Obesità, in arrivo Parole O-Stili, il primo glossario internazionale contro lo stigma e il body shaming

Parole O_Stili in collaborazione con Lilly lancia il primo glossario europeo che promuove un linguaggio più rispettoso, inclusivo e accurato quando si parla di obesità, fornendo strumenti concreti a media, istituzioni, professionisti della salute e cittadini

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Federico Mereta

Giornalista scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la sua passione, perché crede che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

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Ne uccide più la penna che la spada, si diceva un tempo. Quale che sia la percezione del singolo, non ci sono dubbi che i termini impiegati per definire una situazione possano influenzare quanto gli altri pensano su ciò di cui si parla. E non sempre in termini positivi. In questo senso, se si discute di obesità, lo stigma e un linguaggio impreciso rendono più difficile l’accesso alle cure e peggiorano la qualità della vita delle persone. Per affrontare questo problema, in occasione del World Obesity Day, la Giornata Mondiale di sensibilizzazione sulla patologia del 4 marzo, promossa dalla World Obesity Federation, Parole O_Stili in collaborazione con Lilly lancia il primo glossario europeo che promuove un linguaggio più rispettoso, inclusivo e accurato quando si parla di obesità, fornendo strumenti concreti a media, istituzioni, professionisti della salute e cittadini.

Come comportarsi

Quasi il 60% degli adulti e circa un bambino su tre in Europa sono sovrappeso o vivono con obesità. Lo stigma e un linguaggio impreciso rendono più difficile l’accesso alle cure e peggiorano la qualità della vita delle persone. Il dizionario raccoglie e approfondisce venticinque parole e concetti chiave, quali “body shaming”, “grassofobia”, “stigma clinico”, “taglia forte”.

Pensate solo al primo di questi termini, ovvero body shaming: diventa quasi una “vergogna del corpo”, spesso alimentata da social media e standard estetici distorti. Può prendere di mira chiunque, criticando difetti o caratteristiche fisiche specifiche. Ed ha un impatto devastante portando a calo drastico dell’autostima, isolamento sociale, ansia, depressione e disturbi alimentari (come il binge eating), specialmente tra adolescenti. E’ solo un esempio di come queste parole vadano studiate, comprese, ricordate. Per ciascuna espressione, la raccolta evidenzia giudizi offensivi e denigratori e commenti – anche di uso comune e apparentemente positivi – che risultano in realtà inappropriati e ledono la sensibilità altrui. Spiegato ciascun termine, il glossario invita a riflettere sull’impatto che l’uso di determinate parole potrebbe avere, incentivando scelte linguistiche inclusive e rispettose.

A partire da oggi il glossario, pubblicato lo scorso anno in lingua italiana con il Patrocinio dell’Associazione Pazienti Amici Obesi, sarà disponibile in altre tre lingue europee – polacco, rumeno e ceco – e presto anche in croato e ungherese. Inoltre, in tutti i Paesi coinvolti, le Associazioni Pazienti sono attivamente impegnate nel conferire il proprio endorsement al progetto, con l’obiettivo di ampliare il dialogo oltre i confini nazionali e promuovere una cultura della cura condivisa. Rosy Russo, presidente di Parole O_Stili, commenta:

“Le parole hanno un peso reale: possono ferire, escludere o colpevolizzare chi vive con obesità, ma possono anche diventare strumenti di cura. Con questo glossario vogliamo offrire strumenti linguistici consapevoli e rispettosi, perché cambiare le parole è il primo passo per cambiare lo sguardo e restituire dignità alle persone”.

Parliamo di una malattia

L’obesità è definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come una malattia cronica complessa e multifattoriale, determinata dall’interazione di fattori biologici, genetici, ambientali, sociali e culturali. Non è riducibile a una questione di responsabilità individuale, ma nel racconto pubblico resta spesso associata a colpa o mancanza di volontà. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, lo stigma legato all’obesità influisce negativamente sull’accesso alle cure, sulla qualità delle diagnosi e sull’aderenza ai trattamenti. Le persone che vivono con obesità riportano esperienze frequenti di giudizio o semplificazione clinica, che possono portare a ritardare diagnostici o evitare la presa in carico da parte del Servizio Sanitario Nazionale. Lo stigma colpisce così in modo sproporzionato chi è già esposto a fragilità sociali, economiche e culturali, aggravando le disuguaglianze nella salute.

“Lo stigma associato alla patologia continua a rappresentare una delle principali barriere per le persone con obesità. In questo contesto, il linguaggio che utilizziamo ha un ruolo determinante: può favorire accoglienza e sostegno, oppure alimentare esclusione e giudizio”

commenta Federico Villa Ass. Vice President Corporate Affairs & Patient Access Lilly Italy Hub.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.