Pensioni: l’Italia è il Paese OECD che spende più soldi pubblici

Il dato calcola la spesa pubblica rispetto al PIL: tra i Paesi più sviluppati l’Italia (15%) davanti a Grecia e Francia. E tra gli stati UE siamo quello con l’età pensionabile più alta

Tra i Paesi dell’OECD l’Italia è quello che spende di più per le pensioni rispetto al PIL. Questo primato – insieme a quello del Paese UE con l’età pensionabile più alta – si inserisce nel più ampio quadro di una nazione segnata da due tendenze che influiscono direttamente sul tema “pensioni”. Da un lato, l’Italia è uno dei Paesi in cui si vive di più: l’aspettativa di vita è superiore agli 83 anni. Dall’altro, il Belpaese registra da tempo un serio problema demografico: la popolazione residente continua a diminuire e, secondo le nuove stime pubblicate da ISTAT, nel 2022 è scesa sotto la soglia dei 59 milioni di abitanti.

In questo quadro, secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OECD), tra i Paesi membri l’Italia è quello con la più alta spesa pubblica pensionistica rispetto al Prodotto Interno Lordo: una spesa che oggi supera il 15,5%.

L’Italia è il Paese che spende di più in pensioni

Tra le nazioni più sviluppate al mondo – e che fanno parte dell’OECD – secondo gli ultimi dati disponibili l’Italia è in testa alla classifica con il 15,64% del PIL che viene dedicato proprio alla spesa pensionistica.
Alle spalle del nostro Paese troviamo quasi esclusivamente dei Paesi Europei. Al secondo posto c’è infatti la Grecia, con la spesa che si ferma al 15,48%, mentre in terza posizione – staccata di oltre 2 punti – si piazza la Francia con una spesa rispetto al PIL del 13,59%. Proprio durante l’ultima campagna elettorale il Presidente della Repubblica Francese ha sottolineato la necessità di alzare l’età pensionistica per evitare un effetto domino sul futuro.

Ai piedi del podio, con un valore superiore al 12%, ci sono poi Austria e Portogallo. Solo in 12esima posizione troviamo il primo paese non europeo, il Giappone, con una spesa pubblica legata alle pensioni pari al 9,35% del totale del PIL. Il dato più basso, tra i Paesi OECD, lo registrano la Corea, il Cile e l’Islanda con valori addirittura inferiori al 3% (e con diversi sistemi pensionistici).

L’Italia è il Paese dove si va più tardi in pensione

Oltre ad essere il Paese che spende più risorse pubbliche per le pensioni, l’Italia vanta anche un altro record: è quello dove si va in pensione più tardi in Unione Europea, insieme alla Grecia. Nei due paesi mediterranei l’età pensionabile è di 67 anni, due anni di più del limite in vigore in molti degli altri Paesi UE.
Quest’ultimo vale per esempio per la Germania, dove si va in pensione a 65 anni e nove mesi, Belgio e Croazia. Diversa è invece la situazione in alcuni Paesi del Nord-Europa, come Svezia e Finlandia dove l’età pensionabile varia in un range tra i 62 e i 68 anni.

Come viene calcolato il dato?

La spesa pensionistica è definita come tutte le spese in contanti (compresi i pagamenti forfettari) per le pensioni di vecchiaia e di reversibilità. Le prestazioni in denaro per la vecchiaia forniscono un reddito alle persone che si ritirano dal mercato del lavoro o garantiscono un reddito quando una persona ha raggiunto un’età pensionabile “standard” o ha soddisfatto i requisiti contributivi necessari. Questo indicatore è misurato in percentuale del PIL suddiviso per settore pubblico e privato. La spesa pensionistica privata comprende i pagamenti effettuati ai membri di piani pensionistici privati o alle persone a carico dopo il pensionamento e copre le persone che lavorano sia nel settore pubblico che in quello privato.