Come si calcola il Capitale Circolante Netto?

Scopri a cosa serve e come calcolare il Capitale Circolante Netto

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Gabriele Zangarini

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Gabriele Zangarini, Content Writer freelance. Dopo 11 anni nel settore bancario ho abbandonato i numeri per dedicarmi alla scrittura. Non tornerei mai indietro.

Il Capitale Circolante Netto è un indicatore fondamentale che le aziende devono costantemente monitorare per la propria salute finanziaria. La sua misura ci offre gli strumenti per comprendere quanto un’azienda sia in grado di generare cassa dalle proprie attività, qual è la sua capacità di rispettare i debiti a breve termine e quali sono le prospettive di investimento futuro.

Capitale Circolante Netto: cos’è

Il Capitale Circolante Netto, il cui acronimo è CCN, e che è conosciuto anche semplicemente come Capitale Circolante, è la differenza algebrica che intercorre tra le attività correnti e le passività correnti di un’azienda. Per i meno esperti di economia: “corrente” significa riferito a un periodo uguale o inferiore a 12 mesi.

Secondo la definizione del Capitale Circolante le attività correnti e le passività correnti devono essere non finanziarie, strettamente legate al core business e di natura monetaria (quindi non contabile).

Per semplificare: possiamo evidenziare tra le attività correnti elementi come il contante, le scorte di magazzino (sia materie prime che prodotti finiti) e le fatture a breve termine non ancora riscosse. Per quanto riguarda le passività corrente solitamente ci si riferisce ai debiti a breve con i fornitori, agli stipendi e alle imposte da pagare.

Come si evince da questa spiegazione il Capitale Circolante Netto ha un reale grande obiettivo: misurare il grado di liquidità di un’azienda per valutarne la sua salute finanziaria a breve termine.

Come si misura il CCN?

Come calcolare il Capitale Circolante Netto in un’azienda? La formula prevede il calcolo della differenza tra le attività correnti e le passività correnti, in questo modo:

CCN = Attività Correnti – Passività Correnti

Le attività correnti devono prevedere la sommatoria tra:

  • Contanti;
  • Crediti a breve termine;
  • Inventario
  • Tutte le attività che verranno liquidate o trasformate in contanti nell’arco temporale di un anno.

Le passività invece prevedono di sommare i seguenti elementi:

  • Debiti verso i fornitori a breve;
  • Stipendi da pagare ai dipendenti;
  • Imposte da pagare;
  • La frazione di debito a lungo termine che si rivela esigibile in un anno (per es. le rate di un finanziamento esigibili nell’arco di 12 mesi).

CCN positivo o negativo, cosa significa?

La misurazione del Capitale Circolante Netto può, ovviamente, dare due risultati: positivo o negativo.

Il Capitale Circolante positivo si ottiene quando le attività correnti positive superano le attività correnti negative. In linea di massima un CCN positivo è sintomo di stabilità e salute finanziaria dell’azienda, la quale riesce a finanziare tutte le operazioni a breve e può permettersi di investire in una crescita futura. In alcuni casi però, quando il CCN è molto positivo, potrebbero accendersi alcune lampadine di allarme, per esempio un numero troppo elevato di scorte o una liquidità in eccesso non correttamente investita.

Al contrario il Capitale Circolante negativo si ottiene quando le passività correnti superano le attività correnti. In questo caso è bene indagare con attenzione la situazione. Un CCN negativo potrebbe impedire all’azienda di far fronte alle scadenze a breve termine, generando delle tensioni a tutta la struttura.

Le tipologie del Capitale Circolante

Entrando nel dettaglio della finanza aziendale è possibile riscontrare diverse tipologie di Capitale Circolante. Eccole nel dettaglio:

CCL: Capitale Circolante Lordo

Il Capitale Circolante Lordo è una metodologia di riclassificazione dello Stato Patrimoniale che non considera le passività a breve termine, ma somma solamente le principali voci dell’attivo patrimoniale a breve termine, ovvero Liquidità Immediata, Liquidità Differita e Disponibilità.

Il CCL viene solitamente calcolato per comprendere la liquidità immediata dell’azienda, per far fronte ad eventuali richieste dei creditori in caso di crisi.

CCC: Capitale Circolante Commerciale

Si tratta di una tipologia di Capitale Circolante che mira a comprendere il ciclo operativo aziendale analizzando l’aspetto commerciale, ovvero i rapporti con i creditori da una parte e con i debitori dall’altra.

La formula per calcolare il Capitale Circolante Commerciale è la seguente:

CCC = Crediti Commerciali + Magazzino – Debiti commerciali

CCNO: Capitale Circolante Netto Operativo

Con il CCNO l’analisi si concentra solamente sulla gestione caratteristica dell’azienda, eliminando quindi crediti e debiti a breve termine di carattere non finanziario, come per esempio i debiti verso le banche.

Ecco la formula per calcolare il Capitale Circolante Netto Operativo:

CCNO = Liquidità Immediate + Liquidità Differite + Rimanenze – Debiti Non Finanziari a Breve