Chi guadagna con i dazi di Trump, bene la Cina e l’Italia sorride in un settore

La guerra commerciale americana ridisegna la mappa dell’export, mentre calano Cina e Italia, crescono Vietnam e Cambogia nel settore arredo

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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Con la sua guerra commerciale, Donald Trump voleva ridurre la dipendenza degli Stati Uniti dai prodotti esteri e rilanciare così la produzione interna. Dopo anni di scontri con la Cina, e dopo mesi dall’inizio della nuova tornata di dazi, quello che emerge è che gli Stati Uniti continuano a dipendere dal resto del mondo in alcuni settori specifici.

Federlegno Arredo, basandosi sui dati di UNComtrade, ha analizzato i dati relativi ai dazi e al valore delle importazioni americane. Quello che emerge è che le decisioni di Donald Trump non hanno ridotto la dipendenza degli Stati Uniti dall’estero, ma hanno solo ridisegnato la mappa. Il campo specifico preso in esame è quello dei mobili prodotti in Italia e di come le decisioni americane abbiano influenzato, o meno, il mercato.

Il caso del settore arredamento made in Italy

Il rapporto di Federlegno Arredo (dati UNComtrade) accende una luce su un dato che è stato a lungo trascurato, riguardante un settore molto apprezzato negli Stati Uniti: i mobili. Il dato, infatti, prende in esame l’import di mobili negli Stati Uniti negli ultimi trent’anni, mostrando come le tariffe abbiano penalizzato anche il made in Italy, pur senza intaccarne la solidità nella fascia più alta del mercato.

Dal 1990 a oggi, infatti, l’import di arredi in America è più che decuplicato, passando da 6,7 miliardi a 80 miliardi di dollari. L’Italia resta oggi il quinto fornitore di mobili per gli Stati Uniti, con un calo limitato al -2,1% nei primi sette mesi del 2025.

Come spiegano dal centro studi di FederlegnoArredo: “La guerra commerciale americana non ha ridotto la dipendenza dalle importazioni, ma ha modificato la geografia dei fornitori”. Un effetto di questo è nei numeri: mentre Cina e Italia perdono terreno, emergono nuovi protagonisti sul mercato.

Dazi: un vantaggio o uno svantaggio? La logica di Trump

L’obiettivo di Trump era quello di rilanciare la manifattura americana, ma le tariffe introdotte tra il 2018 e il 2020 hanno avuto un effetto opposto. Le aziende hanno delocalizzato la produzione in Paesi limitrofi alla Cina, aggirando le sanzioni e mantenendo invariati i flussi commerciali verso gli Stati Uniti.

I dati così hanno iniziato a prendere un’altra strada, quella che sulla mappa mostra i nuovi mercati emergenti. Tra gennaio e luglio 2025 le importazioni di mobili dall’estero (in particolare dall’Asia) sono cresciute:

  • +12,4% dal Vietnam;
  • +15,9% dalla Malesia;
  • +15,2% dall’Indonesia;
  • +47,7% dalla Cambogia;
  • +27,7% dalla Thailandia.

Osserva ancora Federlegno Arredo che “sebbene non vi siano certezze, la domanda se dietro la crescita parallela delle esportazioni da diversi Paesi asiatici si nasconda una strategia per aggirare i dazi imposti alla Cina è legittima”.

I dazi hanno favorito la Cina?

Pur in calo del 24,6%, la Cina continua a dominare la filiera del mobile ed è stabile nella posizione di secondo esportatore verso gli USA.

Anche il made in Italy resiste e lo fa puntando su qualità e brand reputation. “Gli Stati Uniti sono un mercato competitivo ma strategico, daranno ancora grandi soddisfazioni”, ha dichiarato Giulia Molteni, CMO del gruppo Molteni.

Si tratta comunque di un mercato sotto pressione per via dei dazi. Il presidente di FederlegnoArredo, Claudio Feltrin, stima che i dazi si traducano in un rincaro del 5-6% per il consumatore finale. Un aumento “gestibile”, si legge nel rapporto, ma solo perché si tiene in considerazione una fascia di prodotti già alta di gamma.