Un anno nero: nel 2025 la produzione di Stellantis in Italia è scesa sotto la soglia delle 380.000 unità, tornando ai livelli del 1955.
Secondo il report presentato dalla Fim-Cisl, negli stabilimenti italiani del gruppo sono stati prodotti complessivamente 379.706 unità tra autovetture e veicoli commerciali, con una riduzione del 20% rispetto al 2024.
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Stellantis in calo continuo
Il calo è ancora più marcato sul fronte delle auto, scese a 213.706 unità (-24,5%), mentre i veicoli commerciali si attestano a 166.000 (-13,5%). In meno di due anni, i volumi si sono dimezzati rispetto al 2023, quando la produzione superava le 750.000 unità.
Per ritrovare livelli produttivi così bassi, come detto, bisogna risalire agli Anni ’50, quando l’industria automobilistica italiana era ancora lontana dalla maturità industriale raggiunta nei decenni successivi.
Il confronto con le aspettative fissate nei tavoli ministeriali, che indicavano l’obiettivo di 1 milione di veicoli annui, rende ancora più evidente lo scarto tra piani e realtà.
Il segretario generale della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano, parla apertamente di una situazione che impone una revisione dei tempi del piano industriale:
È necessario anticipare i tempi del nuovo piano industriale [e] servono investimenti e modelli.
Mirafiori in controtendenza
In Stellantis, nel quadro generale di difficoltà, spicca un’eccezione: Mirafiori. Lo storico impianto torinese registra nel 2025 una crescita del +16,5% rispetto all’anno precedente, grazie all’avvio produttivo, nell’ultimo trimestre, della Fiat 500 ibrida.
Ma c’è un ma: il dato positivo va letto alla luce di una base produttiva fragile, dal momento che dalle oltre 85.000 unità del 2023 si era scesi a circa 26.000 nel 2024, risalendo a poco più di 30.000 nel 2025.
Il contributo di Mirafiori, insieme all’avvio della nuova Jeep Compass a Melfi, ha consentito di contenere una caduta che nei primi nove mesi dell’anno aveva sfiorato il 30%. Anche i veicoli commerciali hanno mostrato un recupero nell’ultima parte dell’anno, con circa 10 punti percentuali recuperati nel quarto trimestre.
Altri stabilimenti Stellantis in sofferenza
Per il resto della rete produttiva italiana, il quadro resta critico. Pomigliano chiude il 2025 con un calo del -21,9% a 131.180 vetture. La Fiat Panda, pur restando il modello più prodotto in Italia con oltre 112.000 unità, segna una flessione del -14%. Ancora più preoccupante la situazione di Cassino, dove la produzione crolla a 19.364 unità (-27,9%), il dato peggiore nella storia del sito, penalizzato dal rinvio delle nuove Alfa Romeo Giulia e Stelvio.
Melfi registra il calo più pesante in termini percentuali (-47,2%), fermandosi a 32.760 unità. Anche qui, però, le prospettive di breve periodo sono legate alla piena entrata a regime della piattaforma Stla Medium e della nuova Jeep Compass nel 2026.
Mercato interno debole per Stellantis
La crisi produttiva di Stellantis si incunea in un mercato poco dinamico: nel 2025 le immatricolazioni in Italia sono scese del -2%, a quota 1.525.722 vetture, secondo i dati del Ministero dei Trasporti. A dicembre il calo è stato del -5,6% su base annua, con una quota di mercato di Stellantis al 21,48%.
Anche la Borsa ha riflesso le difficoltà del gruppo: il titolo Stellantis ha perso circa il -9,5% nell’ultimo mese e oltre il -25% nell’arco di dodici mesi, segnalando una crescente cautela degli investitori sulle prospettive europee del gruppo.
Ipotesi delocalizzazioni
Il piano industriale presentato al Governo prevede nuovi modelli e piattaforme per l’Italia: dalla Small a Pomigliano alla Stla Large per Cassino, fino al progetto Alta Gamma a Modena e al rafforzamento della produzione ibrida a Mirafiori.
Tuttavia, sindacati e osservatori sottolineano il rischio che i ritardi accumulati e la crescente competizione internazionale possano favorire ulteriori spostamenti produttivi all’estero.
Anche alla luce delle pressioni americane per spostare linee produttive globali negli Usa. Il 2026, nelle speranze di Stellantis, dovrebbe segnare un rimbalzo moderato grazie all’effetto pieno dei nuovi modelli. Ma ciò non basterà affatto a colmare la distanza coi volumi del passato.