Il primo giorno di contrattazioni del 2026 si è aperto con un forte rally delle materie prime, segnando un inizio energico per i mercati delle commodities. Per gli analisti, questo rialzo è la conseguenza di un mix tra preoccupazioni sull’offerta e le dinamiche della crescita economica globale. Una situazione che ha accompagnato tutto il 2025 e continuerà nel 2026.
Anche nel nuovo anno oro, argento e molte altre materie prime continueranno a salire di prezzo.
I numeri del rally
Tra i vari metalli, spicca il balzo dell’alluminio, che ha superato la soglia dei 3.000 dollari per tonnellata, toccando i massimi dal 2022. Anche il rame ha ripreso vigore, con un rialzo dello 0,5% a 12.487 dollari/tonnellata, sostenuto da una persistente scarsità dell’offerta. Performance ancora più robusta per il nichel, in rialzo dell’1,2% a 16.845 dollari, dopo la decisione di Pt Vale Indonesia di fermare alcune attività minerarie.
Non sono da meno i metalli preziosi: l’oro avanza dell’1,8% a 4.396 dollari l’oncia, mentre l’argento registra un +4%, a 74,50 dollari l’oncia.
Perché le materie prime continueranno a crescere
Secondo gli analisti, questo rally non è un evento isolato, ma una serie di trasformazioni economiche profonde.
Due sono i macro-trend di fondo. Il primo è il grande spostamento della domanda: il baricentro della crescita economica globale si è spostato verso i mercati emergenti. Maximilian Tomei di Galena Asset Management in un’analisi afferma:
La popolazione del Vietnam è cresciuta di quasi il 10% nell’ultimo decennio, mentre quella del Giappone è diminuita del 3%. Questa tendenza è destinata a continuare, sostenendo la domanda di materie prime. Nell’Africa subsahariana, la crescita in termini reali è migliorata notevolmente, mentre nelle vecchie economie ha subito un calo. Ciò è principalmente attribuibile al calo dell’inflazione.
Inoltre, nel sistema finanziario globale circola ancora molta liquidità immessa durante la pandemia dalle banche centrali. Oggi però questo eccesso di denaro si accompagna a un’inflazione che fatica a rientrare e a un contesto geopolitico instabile. Questo scenario sta riducendo la fiducia negli investimenti finanziari tradizionali dei Paesi sviluppati e spinge molti investitori a orientarsi verso beni rifugio come l’oro e materie prime.
Prospettive per il 2026
La prima seduta del 2026 sembra prefigurare un anno in cui le materie prime potrebbero confermarsi come uno dei pilastri dei portafogli per gli investitori. Con il rialzo esplosivo di alcuni metalli, in particolare dell’argento (+100% nel 2025), il dibattito tra gli analisti è acceso.
C’è chi, come Tony Sycamore di IG Australia, parla di una “bolla generazionale” sui metalli preziosi, alimentata da speculazione e capitali in eccesso. Altri, come Tim Waterer di KCM Trade, sottolineano come i fondamentali di offerta rimangano stretti e vedono spazio per ulteriori rialzi, con l’argento che potrebbe arrivare a 90-100 dollari/oncia.
Gli esperti consigliano di puntare su un’esposizione diversificata alle materie prime, invece di investire su singole commodities. Questo per ridurre la volatilità del settore e sfruttare il trend rialzista di medio-lungo periodo, sostenuto dalla forte domanda dei mercati emergenti.