Ex Ilva, dopo la sentenza Flacks chiede lo scudo penale: trattativa a rischio

Trattativa ex Ilva in bilico: Flacks chiede lo scudo penale dopo la sentenza sull’Aia. A rischio prestito Ue, investimenti e futuro dell’area

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

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Il negoziato per la cessione dell’ex Ilva al fondo americano Flacks Group si complica. Dopo la sentenza del Tribunale di Milano, che impone il rafforzamento delle prescrizioni ambientali (Aia) e minaccia lo stop dell’area a caldo entro il 24 agosto, il fondo guidato da Michael Flacks ha inviato una lettera di cinque pagine ai commissari straordinari mettendo nero su bianco le proprie condizioni. La principale, destinata a diventare un caso, è la richiesta di un “adeguato scudo penale” per procedere con l’investimento.

Il nodo scudo penale

Nella lettera, firmata dagli avvocati del fondo, Flacks chiarisce che qualsiasi impegno futuro è subordinato a una “approfondita valutazione” del decreto del Tribunale di Milano. Le misure cautelari richieste, si legge, sono “suscettibili di produrre impatti significativi sulla continuità operativa e, in ultima analisi, sulla complessiva sostenibilità dell’attività aziendale”.

Il passaggio politicamente più rilevante è però un altro: il fondo chiede l’introduzione di “un’adeguata forma di tutela sul piano penale”, definita un “presupposto essenziale” per procedere e un elemento determinante per operare “con il necessario livello di affidabilità e visibilità prospettica”.

Pur riconoscendo che la decisione non compete ai commissari, Flacks sollecita che la questione venga affrontata “nelle sedi istituzionali competenti”. La richiesta riapre così un vecchio capitolo: uno scudo penale per l’Ilva esisteva già, ma fu abolito dal governo Conte II nel 2019, provocando la dura reazione di ArcelorMittal. L’esecutivo Meloni lo ha parzialmente reintrodotto con i decreti del 2023, ma la formulazione attuale non è ritenuta sufficiente a proteggere i nuovi vertici aziendali da possibili azioni legali legate all’impatto ambientale della fabbrica.

La decisione dei giudici, che il governo e i commissari si preparano a impugnare in Corte d’Appello, rischia di innescare una reazione a catena. Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha espresso “forte preoccupazione”, ammettendo che il provvedimento potrebbe far saltare non solo l’ingresso degli americani, ma anche il prestito ponte da 390 milioni di euro autorizzato dall’Unione europea, essenziale per garantire la continuità produttiva nei prossimi mesi.

Il countdown del 24 agosto

A Taranto intanto il tempo stringe. Il Tribunale di Milano ha concesso all’azienda (Ilva in AS e Acciaierie d’Italia) tempo fino al 24 agosto per adeguare l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), inserendo tempi certi e vincolanti per una serie di interventi cruciali: dal monitoraggio delle polveri sottili alla gestione dei wind days, fino all’intercettazione delle emissioni diffuse. In caso contrario scatterà lo stop dell’area a caldo.

Proprio questa prospettiva, come ha spiegato il ministro Urso, renderebbe vano qualsiasi investimento. In un’intervista aveva dichiarato:

Se la sentenza riscrive le regole del gioco, potrebbe saltare l’intero impianto del negoziato con Flacks.

Di conseguenza verrebbero meno anche le condizioni per erogare il prestito Ue, la cui finalità è mantenere in vita la fabbrica in attesa del nuovo proprietario.

I tre fronti aperti

Sul tavolo restano almeno tre questioni da risolvere in tempi rapidi, secondo fonti vicine al dossier:

  • il futuro dell’altoforno 4, fermo per manutenzione e con il rilancio in bilico;
  • la riscrittura dell’Aia, con i commissari chiamati a individuare una soluzione tecnica alle nuove prescrizioni;
  • la trattativa con Flacks sul tema della tutela penale, decisiva per salvare negoziato e piano industriale.

Il fronte sindacale e locale: “Salute e lavoro insieme”

Sullo sfondo la tensione sociale resta altissima. Il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, ha ricordato come il Comune avesse già votato contro l’Aia, chiedendo proprio quelle integrazioni oggi ordinate dal giudice. “Non siamo sorpresi”, ha commentato, sottolineando il suo ruolo di massima autorità sanitaria locale.

I sindacati, con Fim, Fiom e Uilm, hanno annunciato l’autoconvocazione a Palazzo Chigi per il 9 marzo. Il leader della Uil, Pierpaolo Bombardieri, ha attaccato duramente il governo: “Perché gli americani dovrebbero investire in Italia in uno stabilimento monitorato dalla magistratura?”. Un interrogativo che pesa come un macigno sul futuro di Taranto e dei suoi 20mila lavoratori tra diretto e indotto.