Indagine su Dhl, frode fiscale e sfruttamento dei lavoratori: 46,8 milioni sequestrati

La Procura di Milano ipotizza che anche Dhl Express Italy possa essere ricorso ai serbatoi di manodopera, cioè cooperative in cui i diritti dei lavoratori non sono rispettati

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

Pubblicato: 27 Febbraio 2025 11:13

Il settore della logistica è ancora sotto i fari della magistratura. Le ultime informazioni riguardano Dhl Express, al centro di un’indagine per una presunta evasione fiscale e sfruttamento dei lavoratori.

La guardia di finanza di Milano, in ottemperanza di un ordine della Procura, ha provveduto al sequestro di 46,8 milioni di euro a carico di Dhl Express Italy. Nel frattempo, i carabinieri per la Tutela del lavoro hanno effettuato controlli in 45 hub e aziende in tutta Italia, intervenendo in 30 province, fra le quali Milano, Torino, Padova, Udine, Ancona, Napoli, Bari e Catania.

Indagini per frode fiscale e caporalato

Diverse sedi della società di spedizioni hanno ricevuto la visita di finanzieri, carabinieri e funzionari Inps, dal momento che oltre all’ipotesi di reato relativa al mancato pagamento dell’Iva e dei contributi, c’è anche quella di caporalato.

Durante le indagini, le autorità hanno controllato oltre 900 lavoratori, intervistandone oltre 670: sono state poste domande in merito a turni, modalità operative e retribuzione. Sono inoltre stati sottoposti a controlli 538 mezzi e 51 società appaltatrici del servizio di consegna. Di esse, 15 sono risultate non in regola relativamente alla sicurezza o agli obblighi di formazione, informazione e sorveglianza sanitaria. In provincia di Milano, sono stati individuati 7 lavoratori in condizioni di sfruttamento, di cui 3 assunti in nero. Al termine, 11 persone sono state denunciate, in qualità di titolari o di legali rappresentanti delle ditte ispezionate.

Cosa sono i serbatoi di manodopera

In inchieste simili, la Procura di Milano ha parlato di serbatoi di manodopera ai quali le aziende attingono nel mancato rispetto delle norme, dando vita a “un mercato di uomini assunti senza alcuna continuità di lavoro e a condizioni di fame approfittando sia delle condizioni di disoccupazione in cui essi versano sia di condizioni particolari come nel caso dell’immigrazione di manodopera”.

I pm Paolo Storari e Valentina Mondovì stanno passando al setaccio i comportamenti dei principali operatori della logistica, sia nell’ambito delle spedizioni che della grande distribuzione. L’ipotesi, con le variazioni del caso relative alle singole realtà, è sempre quella di avere creato dei “serbatoi di manodopera”, cioè di avere esternalizzato la manodopera servendosi di cooperative false o comunque non rispettose dei versamenti fiscali e dei contributi Inps, anche allo scopo di evitare “dinamiche tipiche delle relazioni industriali e determinando, di fatto, una somministrazione illecita di manodopera». Gli inquirenti parlano chiaramente di “gravi condotte che agevolano lo sfruttamento dei lavoratori e che determinano concorrenza sleale”, come si legge in altri decreti di sequestro simili.

Ma quella della esternalizzazione infedele, prassi largamente utilizzata, porta ad una “concorrenza sleale” nei confronti delle aziende che ottemperano a tutti gli obblighi di legge e danneggia i lavoratori, come hanno evidenziato i pm in altre indagini.

I prestanome e la mossa della Procura

Dal 2021 ad oggi la Procura di Milano ha individuato 14 potenziali serbatoi di manodopera, in altrettante inchieste. Tradizionalmente le cooperative false (o reali ma non del tutto in regola), per prassi, a un certo punto falliscono e lasciano col cerino in mano un prestanome. La Procura di Milano ha dunque deciso di ribaltare il tavolo, indagando le aziende beneficiarie dello schema.

Negli anni, sono finite nel mirino della procura di Milano importanti realtà come Gs del gruppo Carrefour, Esselunga, Ups e Amazon, fra le altre.