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La Borsa del 18 febbraio, rally di Mediobanca e Piazza Affari chiude a +1,3%
Incerta la posizione di Christine Lagarde, con le ipotesi di dimissioni anticipate. L'oro rimbalza dopo i progressi nei negoziati USA-Iran
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Milano chiude in positivo
Chiusura in rialzo per le Borse europee, sostenute dalle attese per i verbali del meeting di gennaio della Federal Reserve, dai quali gli operatori sperano possano emergere nuovi segnali sulle future mosse in materia di tassi d’interesse. Sul fronte azionario europeo, Francoforte avanza dell’1,12%, Londra dell’1,23% e Parigi dello 0,81%. A Milano il Ftse Mib chiude in progresso dell’1,30%.
Seduta positiva anche per Piazza Affari, dove brillano i titoli Mediobanca, dopo l’approvazione da parte di MPS del delisting e della fusione, e quelli del comparto difesa, spinti dai risultati migliori delle attese di BAE Systems. Tra le blue chip, spiccano Mediobanca (+5,70%), Leonardo (+4,68%), STMicroelectronics (+3,86%) e Prysmian (+2,84%). Deboli invece Ferrari (-2,58%), Amplifon (-2,14%), Telecom Italia (-1,68%) e Terna (-1,68%).
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Brilla Piazza Affari
Le borse europee sono in rialzo e i future americani sono in territorio positivo a metà giornata nel Vecchio Continente. Le materie prime e gli energetici sono in tensione, mentre i negoziati tra Stati Uniti e Iran, così come quelli tra Russia e Ucraina, non sembrano fare progressi significativi. Milano è la migliore in rialzo (+1,3%), seguita da Madrid (+1,1%). Le banche stanno trainando il mercato, con Mediobanca in testa a Piazza Affari con un +7,25% dopo l’approvazione del board di Mps (+1,8%) al piano di fusione e al delisting.
Leonardo ha registrato un +4,2%, Fincantieri un +2%, Saipem un +2,3% e Buzzi un +3%. Anche St (+2,5%) ha beneficiato del recupero del settore tecnologico. Dopo la debolezza iniziale, le utility hanno invertito la rotta, con Enel e A2a in testa (+1,2%). Campari, Ferrari e Amplifon sono in calo, rispettivamente del 2%, 1,6% e 1,3%.
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Bene la difesa, debole le utility
A Milano il Ftse Mib sale dello 0,7%, con Mediobanca che dopo non aver fatto prezzo in apertura mette a segno un +7,6% a 19,52 euro, seguita da Mps in rialzo del 3,3% a 8,71 euro.
Recupera la difesa con Leonardo a +3,3% e Fincantieri a +2,16%, mentre St segue il rimbalzo tech con un +2%. Ben comprate le altre banche con rialzi di oltre l'1% per Bpm e Sondrio, sale dell'1,10% Recordati dopo i conti. Deboli le utility, tutte in rosso, in coda Amplifon e Ferrari che perdono l'1,3%, scendono di oltre l'1% le Campari.
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Spread a 61 punti
Lo spread BTp-Bund ha aperto in linea con la chiusura di ieri, attestandosi a 61 punti. Il differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmark e il Bund tedesco di pari scadenza è rimasto invariato. Anche il rendimento del BTp italiano a 10 anni, che ha iniziato la giornata al 3,35%, è rimasto stabile rispetto alla vigilia.
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Bene le borse europee
Borse europee positive in avvio di seduta. Il Dax avanza dello 0,48%, il Cac40 dello 0,19%, il Ftse100 dello 0,32% e il Ftse Mib dello 0,56% a 46.019 punti.
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Occhi sulle banche
Sul listino milanese, attenzione a Mps, Mediobanca e Generali. Il consiglio di amministrazione di Rocca Salimbeni ha approvato la piena integrazione con Piazzetta Cuccia tramite una fusione per incorporazione, che comporterà il delisting della banca milanese. Il board di Mediobanca ha preso atto delle decisioni prese dall’istituto senese.
Nel frattempo, la Banca Centrale Europea ha approvato le modifiche statutarie che aumenteranno il numero di seggi riservati agli azionisti di minoranza, potenzialmente rafforzando la presenza del socio francese Crédit Agricole nel consiglio di amministrazione di Banco Bpm. Occhio anche a Banca Mediolanum, dopo che Barclays ha rivisto al rialzo il target price da 22,1 a 22,8 euro, mantenendo un rating overweight.
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Europa in crescita ma è giallo Lagarde
Le borse europee sono in rialzo, con il futures sull’Eurostoxx50 che segna un +0,25%. Nel frattempo, aleggia un’aria di mistero sul futuro di Christine Lagarde. Secondo il Financial Times, la presidente della Banca Centrale Europea potrebbe lasciare il suo incarico prima della scadenza del suo mandato di otto anni, previsto per aprile 2027, e prima delle elezioni presidenziali francesi. Questa decisione darebbe al presidente francese, Emmanuel Macron, la possibilità di partecipare attivamente alla ricerca del suo successore.