto regolari: tutti quelli con parere negativo sono stati respinti.
Stop all’aumento dell’età pensionabile
Tra gli ordini del giorno anche uno stop all’aumento dell’età pensionabile. La proposta piaceva, perché è una di quelle che fanno presa sugli elettori. Come ha ricordato Giorgetti, il Governo è intervenuto per ridurre l’aumento dell’età pensionabile nell’immediato, trascinandolo nel tempo: una misura che è costata 1 miliardo di euro.
L’iniziativa della Lega, però, è stata quella di proporre una riduzione ulteriore e Giorgetti ha lasciato aperta la possibilità rispondendo: “Vedremo durante il 2026”.
Opposizioni contro una manovra per le armi
Le opposizioni si sono riunite nella critica verso la Nanovra 2026, vista come “il festival dell’incompetenza”. Viene criticata la decisione sulle pensioni, che non rispetta la promessa fatta dal governo di abolire la legge Fornero, mentre al contrario aumenta le pensioni di 3 euro e l’età pensionabile. C’è poi il discorso critico verso la pressione fiscale, che è al valore più alto degli ultimi 10 anni.
Criticata anche l’assenza di un piano per la crescita. Si tratta di una legge di bilancio che, secondo il deputato Fabrizio Benzoni, non parla di futuro. “Qui di futuro non se ne parla, è la certificazione della gestione molto appesantita dei conti in ordine e con i conti in ordine non si cresce”, ha dichiarato.
Per Angelo Bonelli di Avs questa “è una manovra piena di bugie che trasforma la nostra in un’economia di guerra”. Poi attacca anche il ministro delle Infrastrutture Salvini, definendo la sua comunicazione disastrosa, come nello specifico l’aumento dei pedaggi che Salvini scarica sulla Corte dei Conti.