Italia preda della desertificazione commerciale, dal 2012 sono scomparsi 156mila negozi

Secondo un'analisi di Confcommercio su 122 città italiane, in 13 anni abbiamo perso 156mila esercizi di prossimità. Il fenomeno è più spiccato al Centro-Nord. Tra le cause spiccano e-commerce, affitti e nuovi consumi

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Maurizio Perriello

Giornalista politico-economico

Giornalista e divulgatore esperto di geopolitica, guerra e tematiche ambientali. Collabora con testate nazionali e realtà accademiche.

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Nell’ultimo decennio le città italiane sono finite nella morsa della desertificazione commerciale. Il panorama della attività parla chiaro: serrande abbassate, locali sfitti e meno negozi di prossimità.

Stando ai dati diffusi da Confcommercio, tra il 2012 e il 2025 sono scomparsi circa 156mila negozi al dettaglio e attività ambulanti, pari a oltre un quarto del totale nazionale. Al ritmo di 12mila l’anno.

Cos’è la desertificazione commerciale e perché riguarda sempre più città

Con l’espressione desertificazione commerciale si indica la progressiva scomparsa dei negozi di prossimità e delle attività tradizionali nei centri urbani. Il report “Città e demografia d’impresa” realizzato da Confcommercio ha preso in esame 122 città italiane, tra cui 107 capoluoghi di provincia, analizzando 18 diverse categorie di attività economiche tra centri storici e periferie.

I risultati mostrano un cambiamento strutturale del commercio urbano. A scomparire dalle nostre vie sono soprattutto gli esercizi di vendita al dettaglio, mentre parallelamente aumentano alcune tipologie di servizi legati al turismo o alla ristorazione.

Secondo gli esperti, il rischio è che molte città si trasformino progressivamente in quartieri-dormitorio con meno servizi di prossimità. Determinando, oltre alle conseguenze economiche, anche pesanti effetti sociali soprattutto per la popolazione anziana e le fasce più fragili che dipendono dai negozi di quartiere per le esigenze quotidiane.

Quanti negozi hanno chiuso in Italia negli ultimi anni

I numeri della desertificazione commerciale delineano un quadro allarmante. Nel giro di 13 anni, tra il 2012 e il 2025, sono “scomparsi” circa 156mila punti vendita. Soprattutto edicole, librerie, ferramenta e negozi di abbigliamento. Si tratta di oltre un quarto delle attività presenti all’inizio del periodo analizzato.

La desertificazione commerciale si è intensificata soprattutto negli ultimi anni, determinando una forte trasformazione del tessuto commerciale. Nello stesso periodo preso in esame, si è osservato infatti l’aumento di circa 19mila imprese alberghiere e della ristorazione.

E-commerce, affitti e nuovi consumi: perché stanno chiudendo i negozi

Le cause della desertificazione commerciale sono molteplici e si intrecciano con i cambiamenti generali dell’economia e dei comportamenti di consumo. Uno dei fattori principali è la crescita dell’e-commerce. Negli ultimi anni il mercato online è quasi triplicato: tra il 2019 e il 2025 il valore delle vendite sul web è passato da 31,4 miliardi a oltre 62 miliardi di euro. Praticamente il doppio.

Parallelamente le piccole realtà commerciali hanno registrato una sostanziale stagnazione delle vendite, con un incremento prossimo allo zero tra il 2015 e il 2025. A incidere sono anche altri fattori, tra cui:

  • l’aumento dei costi e degli affitti nei centri storici;
  • la diffusione degli affitti brevi legati al turismo;
  • il cambiamento delle abitudini di consumo;
  • la difficoltà di ricambio generazionale nelle piccole attività commerciali.

Quali sono le città più colpite dalla desertificazione commerciale

Come ribadito da Confcommercio, la desertificazione commerciale non è soltanto un fenomeno economico ma anche un problema di coesione urbana. La diminuzione dei negozi si traduce in meno servizi per i residenti e spesso anche minore sicurezza. Alcuni quartieri rischiano di perdere la loro vitalità, lasciando spazio a una forma di degrado urbano.

Le città più colpite si trovano soprattutto nel Centro-Nord. La maggiore perdita di cellule commerciali (anche oltre il 30%) si registra a Belluno, Vercelli, Trieste, Alessandria e Savona. Tuttavia il dato singolo peggiore si registra nel resto d’Italia: Agrigento (-37,5%), seguita da Ancona (-35,9%).

Se la tendenza dovesse proseguire, per gli esperti si rischia che entro il prossimo decennio molte aree urbane diventino sempre meno vivibili dal punto di vista commerciale e sociale.